Giuseppe Bronzini, presidente della sezione lavoro della Corte di cassazione, è nel Comitato dei garanti della Fondazione Basso e tra i fondatori dell’Associazione Basic income network Italia (www.bin-italia.org). Recentemente ha pubblicato Il diritto a un reddito di base. Il welfare nell’era dell'innovazione, edizioni Gruppo Abele 2017.

Il dibattito attorno all’opportunità di prevedere un reddito minimo, se non un vero reddito di cittadinanza, si inquadra anche in un mutamento di paradigma rispetto al lavoro e al welfare.
Forse val la pena fare una premessa terminologica. Il "reddito di cittadinanza” o "reddito di base” (Basic income) è un reddito attribuito su base universale e incondizionata da parte di un’autorità pubblica a tutti i cittadini di una determinata comunità politica, diretto a garantire le basi di un’esistenza libera e dignitosa.
Invece il reddito minimo garantito viene attribuito specificamente ai cittadini che versano in uno stato di bisogno o che sono a rischio di povertà. Questo reddito può essere subordinato alla disponibilità al lavoro e all’obbligo di seguire percorsi di reinserimento.
Il dibattito sul reddito di cittadinanza, che data da numerosi decenni, ha trovato un punto di condensazione filosofica nella famosa polemica tra John Rawls, autore di Una teoria della giustizia, e il suo più noto allievo, Philippe Van Parijs, che oggi insegna all’Università di Lovanio. Lo stesso Van Parijs ricorda questo scontro polemico nel volume da poco uscito per il Mulino, che è una specie di summa sulla discussione attorno al reddito di base.
Cosa successe? Che durante la presentazione di un libro di John Rawls a Parigi, Van Parijs pretese di iscrivere il reddito di cittadinanza dentro il sistema rawlsiano. Il sistema rawlsiano è il tentativo di giustificare i principi di giustizia sociale partendo dal cosiddetto "velo di ignoranza”. Cioè se noi ci trovassimo in una situazione controfattuale in cui non conosciamo la nostra posizione sociale ed economica effettiva, e dovessimo stabilire i principi di giustizia che devono governare la costituenda società, sceglieremmo di avere dei minimi vitali, cioè sceglieremmo un sistema in cui i meno avvantaggiati ricevono il massimo possibile.
Ecco, a questo punto Philippe Van Parijs disse appunto che l’idea di un reddito di cittadinanza (che, ripeto, per definizione spetta a ogni cittadino, qualunque sia la sua condizione economica e sociale), rientrerebbe nel concetto rawlsiano dei minimi vitali.
Sentito questo, Rawls si arrabbiò moltissimo e se ne uscì con il famoso paradosso del surfista di Malibu: "Perché i surfisti di Malibu dovrebbero ricevere un sussidio dallo Stato?”. Diciamo che il dibattito sul reddito di cittadinanza per decenni è ruotato attorno a questo dilemma. Nel frattempo si era anche assestato una sorta di equilibrio.
Nel senso che nelle società più avanzate, in particolar modo in Europa, dove il diritto è costituzionalizzato, è stato via via introdotto un reddito minimo garantito, sottoposto però al cosiddetto means test (prova dei mezzi), cioè a condizioni di effettivo bisogno, o comunque di rischio di esclusione sociale.
Sull’altro versante, quello del reddito di cittadinanza, si è dipanato un dibattito più filosofico, più teorico, che ruota attorno al cosiddetto ius existentiae (diritto a una esistenza degna) che si vorrebbe facesse parte del nucleo della cittadinanza.
Poiché la cittadinanza descrive l’uguaglianza tra le persone, questa uguaglianza non può dipendere dalle stesse regole che, seppure mitigate dal diritto del lavoro e dalla costituzione, regolano l’economia, che è invece il regno della disuguaglianza e comunque della competitività. Pertanto se vogliamo iscrivere l’idea di uno ius existentiae forte nella mentalità dei cittadini, si tratta di istituire, come era nell’antica Roma e Atene, un diritto di partecipare alla ricchezza generale indipendentemente dalle proprie condizioni.
Oggi molti paesi europei già prevedono un reddito minimo garantito.
Negli ultimi decenni in tutti i paesi dell’Europa a 28 (ahimè eccetto l’Italia, perché anche la Grecia si sta muovendo) è stato riconosciuto il diritto a un reddito minimo garantito.
Il diritto degli esclusi di avere comunque una copertura di minimo vitale è un principio che si va lentamente definendo come un diritto su base globale: lo riconoscono il Sudafrica, l’India, il Canada, l’Australia, la Corea, ecc.
L’accendersi di ...[continua]

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