Donald Trump non è né il primo né l'ultimo demagogo ad appoggiarsi su una massa fedele. Non è nemmeno né il primo né l'ultimo "uomo del popolo” che le sedicenti élites "pragmatiche” credono di poter controllare. Lo pensavano anche i componenti dell'arci-reazionario "gabinetto dei baroni”, convinti che Adolf Hitler, ritenuto l'ultimo baluardo contro il potere proletario, si sarebbe ridotto a miti consigli, una volta circondato dai suoi superiori. Parimenti, gli allarmati burocrati sovietici pensavano di aver trovato un perfetto "yes-man” in Stalin, il laborioso e provinciale segretario generale del Partito Comunista, che era rimasto nell'ombra mentre i suoi più famosi rivali si combattevano l'un l'altro fino allo sfinimento durante la malattia terminale di Lenin. E tornano alla mente innumerevoli altri esempi. Ma bisogna riconoscere che chi sta dentro il sistema, di solito, sa poco di storia; anche quando la conoscono, la loro arroganza li porta a pensare che stavolta le cose andranno diversamente.
Le élites repubblicane non hanno mai dubitato di poter controllare Donald Trump. Né hanno preso sul serio la sua promessa di "bonificare la palude”. Come altri demagoghi del passato, il nuovo presidente si vantava di poter aggiustare le cose da solo; che da solo lui poteva "rifare grande l'America!”. La sua campagna non si è mai retta su programmi, su idee, né sulla coerenza: si è sempre retta solo su di lui! Ecco perché ha sempre insistito che i cittadini credessero in lui, e non che pensassero troppo a ciò che aveva appena detto, ed è per questo che le élites hanno dato per scontato (colpevoli di un po' di adulazione e indulgenza) di poterlo tenere sotto controllo. I generali e i miliardari alzavano gli occhi al cielo deprecando i suoi modi da bullo, le sue affermazioni esagerate, le sue spudorate bugie, la sua focosa megalomania. Il capogruppo al Senato Mitch McConnell, il Presidente della Camera Paul Ryan, e gli sfidanti umiliati nella corsa alla presidenza, ovviamente, non l'hanno mai potuto soffrire. Nondimeno, Trump è riuscito a orchestrare il più grande sconvolgimento della storia politica americana (che abbia avuto l'aiuto della Russia o meno), e questo pazzo incompetente riesce ancora a contare sulla fiducia dalla sua base.
Con le elezioni di mid-term in arrivo nel 2018, i repubblicani sono costretti loro malgrado a mordersi la lingua. Hanno bisogno del Presidente, nonostante i suoi difetti, e pensano che lui abbia bisogno di loro. "Il nuovo arrivato si rimetterà a ragionare”; "Non è mai stato un uomo adatto ai dettagli dei programmi e del processo legislativo”; "Trump certamente permetterà che siano gli esperti a condurre lo show da dietro le scene”. Già, perché sono loro a conoscere a menadito i protocolli del Congresso, le sue regole occulte, e tutti i trucchetti necessari a far passare le leggi. Si illudevano anche loro che Trump sarebbe tornato a più miti consigli -peccato non l'abbia fatto. Apparentemente, il Presidente non si è dimostrato carismatico come credeva di essere; d’altra parte gli addetti ai lavori e gli attivisti si sono rivelati incapaci di superare le proprie dispute ideologiche. Il Partito Repubblicano si è presto ritrovato in ambasce. I suoi leader hanno provato a capire cosa stesse accadendo, ma senza grande successo. Ciò che tanti di loro vedono come difetti profondi del Presidente in realtà sono i tratti endemici del potere autoritario. Considerate una Casa Bianca sotto assedio, in cui non si riesce a combinare niente e l'autorità ha confini labili. La confusione finisce inevitabilmente per farla da padrona, mettendo a rischio il programma legislativo del Presidente. Il caos sempre maggiore, comunque, potrebbe anche aumentare l'inclinazione del presidente ad agire per vie unilaterali o arbitrarie. Più importante del passaggio di questo o quell'atto di legge, forse, è il suo desiderio più generale di distinguersi dalla mischia, di prendersi i meriti e schivare le colpe, e consolidare un'immagine di sé come di un elemento indispensabile per risolvere una serie di crisi (auto-generatesi).
La creazione di un culto della personalità non ha nulla a che vedere con il far passare leggi di successo, o attuare programmi; sulla stessa falsariga, l'esagerata fiducia che Trump ripone nella suo cerchio magico è un altro elemento tipico del percorso autoritario. Mettere in piedi un governo ombra permette di porsi al riparo dalla responsabilità istituzionale, e fa sì che il pot ...[continua]

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