L'ultimo numero

Mensile di interviste e foto


In realtà l’Occidente non si prende la briga di riflettere sul prezzo del “fenomeno Putin”: sui diritti dell’uomo in Cecenia, che fanno parte di questo prezzo, sulla giustizia sommaria diventata la norma, sulla possibilità dell’esistenza di un ghetto nell'Europa del Ventunesimo secolo. Perché? Non lo so davvero. Per decenni il mondo occidentale si è proclamato difensore dei diritti umani. A un tratto, dalla fine del Ventesimo secolo,  l’Occidente ha adottato un doppio standard: esistono i diritti dell’uomo canonici e inalienabili per un utilizzo interno, occidentale, e altri diritti più labili, quasi inesistenti, per gli ex sovietici...
Anna Politkovskaja, 2003
(tratto da Cecenia. Il disonore russo)

febbraio 2026

In copertina
Soccorritori alla scuola elementare 
femminile Tayyebeh di Minab, 28 febbraio

Cosa sta succedendo
Rimmon Lavi da Gerusalemme
Stephen Eric Bronner
e Aims McGuinness dagli Stati Uniti

Siamo nati così
Sull’Europa, l’Occidente e “noi”
un dialogo tra Angelo Bolaffi e Andrea Graziosi

Soli davanti a uno schermo
Giovani, sessualità e pornografia
intervista a Monica Lanfranco

Da sotto è spuntata una chioma rosa...
Sui diritti delle donne in Caucaso
intervista a Svetlana Anokhina

Nelle centrali: i funerali delle bambine della scuola Tayyebeh

Chi sapeva, chi ha visto... 
Sulla deportazione dei bambini ucraini
intervista a Daria Herasymchuk

La geografia è divertente
Geografia, storia, scienza della terra...
un dialogo tra Andrea Pase e Gianni Sofri

Ho vissuto novant’anni...
Ricordiamo Francesco Calogero pubblicando l’intervista raccolta qualche settimana prima della sua morte

Sudari o della cecità della pietas
di Emilio Jona

Roland Barthes contro i miti quotidiani 
di Alfonso Berardinelli

Piero Gobetti
di Matteo Lo Presti

Dati, stime... e fantasia
di Massimo Livi Bacci

L’acqua
di Belona Greenwood

“In dreams” di s.p.e.s.

La visita è alla tomba di Angelina Merlin

La lettera è di Rosa Luxemburg 
a Mathilde Jacob, dal carcere di Wronki

In copertina: foto di Abbas Zakeri/Mehr News Agency.
Hanno collaborato:
Sara Grivellaro, Sofia Mischi,  Pietro Pontecorvo, Nick Serpe. Proprietà: fondazione Alfred Lewin Ets. Editore: edit91 società cooperativa. Questo numero è stato chiuso il 14 marzo 2026.

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febbraio 2026

Dedichiamo la copertina e le pagine centrali alle vittime innocenti di una guerra d’aggressione e distruzione, compiuta vigliaccamente solo dall’alto, voluta da due governanti criminali; ne trarrà forse vantaggio il terzo governante criminale, impegnato da anni nella distruzione di un paese democratico che difende strenuamente ed eroicamente la sua indipendenza. Speriamo che i nuovi governanti del paese devastato, presumibilmente odiosi e criminali come quelli che li hanno preceduti, non cerchino di soddisfare il loro desiderio di vendetta assassinando i tanti oppositori e le tante oppositrici  della tirannia, oggi in carcere, e scatenando una caccia mortale ai tantissimi e tantissime ancora in libertà nelle città. 
Com’è successo tutto questo? Come si è arrivati a tanto? 
Di seguito, da Gerusalemme, le riflessioni di Rimmon Lavi sui valori liberali smarriti, da New York quella di Stephen Bronner sull’America di Trump e dei democratici, e quella di Aims McGuinness, di “Dissent”, sul socialismo americano di ieri e di oggi.

