Ilaria Maria Sala, giornalista, vive a Hong Kong, scrive per Le Monde, Diario e il Sole 24 ore. Recentemente ha pubblicato Il Dio dell’Asia, Il Saggiatore, 2005.

Partiamo dalla Cina. Si parla molto del boom economico, ma la popolazione come sta reagendo a tutto questo?
La Cina da tempo vanta tassi di crescita straordinari, all’insegna di un dinamismo molto forte, molto vistoso. Il boom, tuttavia, ha investito un paese che continua a controllare tutti i mezzi di comunicazione, per cui la concezione che i cinesi hanno dello sviluppo in corso è molto diversa a seconda di dove vivono. Nelle campagne probabilmente sentono poco o nulla di tutto questo, se non per il tasso di sfruttamento, mentre a Shanghai si avverte lo sviluppo, ma casomai non si sa nulla della condizione di arretratezza dell’entroterra cinese.
A dimostrazione della crescente divaricazione interna è sorto anche un inedito fenomeno di beneficenza “interna”: nelle tv e nei media locali delle varie città, Shanghai, Pechino o della provincia di Guangdong, oggi la regione più ricca della Cina, si assiste ormai a una rincorsa alla solidarietà di varie piccole star televisive a favore dei bambini dei villaggi. Ovviamente il tutto viene fatto in termini assolutamente nazionalistici, senza mai mettere in discussione lo status quo, per cui nessuno si scandalizza se a Shanghai, a livello materiale, c’è tutto ciò che si può desiderare mentre a due ore di volo, nello stesso paese, ci sono bambini che non hanno i banchi per andare a scuola…
D’altro canto questo è anche il segno che la Cina sta un po’ perdendo l’orgoglio di dire “non c’è nessun problema, non vogliamo soldi dagli stranieri, siamo autosufficienti”.
Resta comunque l’arroganza di chi sta crescendo a una velocità incredibile, e che da un giorno all’altro si è scoperto “minaccia economica” per tutto il mondo. Se a questo si aggiunge il fatto che il nazionalismo cinese è molto rancoroso, la miscela diventa esplosiva.
La situazione è resa più critica dal venir meno del welfare socialista, soprattutto nell’ambito della salute e dell’educazione…
Recentemente negli Stati Uniti è stata condotta un’indagine proprio sullo stato della sanità in Cina, e i risultati sono allarmanti. Del resto lo si vede anche a livello empirico, parlando con amici o andando un po’ in giro: per molti cinesi, oggi il presentarsi di un problema sanitario è la prima causa di impoverimento per l’intero nucleo familiare. Ora il governo sta sollecitando le assicurazioni private, perché lo Stato non rimborsa più uno yen di spese mediche; solo chi fa parte di un’azienda, magari anche statale, può godere di alcuni benefici, ma non esiste più un servizio pubblico nazionale, un’assistenza garantita che protegga chiunque, dovunque lavori. D’altra parte, la beneficienza di cui parlavo non è tesa a fare pressioni al governo, non mette insomma in discussione le scelte politiche che stanno portando a questa situazione drammatica e anche un po’ schizofrenica: nei giornali nazionali, ma anche locali, si trovano a volte delle storie un po’ strappalacrime tipo la vecchietta ammalata di cancro che, per non gravare sul bilancio familiare, va a morire da sola da qualche parte. Eppure, ripeto, nessuno si scandalizza che in un paese che si vanta di essere l’ottava potenza, che ha sorpassato la Gran Bretagna, ci sia una vecchina che va a morire da sola per non mettere in pericolo la carriera del figlio.
La stessa situazione riguarda anche la scuola che ormai, a tutti i livelli, è a pagamento. Le scuole elementari e medie sono abbastanza accessibili, ma l’università è diventata pressoché chiusa. Tra l’altro, in Cina l’educazione è strutturata in modo molto gerarchico, per cui si può dire che in qualche modo la scelta dell’asilo è decisiva per il proseguimento degli studi.
L’assenza di sicurezza sociale ha un altro effetto negativo: oggi in Cina c’è una competizione sfrenata fra le persone, che coinvolge in primo luogo le donne. Oggi le donne devono essere sessualmente appetibili, perché questa è una carta in più da giocare per avere una vita migliore, ovvero per trovare un marito con una buona posizione. Così attualmente in Cina ci sono concorsi di bellezza a tutti i livelli, di tutti i tipi, in tutte le città, grandi e piccole; ci sono anche dei concorsi di bruttezza: la più brutta vince la chirurgia plastica, che le permetterà poi di trovare un lavoro un po’ migliore. E il governo cosa fa? Dà una borsa di studio ai più intelligenti? No, fa un concorso di bellezza, ...[continua]

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