Cari amici,

fa molto caldo. In Inghilterra è esplosa l’estate e tutti ci trasciniamo fuori dalle nostre ombre e ci rovesciamo nelle strade. Le città hanno perso ogni senso di urgenza. Le vacanze sono nell’aria come un nuovo profumo. I parchi sono sovrappopolati e quasi dall’oggi al domani ci sono avvisaglie di carenza di acqua. Il mese di aprile è stato il più secco dell’ultimo mezzo secolo. Mentre scrivo, la gente aspetta con impazienza il giorno libero inaspettatamente promesso che è il giorno del Matrimonio Reale.

La Pasqua è caduta a puntino e la felice concomitanza del Primo maggio significa un mucchio di giorni di vacanza. Bisogna scriverlo in lettere maiuscole perché l’aspettativa creata dai media era immersa in uno splendore di deferenza. Ci saranno migliaia di feste di strada per celebrare il matrimonio di questi due giovani assolutamente privilegiati, Kate Middleton e il Principe William, durante la peggiore crisi economica della storia britannica. Non c’è dubbio che la Regina e il Principe del Galles abbiano infilato le mani guantate nei loro sacchi di denaro per contribuire alle spese, ma altri costi, come quelli della sicurezza, verranno pagati dalla gente. Le stime definitive variano da milioni a miliardi, se si tiene conto del fatto che per quel giorno il Paese non lavorerà.
E' costoso mantenere adeguatamente l’edificio reale. La regina ha convenuto di tagliare il totale delle spese della casa reale del 14% nel 2012-2013 e Buckingham Palace ha cancellato il ricevimento natalizio da 50.000 sterline. (Dov’era il mio invito?) Il Ministero della Cultura, che paga 15 milioni di sterline all’anno per il mantenimento dei palazzi reali, ha richiesto che i costi di mantenimento dei palazzi e i costi dei viaggi reali vengano ridotti del 25%.

Nonostante queste misure, e la dichiarazione da parte della Casa Reale e del Governo che il nuovo corso annunciato nella Comprehensive Spending Review risulterà in un minore finanziamento pubblico a favore dei Reali, la regina può sempre tornare al Parlamento per una sovvenzione.
I consigli regionali colpiti da quelli che sembravano tagli fantasiosi (ma ora anche troppo reali), non hanno quella opzione; per esempio il consiglio regionale del Norfolk nei prossimi tre anni attuerà tagli per 155 milioni. Per fare tornare i conti hanno tagliato tutti i servizi per i giovani, e i centri per persone con difficoltà di apprendimento sono spariti con un secco colpo di penna.

Secondo i dati di Buckingham Palace, a noi cittadini comuni, mantenere la famiglia reale nell’anno 2009-2010 è costato 38,2 milioni di
sterline, un risparmio sull’anno precedente del 12.2%. Il costo della sicurezza, però, non è incluso. L’anno prossimo ricorrerà il sessantesimo anniversario dell’ascesa al trono della regina e da questo deriverà un’ulteriore mania mediatica intorno ai reali, e un aumento della spesa pubblica. Bisogna dire che la regina ha optato volontariamente, dal 1993, di pagare le imposte sul reddito e anche quelle comunali sul palazzo.

In Inghilterra c’è un detto secondo cui la casa di un inglese è il suo castello. Ebbene, una volta conoscevo un vecchio e il suo palazzo era un appartamento del comune ai margini di Brixton, a sud di Londra. Adesso non ne ricordo il nome, ma ricordo la sua passione. Era un ex soldato, sugli ottant’anni, e si trascinava fra l’appartamento e il pub all’angolo. Un giorno non si fece vedere, passò del tempo e io e il proprietario ci preoccupammo e ci recammo nella sua abitazione. In qualche modo entrammo, forse la porta era aperta: il vecchio era costretto a letto. Beh, lo chiamo letto, ma non c’erano né lenzuola né coperte. Dormiva sotto una pelliccia lurida e infeltrita e cucinava direttamente da scatolette su un fornello elettrico rialzato. Questo palazzo puzzava. Quasi non c’erano mobili, ma c’era una pila di riviste tutte riguardanti la famiglia reale. Il vecchio non voleva sentire una sola parola contro la regina. Era una tale ironia che i buoni vecchi Windsor, che non dovevano mai portare un penny con sé, dovessero essere al centro della vita di un vecchio che anche lui non aveva mai un penny. E non perché fosse così ricco, ma perché era tanto povero e quello che non andava in birra andava in riviste patinate che celebravano il privilegio ereditario e la tradizione di una famiglia che lui sentiva quasi come fosse la sua. Non so se abbiamo fatto bene, ma chiamammo un’ambulanza, il vecchio aveva una polmonite e abbastanza energia da maledirci per a ...[continua]

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