Rimmon Lavi

Pochi anni dopo la fondazione dello stato d’Israele, nel 1948, il primo ministro Ben Gurion andò a visitare il rabbino Hazon Ish, che era allora la figura principale dell’ortodossia ebraica, per cercare di capire come potevano convivere nel giovane stato laico e progressista appena fondato gli ebrei ortodossi. Il mito dice che il rabbino abbia allora affrontato il leader sionista con la parabola talmudica del cammello carico a cui il cammello senza carico deve dare la precedenza. Questa metafora si trasformò popolarmente nel carro carico della tradizione millenaria e della cultura biblica, talmudica e rabbinica di fronte a quello vuoto del sionismo laico. Vuoto perché senza la religione. Come se i valori umanistici, pluralistici e universali della libertà e dell’uguaglianza non avessero peso alcuno. Nulli persino i valori nazionali della fraternità, dell’autodeterminazione, della difesa dall’antisemitismo e dalle persecuzioni millenarie, come pure la visione della riunione del popolo disperso nella patria sognata, anche se sempre presente nelle preghiere messianiche.

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Stephen Bronner

Cinismo, illusioni e ambizioni imperialiste accompagnano le bombe che piovono sull’Iran in questa guerra tra stati gangster. La faida pubblica tra il presidente Donald Trump e il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva apparentemente portato le relazioni tra i rispettivi paesi al minimo storico a causa della pulizia etnica di Gaza da parte di Israele. Ma questa “faida” si è rivelata solo una grossolana esagerazione dei media liberal. Questo secondo e molto più intenso bombardamento dell’Iran, che ha fatto seguito agli attacchi del giugno 2025, era stato pianificato con largo anticipo. Gli Stati Uniti e il loro rappresentante regionale, Israele, condividono il desiderio comune di affermare l’egemonia di quest’ultimo sul Medio Oriente. 
Perché il bombardamento dell’Iran è avvenuto proprio ora?

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Aims McGuinness

Come dovremmo guardare alla storia dei “socialisti delle fogne” di Milwaukee? Questo interrogativo ha assunto una rinnovata importanza dopo le vittorie di Katie Wilson a Seattle e di Zohran Mamdani a New York, il quale ha affermato che “l’esempio del socialismo delle fognature è uno di quelli a cui penso spesso”. La maggior parte degli storici di sinistra negli Stati Uniti ha sempre guardato ai tre sindaci socialisti di Milwaukee come a figure storiche minori, quando non li ha del tutto ignorati. Ma l’attenzione per la storia del socialismo cittadino è aumentata notevolmente con l’ascesa di Bernie Sanders, egli stesso ex sindaco socialista, e ancora di più dopo la decisione di tenere la Convention Nazionale Democratica dell’agosto 2020 proprio a Milwaukee.
A Milwaukee i socialisti vantano un successo elettorale senza pari in qualsiasi altra città degli Stati Uniti per tutto il XX secolo.

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UNA CITTA’

Redazione: Barbara Bertoncin, Stefano Ignone, Silvana Massetti, Giovanni Pasini, Paola Sabbatani, Gianni Saporetti (direttore), Giuseppe Ramina (direttore responsabile). Collaboratori: Katia Alesiano, Rosanna Ambrogetti, Oscar Bandini, Luca Baranelli, Michele Battini, Antonio Becchi, Alfonso Berardinelli, Sergio Bevilacqua, Guia Biscàro, Stephen E. Bronner, Giorgio Calderoni, Flavio Casetti, Marina Cattaneo, Alberto Cavaglion, Alessandro Cavalli, Giada Ceri, Luciana Ceri, Luciano Coluccia, Francesca De Carolis, Ildico Dornbach, Bruno Ducci, Fausto Fabbri, Roberto Fasoli, Adriana Ferracin, Bettina Foa, Vicky Franzinetti, Iacopo Gardelli, Liana Gavelli, Wlodek Goldkorn, Belona Greenwood, Joan Haim, Rimmon Lavi, Massimo Livi Bacci, Matteo Lo Presti, Giovanni Maragno, Emanuele Maspoli, Franco Melandri, Annibale Osti, Cesare Panizza, Andrea Pase, Edi Rabini, Alberto Saibene, Massimo Saviotti, Sulamit Schneider, Giovanni Tassani, Massimo Teodori, Massimo Tesei, Massimo Tirelli, Fabrizio Tonello, Michael Walzer, Simone Zoppellaro. Proprietà: Fondazione Alfred Lewin Ets. Editore: edit91 società cooperativa.