Lucia Robustelli vive a Verona.

Un paio d’anni fa l’Inps ha iniziato a fare una serie di controlli sui falsi invalidi che ha coinvolto anche te e tua figlia. Puoi raccontare?
Nel 2009 l’Inps ha messo in atto una vasta operazione di verifica delle invalidità civili nell’ottica di colpire i falsi invalidi e con questa scusa sono finiti tutti sotto controllo, in maniera anche pesante. Mia figlia ha una disabilità mentale che risale al terzo mese di vita, probabilmente legata a qualche vaccinazione, ma non sappiamo bene, e quindi usufruisce di una pensione di invalidità e di un accompagnamento. Ecco, anche lei ha fatto parte delle persone sottoposte a verifiche.
Ora, cosa succede? Succede che ti fissano un appuntamento col medico legale dell’Inps in modo che tu possa portare tutti gli aggiornamenti e la documentazione che nel frattempo hai accumulato dai tempi della prima certificazione. Siccome c’è stato un passaggio di competenze dall’Asl all’Inps, è come se l’Inps avesse impugnato tutto ciò che era stato deliberato delle commissioni sanitarie dell’Asl. Ma io questo non l’avevo capito.
Infatti quando è arrivata la lettera mi sono precipitata dalla segretaria del medico legale dicendole: "Ecco, questa è tutta la documentazione che ho”. Ingenuamente -e dire che sono laureata in giurisprudenza!- ho portato la dichiarazione della commissione sanitaria dell’Asl. "Ma la conosciamo: è proprio questo che bisogna dimostrare!”.
Cioè a loro le vecchie certificazioni non interessavano. Quindi intanto un disconoscimento dell’operato delle commissioni e anzi una presunzione di falsità, dopodiché sei tu che devi dimostrare la verità, così ho dovuto produrre tutta documentazione nuova, con delle spese anche, perché le visite specialistiche costano.
Tra l’altro all’Inps non era arrivata la scheda valutativa di mia figlia fatta solo qualche tempo prima dall’Asl; si tratta di una certificazione compilata da un’équipe in base a tanti fattori. Avevano passato all’Inps le competenze, ma non le pratiche, per cui non avevano tutto quello che era stato detto su Federica. Così ho dovuto sollecitare, telefonare, andare, brigare... Che poi io continuavo a dire: "Ma fosse vero che mia figlia non è disabile!”.
Comunque, con la scusa dei falsi invalidi, sono stati sottoposti a controllo tutti, persino i ciechi dalla nascita. Questo, come puoi immaginare, ha creato ansia e paura nelle famiglie, ma anche nei diretti interessati nei casi in cui si rendono conto.
Tu hai fatto di tutto perché tua figlia non fosse di nuovo sottoposta a una visita.
Sì, è stata un’incredibile rincorsa a mettere insieme certificazioni vecchie e nuove affinché lei non venisse sottoposta a una nuova commissione. Non volevo che la visitassero di nuovo. La sola visita alla fine è stata quella dal neurologo e già lì quel camice bianco era stato sufficiente, perché comunque sono ragazzi e ragazze fragili dal punto di vista fisico per cui sono sempre sottoposti a dei traumi. Non volevo che ne subisse altri. Per me si trattava di un accanimento gratuito. Infatti non sono mancati i reclami.
In queste circostanze, la dignità personale delle persone disabili e dei familiari viene buttata alle ortiche, ma pensa solo agli anziani. E dall’altra parte ci sono loro, che si sottraggono a una qualsiasi autonomia di ruolo, che eseguono un ordine senza alcuna discrezionalità, senza neanche la percezione di quello che stanno facendo, di quello che vedono.
Passata la burrasca, con tutto il discorso dell’emotività, perché ti senti anche molto umiliata, per non parlare del senso di colpa: "Oddio, manca qualcosa, avrò fatto tutto bene?”; ecco, una volta passato tutto questo, ho cominciato a guardare la situazione a ritroso, ripercorrendola all’indietro.
Sono andata all’Asl e all’Inps, mi sono confrontata con altre persone e così mi sono fatta un’idea di quel che stava succedendo. Ho così scoperto che anche dall’altra parte c’è lo stesso disagio e probabilmente anche la stessa vergogna. Perché no? In fondo c’è da vergognarsi. Il medico legale non mi ha mai ricevuto. Sei tu che ti denudi di fronte al potere, dall’altra parte c’è l’anonimato. Io però avevo bisogno di capire, di vederci chiaro e così ho indagato e alla fine, attraverso voci di corridoio, ho scoperto che c’erano due facce della stessa medaglia. Da un lato il disabile a la famiglia -le donne soprattutto perché sono loro che si prendono cura- e dall’altra "loro”, che vanno in crisi, che anche se non lo ammettono hanno provato sofferenza ...[continua]

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