Andrea Sola ha iniziato a occuparsi di didattica dell’arte nel 1983, fondando a Sorano (GR) ­­l’ Associazione Pandora. Si interessa dello studio e della diffusione delle pratiche dell’educazione attiva; è impegnato nella conduzione dell’Osservatorio sulla educazione e la scuola nella zona del veneziano e nella costruzione di esperienze educative col "Centro Pandora”, situato all’interno del parco di Forte Marghera a Mestre. È redattore del sito www.educareallaliberta.org dove vengono raccolti i materiali e i contatti relativi alle pratiche educative alternative in Italia e all’estero.

Ti occupi da anni di didattica nel settore della ceramica e hai sviluppato attività che coniugano manualità artigiana e pratiche pedagogiche basate sulla libertà. Puoi raccontare?
Si potrebbe cominciare con i laboratori di narrazione per immagini, che è la cosa che faccio da più tempo, quasi esclusivamente nelle scuole. Questi laboratori, che ho chiamato "Il gesto e la parola”, prevedono l’interazione di diverse modalità espressive in un’unica esperienza comunicativa, cioè la narrazione con parole, la rappresentazione per immagini pittoriche e plastiche -l’uso della creta- e l’uso degli strumenti audiovisivi per la registrazione delle voci e delle immagini con la fotografia e il video. Cioè registrare piccole scenette che i bambini creano in creta, quindi dando, come dire, vita a questi personaggi. A loro viene spontaneo, basta dargli l’idea che è possibile e lo fanno. Il racconto può essere autobiografico, di fantasia, o un testo letterario, come abbiamo fatto nella media di Burano con "La storia”, di Elsa Morante.
Facendo queste esperienze si apre per loro una possibilità nuova, cioè quella di raccontare per immagini; la parola perde la centralità e diventa un complemento dell’immagine. Questo ha dei vantaggi secondo me importantissimi, perché tante cose non si riescono a esprimere con la parola. L’ho verificato in tanti casi, soprattutto con bambini difficili, con difficoltà relazionali, che assolutamente non erano in grado di verbalizzare le loro esperienze, ma che, di fronte al mezzo figurativo, si sono liberati. Socializzare a partire da attività manuali ha dimostrato di dare dei bei risultati. E l’argilla è uno strumento estremamente vicino alla sensibilità dei bambini, perché non hanno alcun ostacolo, loro, ad utilizzarla. Direi forse come il disegno o anche di più, si entusiasmano proprio nel vederla.
Riguardo l’uso di mezzi multimediali, io sono perfettamente d’accordo con la critica che fa Franco Lorenzoni all’uso dei monitor nelle scuole, però questo non ha niente a che vedere con un uso consapevole da parte di un insegnante o comunque di un adulto, che dà la possibilità ai bambini di usare il digitale in modo attivo. Voglio dire: perché no? Per me il problema è quando la Lim sostituisce altre forme espressive e ruba spazio mentale ai bambini.
Qual è il senso e il valore della rappresentazione figurativa e plastica per i bambini?
I bambini usano il disegno o il racconto fantastico, tutto quello che gli adulti chiamano poesia, arte, eccetera... per capire il mondo. L’uso del mezzo artistico-figurativo nel bambino non ha niente a che vedere con l’atteggiamento dell’artista adulto, dove c’è un’intenzionalità consapevole di compiere un’operazione di trasformazione del reale. Non è che i bambini sono bravi perché sono creativi. Il bambino che fa lo scarabocchio di un albero -un po’ come il primitivo o il malato mentale- pensa che sia quello l’albero! Perché, cognitivamente, lui arriva a comprendere l’albero attraverso quei segni, che, col tempo, si evolvono anch’essi. È una forma di conoscenza, di appropriazione del mondo. Noi dobbiamo partire dalla considerazione che quello che vedono i bambini del mondo non è quello che vediamo noi. È un altro mondo. Infatti, qualsiasi ordine o spiegazione gli diamo, viene da loro compresa usando questi mezzi, questo tipo di intelligenza. È assurdo negarne la specificità assimilandola al nostro schema logico-razionale. Quello viene dopo. Per tutta la fase dell’infanzia e della prima adolescenza, bisognerebbe dare spazio e valorizzare al massimo tutte queste forme di espressione. Anche nelle storie fantastiche che i bambini raccontano in classe, è chiaro che i personaggi sono quelli dei cartoni che vedono alla televisione o dei videogiochi, perché il loro immaginario è fatto di quelli, ma loro hanno un’enorme capacità di trasformarli, facendogli fare cose del tutto inusuali, umanizzandoli, cambiando i ...[continua]

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