Dragana Jovanovic, compositrice, vive a Belgrado. Lo scorso anno una sua composizione ha vinto il concorso "2 agosto" a Bologna.

Qualche giorno fa stavo dicendo a mio figlio: "Filip, puoi immaginarlo? Sono passati vent’anni da quando è morto Tito", e lui m’ha risposto: "Ma mamma, che ti aspettavi? Aveva ottantotto anni!".
Ovviamente non aveva capito cosa intendevo. Lui è nato nel 1986. Ma noi, la generazione degli anni 60 -io sono del ’63- veramente pensavamo che Tito sarebbe vissuto in eterno, soprattutto quando eravamo giovani come mio figlio. Non avevamo mai dovuto sentire i nostri insegnanti lamentarsi dei salari, né vedere i nostri genitori aspettare in fila per il latte, l’olio, lo zucchero, e nemmeno leggere ogni giorno di omicidi, politica...
La principale occupazione di Tito, prima ancora delle politica, era fare il fabbro. C’è un’iscrizione in un palazzo di Belgrado, fatta circa dieci anni fa, che dice: "Era meglio il fabbro!".
Dopo questi dieci anni, credo di poterlo dire: era vero. E qui lo pensano tutti.
I pianeti non sono in una buona posizione in questi giorni; ce l’hanno spiegato gli astrologi. Anche se mi sembra sia da un pezzo che non abbiamo una congiuntura astrale positiva sul cielo della Serbia.
Da quando è morto Arkan, ci sono già stati almeno altri otto omicidi eccellenti a Belgrado, tutte persone molto in vista, facce conosciute del crimine o della politica. Non voglio parlare dei piccoli criminali e della piccola gente, tanto sono comunque piccoli. Ormai ci stiamo abituando: ne è stato ucciso un altro... Che ci posso fare? Far casino sui giornali o in tv? Oh, no no.
Perché io non voglio andare in prigione, né, tantomeno, essere la prossima sulla lista degli omicidi. Perché da tempo abbiamo tutti capito di vivere nella terra della paura.

Sembra che ora la situazione debba cambiare, che sia la volta buona, ma l’ho già detto tante volte e quante volte ho pensato: "Ecco, è la volta buona". E invece niente.
Sembra siamo destinati a vivere in uno stato di agonia.
Sai invece cos’è strano? In un giorno di sole, svegliarsi e immaginare che vada tutto bene, così sì potrei vivere, o sopravvivere, e poi il giorno dopo, di nuovo -lo so vivo nelle ali della fantasia. La gente del vicinato e del negozio qui sotto mi dice sempre che gli piaccio perché sono ottimista e sorrido sempre. Per cui o sono completamente idiota o sono una gran burlona!
Per me, tuttavia, la vita è sopportabile solo così. Il problema è quando -qualche volta- apro gli occhi e vedo la realtà. Quel giorno è meglio non vedermi, non chiamarmi, non scrivermi.

Ho composto molto in questi ultimi mesi. Non solo musica classica, anche pop e per bambini. Sebbene non sappia bene perché lo faccio, dato che non ho la possibilità di ricavare alcun profitto dalla mia musica. Qui i diritti d’autore non si pagano. E poi, comunque, praticamente non abbiamo più alcuna manifestazione o evento musicale. Avevamo una rassegna internazionale dei compositori, qualche festival musicale, ma ora tutto è decaduto, a causa della situazione economica e politica. Alla fine di giugno, alcuni chitarristi organizzeranno un incontro a Belgrado. Verrà anche suonato uno dei miei pezzi per chitarra acustica, anche se ancora non sanno se sarà possibile suonare "Ab re 1999", il pezzo premiato a Bologna l’anno scorso, perché forse non ci saranno abbastanza soldi per pagare l’orchestra e il direttore. C’era anche un grande festival di musica pop e per bambini a Belgrado fino all’anno scorso, chiamato "La primavera di Belgrado". E’ stato sospeso anche quello, sempre per problemi economici. Tutti gli eventi culturali stanno progressivamente per essere "cancellati". Del resto, a chi interessa la cultura? E la musica classica? Domani manderò una canzone pop a un concorso in Montenegro, dal titolo "Oh mama". Spero la selezionino; sono soddisfatta di come è venuta, credo sia simpatica; anche il testo è mio. Le parole hanno un duplice significato, parlano della vita in un dialogo con la mamma, ma anche della politica, in qualche modo.

Durante i preparativi per la manifestazione di Pozarevac -il luogo di nascita di Milosevic- sono stati arrestati 29 giornalisti di telegiornali, tv e radio indipendenti. Uno di loro era a casa sua e quando sono andati a prelevarlo ha chiesto spiegazioni, in particolare se avevano un mandato, ma loro gli hanno risposto: "Cosa credi? Non siamo mica in America!". Sono stati tutti rilasciati dopo una notte. Così, senza una telefonata, senza alcuna spie ...[continua]

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