Pierre Vidal-Naquet è uno dei maggiori storici della Grecia antica. Dirige il centro Louis Gernet a Parigi. Sul tema dello sterminio degli ebrei ha pubblicato recentemente Réflexions sur le génocide (Ed. La Découverte 1995).

Si può parlare di unicità della Shoah?
Non ho mai creduto a una unicità assoluta della Shoah. In particolare, ho sempre pensato che il massacro degli armeni nel 1915 abbia costituito un precedente terribile. Beninteso, per massacrare gli armeni non si sono impiegati dei mezzi industriali, è stato un lavoro "artigianale", se così posso dire, per compiere il quale i dirigenti turchi hanno fatto affidamento su un popolo che era il rivale di sempre degli armeni, cioè il popolo curdo. Infatti, una gran parte del massacro degli armeni è stata opera dei curdi. Ma le teste pensanti a Istanbul e Costantinopoli erano teste fredde e moderne: Enver Pascià era un uomo dal comportamento del tutto razionale e quando si leggono le sue interviste con il pastore Leptius, (pastore protestante tedesco, presidente dell’Associazione per l’amicizia tedesco-armena, che per primo in Europa, nel 1916-17, diede testimonianza del massacro degli armeni avvenuto nell’Impero Ottomano, ndr) o testi simili, non vi sono dubbi al riguardo. D’altronde, qualcuno aveva predetto in modo straordinario quello che sarebbe successo agli ebrei, proprio operando una comparazione anticipata con il genocidio armeno del 1915. Parlo di Franz Werfel, scrittore ebreo austriaco, che nel 1932, poco prima dell’avvento di Hitler al potere, scrisse un libro intitolato I quaranta giorni di Mussa Dagh, che costituisce un’analisi magistrale del genocidio degli armeni. E’ un libro assolutamente straordinario, che rileggo di tanto in tanto, e che ha un valore di anticipazione: in esso, emblematicamente, un ebreo, parlando di una montagna chiamata simbolicamente "La montagna di Mosè", perché Mussa vuol dire Mosè, descrive molto nettamente la volontà sterminatrice dei turchi, a proposito della quale noi oggi abbiamo a disposizione numerosi documenti. E’ uscito ora in Francia un piccolo libro il cui autore è Leslie Davis e il titolo della traduzione francese è La province de la mort. In esso sono raccolti i rapporti inviati da un console americano, che si trovava in mezzo all’Anatolia, al suo governo. Non si tratta di documenti rivisti in seguito dall’autore, come forse potrebbero essere le memorie dell’ambasciatore americano a Costantinopoli Morgenthau: sono documenti presi dal vivo, scritti sul momento da qualcuno che, per di più, non amava affatto gli armeni. Di conseguenza, per quello che riguarda il genocidio degli armeni, non nutro alcun dubbio. E neanche le obiezioni mi sembrano valide.
Per esempio, si dice che gli armeni che si convertirono all’Islam, sfuggirono, almeno in linea di principio, al massacro, questo, però, non diminuisce il fatto che si sono uccisi gli armeni perché erano armeni. Ascolto spesso spiegazioni del tipo: "Sì, ma è stato un atto militare, perché gli armeni erano nemici dei turchi, erano filo-russi". Che gli armeni non avessero il governo turco nel cuore non è del tutto falso, ma non si può spiegare con ciò il fatto che nel centro dell’Anatolia si raccogliessero gli armeni per ucciderli. Si può comprendere un fenomeno di frontiera nella regione del Caucaso, ma non si può comprendere il fatto che tutto ciò sia avvenuto nel cuore dell’Anatolia.
Insomma, personalmente trovo che il raffronto con la Shoah sia molto evidente, con alcune differenze. In primo luogo, lo sterminio degli armeni non ha assunto quel carattere industriale che invece ha avuto lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. In secondo luogo, mentre gli armeni erano riconoscibili come armeni sotto ogni aspetto, l’ebreo tedesco, per l’essenziale, in nulla poteva essere distinguibile da un tedesco ordinario. Gli armeni erano percepiti come una popolazione straniera. Quel che è abbastanza strano nel caso degli armeni è che avevano avuto un ruolo importante nel movimento dei Giovani Turchi che nel 1908 aveva preso il potere. Il genocidio è stato un fenomeno evidentemente legato alla guerra, ma anche il genocidio degli ebrei è legato alla guerra, in particolar modo alla guerra all’est. Come giustamente ha messo in luce Arno Mayer, il giudeo-bolscevismo era uno dei fantasmi di Hitler.
Quando si può parlare di genocidio?
Il carattere di genocidio è dato dal fatto che si uccidono le persone non perché hanno fatto questo e quest’altro, ma semplicemente perc ...[continua]

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