Christian Marx è il responsabile pedagogico del Memoriale per le vittime di eutanasia di Brandenburg an der Havel, nonché promotore del progetto di inclusione descritto nell’intervista. Clara Mansfeld lavora come storica all’Università di Jena e collabora con il memoriale, dove ha seguito il progetto di inclusione dalle sue prime battute.

Qual è la storia del programma nazista "Eutanasia”?
Clara. La prima cosa importante da dire è che, come nel caso dell’antisemitismo, non si tratta di un’ideologia piombata improvvisamente sulla terra nel 1933 con un’astronave. L’idea che si dovessero uccidere i malati, i disabili, le persone con disturbi psichici, per il loro bene e per quello della società, arrivava da molto lontano. La concezione di un mondo decadente, in cui persone naturalmente votate alla morte sopravvivono, è strettamente intrecciata con la storia dell’industrializzazione. Un’altra radice costitutiva di questa ideologia è il darwinismo sociale, che godeva di una popolarità sorprendente all’inizio del secolo scorso. Per il mondo tedesco un passaggio fondamentale è costituito dalla pubblicazione nel 1920 de Die Freigabe der Vernichtung lebensunwerten Lebens (L’autorizzazione ad annientare forme di vita indegne) da parte di Karl Binding e di Alfred Hoche. Il libro tratta il tema del suicidio assistito, sia dalla prospettiva della giurisprudenza che da quella medica, per poi affrontare la questione dell’uccisione della "vita indegna di vita”. I riferimenti degli autori a disabili e persone con disturbi psichici sono impliciti, ma evidenti. Queste idee acquistano slancio negli anni successivi alla Prima guerra mondiale, in un contesto segnato da povertà, fame e mutilazioni di guerra. L’eutanasia è un tema presente nel dibattito pubblico per tutti gli anni Venti e poi, con la presa del potere da parte del nazionalsocialismo, si arriva alla sua realizzazione vera e propria. A partire dal 1934 i nazisti organizzano un’amplissima campagna di sterilizzazioni forzate, spesso nella convinzione di poter così debellare le malattie ereditarie, e poi, dal ’38-’39, si passa attivamente allo sterminio delle "forme di vita indegne” nell’ambito della famigerata "azione T4”. Il programma prende il nome dalla Tiergartenstraße 4 di Berlino, dove si trovavano gli uffici organizzativi dell’operazione, e viene attuato in una prima fase in sei luoghi centrali di sterminio, uno dei quali è Brandenburg an der Havel. Nel 1941 l’azione T4 dovrà tuttavia essere sospesa, perché man mano che la notizia si diffonde, specie dagli ambienti clericali, si levano voci di opposizione che spaventano il regime. Inizia allora la fase della cosiddetta "eutanasia decentrata”, caratterizzata dagli omicidi negli ospedali, negli istituti di cura, dove ai pazienti vengono negate le cure vitali, somministrate iniezioni letali o vengono lasciati morire di fame.
Christian. Nel contesto dell’azione T4 si stimano circa 70.000 vittime; per l’eutanasia nel suo complesso si parla di 300.000 omicidi. Mentre la prima cifra si riferisce alla fase centralizzata dell’eutanasia nel territorio tedesco di prima dell’occupazione, la somma generale si riferisce all’eutanasia nel suo complesso in tutta l’Europa occupata. 
Quali sono i fondamenti ideologici dell’azione T4?
Clara. Innanzitutto la purezza della razza, la salute del corpo nazionale, che si ritiene venga intaccata da una serie di malattie ereditarie: cretinismo, schizofrenia, ma anche epilessia e alcolismo, che si cercano di debellare prima con le sterilizzazioni forzate e poi con l’eutanasia. Nel rendere possibili questi crimini, è stata determinante una torsione nel modo di concepire la medicina: non più al servizio dell’individuo, ma di un corpo nazionale forte, la cui salute va anteposta a qualunque altra cosa. L’altro insidiosissimo e fondamentale argomento ideologico è di carattere economico: "Cosa potremmo fare con tutto il denaro che sprechiamo per prenderci cura di queste vite inferiori”.
Christian. Per questo tipo di argomenti è di nuovo fondamentale lo scritto di Binding e Hoche che Clara ha citato prima: sono loro a coniare il termine Ballastexistenzen (esistenze zavorra), che prima di allora non esisteva. È un concetto che trasmette molto chiaramente il carattere economico del loro ragionamento: quanto valgono queste persone? Sono in grado di dare un contributo all’economia nazionale? Qui si vede già molto bene come questa ideologia punti alla disumanizzazione delle sue v ...[continua]

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