Claudia vive a Bologna e ha due figli.

Cosa significa dedicarsi a una figlia con gravi problemi? E che rapporto instauri con i medici?
Ti devi inventare tutti i ruoli, di segretaria, infermiera, terapista, in parte medico. Mi tocca anche avere cognizioni di causa per sottrarla, ad esempio, a indagini spesso inutili. Questo è il punto fondamentale e vale per tutti. I medici infatti da un punto di vista diagnostico si muovono molto spesso sui loro interessi professionali, al di là di quello che è l’interesse del paziente... In questo senso ho dovuto fare spessissimo da filtro e dire: “Fin qui sì”. Ma da un lungo periodo a questa parte io proprio ho deciso che mantengo le distanze. Non so se sono una persona robusta, però sicuramente in questo ambito ho dovuto imparare a diventarlo. L’ho fatto anche quando mia figlia era piccolissima, una volta arrivate in ospedale, di firmare la cartella e riportarla a casa. Non è piacevole essere guardata come fossi una pazza disgraziata.
E’ faticoso sbattere una porta dicendo: “Io di qui me ne vado, arrivederci”, “ma lei deve firmare”, “sì, io firmo, e sotto la mia responsabilità la bambina viene via, qua non ci sta”.
Firmare ti produce una grande ansia: “E se tra un’ora, o domani mattina dovrò tornare dicendo: scusatemi tanto, sono una grande imbecille, per favore aiutatemi”...
E’ il pronto soccorso a farti paura?
Continuo ad averne terrore. In certe situazioni sarei, probabilmente, dovuta andarci… Un’estate al campo estivo era caduta ed aveva preso una botta al naso terrificante, se l’era rotto e non ti dico com’era ridotta in faccia, il sangue che aveva perso... Ovviamente avevano chiamato prima l’ambulanza, e subito dopo me. Per fortuna mi hanno trovato a casa, mi hanno detto: “Abbiamo chiamato un’ambulanza, Margherita è caduta, ha battuto il viso”, ma subito li ho fermati: “L’ambulanza la fermate, non caricatela, adesso arrivo io e poi si vede”. E per fortuna che mi hanno trovato in casa; sono andata là, l’ambulanza a quel punto è stata mandata via perché c’ero io e già lì ti assumi una bella responsabilità perché dici: “Ma se adesso, invece, le inizia un’emorragia irrefrenabile, io son stata quella...”. Poi non è così da nulla una manovra di questo genere, perché puoi trovare da discutere con gli infermieri. Quella volta no, hanno abbozzato come dire: “Ma sì, insomma, adesso che c’è lei”, ma a me è capitato di vederli coi capelli dritti in testa, guardarmi come fossi una pazza. Così ho portato via la bambina, e poi ci sono stati tre o quattro giorni penosissimi per come lei era ridotta in viso. Non la si poteva sfiorare, né lavare la faccia, aveva un male tremendo, il naso, poi, è una zona dolorosissima. Continuavo ad avere il dubbio che fosse da fare visitare. Ho aspettato che il suo naso si sgonfiasse un po’, dopo alcuni giorni ho preso contatto con il suo neuropsichiatra infantile, anche per condividere un po’ la responsabilità di come mi stavo muovendo, e questi mi ha fatto avere una visita da un otorino il quale mi ha poi confermato che, in realtà, ci si poteva fare proprio poco, specialmente in una bimba come Margherita...
Ma perché il pronto soccorso è brutale?
Il pronto soccorso a volte ha una sua brutalità che è strutturale, e forse in gran parte inevitabile. Intanto non capiscono, e giustamente, come è meglio muoversi in un caso del genere. La sintomatologia di una bimba che non risponde alle domande, che non parla, non può che essere riferita da altri, e già questo per un medico è molto grave. E’ come per i piccolissimi... E comunque il medico del pronto soccorso in questo caso ti tiene immancabilmente tre giorni in osservazione per non avere storie. Beh, se posso lo evito. Andare, col disagio, lo stress che comporta per la bambina, per poi, probabilmente, dover firmare una cartella per poter tornarsene a casa… il tutto diventa un po’ un giochino inutile e molto faticoso. Quindi ci ricorro proprio solo in casi estremi. Ecco, da questo punto di vista, mi sono fatta le ossa. Quando te ne succedono tante, quando comunque hai dovuto capirci qualcosa di incidenti e botte, di bernoccoli e lividi e ematomi, ti riesce più facile non correre immediatamente. Quello che è inevitabile è quell’ansia di pensare che stai facendo una scelta sbagliatissima, che ti verrà anche rinfacciata... Una volta mi confortò l’omeopata di Margherita. Mi disse: “Guardi, io le posso dire che quando è necessario andare al pronto soccorso non è che si ha un dubbio; fin ...[continua]

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