Antonio Giunta, già direttore generale del Ministero dell’Istruzione e dell’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, ha guidato l’agenzia Llp, Life learning programme; ha pubblicato 2020: i sentieri dell'Europa dell’istruzione; la scuola nella cooperazione europea, Armando editore 2011.

Vorremmo ripercorrere con lei le tappe che hanno portato l’Europa a occuparsi di cultura e formazione.
L’istruzione e la cultura sono entrate solo in tempi recenti nel settore della cooperazione. Tradizionalmente sono sempre stati gli ambiti meno legittimati dal punto di vista istituzionale, i meno tutelati giuridicamente, non essendo l’istruzione una politica comunitaria, ma anche quelli che hanno avuto più successo. Quando si vuole citare un esempio di integrazione europea riuscito, si fa spesso riferimento alla generazione Erasmus. Bene, è utile allora ricordare che l’Erasmus nasce per tutelare un diritto. 
Lo sviluppo della cooperazione nel settore dell’istruzione e della formazione nasce su istanza di un cittadino, per la precisione di una cittadina francese, Françoise Gravier, che voleva seguire dei corsi di disegno animato in Belgio e a cui le autorità belghe avevano imposto delle tasse diverse, più alte, rispetto a quelle previste per i cittadini dello Stato. All’epoca Gravier fece ricorso alla corte di giustizia europea e vinse. Con la sentenza Gravier, del febbraio 1985, si sancisce così che ogni studente ha il diritto di accedere a corsi di formazione professionale in altri stati membri alle stesse condizioni dei nazionali. In questa materia, non è insomma ammessa alcuna discriminazione in base alla nazionalità. Si dà inoltre un’interpretazione estensiva della formazione professionale, includendo l’istruzione superiore e universitaria. 
Da quella sentenza è nato il programma Erasmus. Mi piace citarlo perché ci ricorda come l’Europa abbia dato luogo all’affermazione di processi di integrazione a partire dalla tutela dei diritti dei cittadini europei. 
Noi tutti sappiamo che l’Europa nasce mettendo in comune le imprese che alimentavano l’industria bellica, nasce come Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la Ceca appunto. Nasce sostanzialmente da un’idea di pace, di comunanza, con l’aspirazione di evitare quelle lacerazioni e quelle guerre che avevano insanguinato questo continente nel corso del XX secolo.
Nei Trattati del ’57 non si fa alcun cenno all’istruzione e alla formazione; la Cee nasce come realtà prettamente economica; diventa davvero "unione” europea quando emerge un anelito a una dimensione costituzionale che allarghi le politiche attive dell’unione. È solo nel 1976 che prende vita un programma di cooperazione nel settore dell’istruzione e formazione, quando i ministri dell’istruzione decidono di istituire una rete europea di informazione. Vengono successivamente avviati dei progetti sperimentali, un programma lingua e altri concernenti settori che sono al confine con la formazione professionale, una politica già maggiormente integrata. 
Quest’area dell’istruzione trova una legittimazione formale solamente nel 1992 con il Trattato di Maastricht. Lo cito non per fare un’arida cronistoria, ma perché istituisce la cosiddetta base legale di questo settore; detto in altri termini, vengono previsti dei finanziamenti e si estende la cooperazione dalla formazione professionale all’istruzione universitaria e a tutto il settore dell’educazione.
Su questa base legale nascono i programma Socrates (per l’istruzione) e Leonardo da Vinci (per la formazione professionale) e i vari parternariati che vedono l’avvio di processi di cooperazione tra le scuole, da quelle dell’infanzia fino alla scuola secondaria superiore.
La cooperazione europea sull’educazione avviene all’insegna del pluralismo e della sussidiarietà. Cosa significa?
Il fatto che l’istruzione non sia una politica comune europea significa che questa cooperazione si fonda sulla responsabilità degli Stati membri che al loro interno mantengono una competenza esclusiva sull’organizzazione e i contenuti degli studi, quindi su tutto: l’infrastruttura, l’ingegneria istituzionale, i programmi, ecc.
I vari documenti europei affermano ripetutamente che tale cooperazione avviene nel pieno rispetto del pluralismo e delle diversità. Questo è un punto importante. Sostanzialmente viene sancito che la dimensione europea dell’educazione si fonda su una identità plurale, non su un’omogeneizzazione quindi, ...[continua]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.

Se sei un abbonato online, clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento online.
Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento online gratuito!