Giorgia e Sara lavoravano come infermiere nell’ospedale psichiatrico di Gorizia quando è arrivato Franco Basaglia. Cristina è consigliere regionale.

Potete raccontarci cosa successe quando Franco Basaglia arrivò a Gorizia?
Giorgia. Il professor Basaglia è arrivato a Gorizia nel 1962. L’ospedale psichiatrico allora aveva 4 reparti, ognuno con una sezione femminile e una maschile. C’erano in tutto circa 500 pazienti. Il reparto A era quello dell’accettazione, nel reparto B c’erano i ricoverati più irrequieti, il reparto C ospitava i cronici, mentre il D era un reparto più libero, dove i pazienti potevano muoversi e uscire, ad esempio c’erano la lavanderia e la falegnameria.
Quando Basaglia è arrivato noi usavamo ancora i corpetti (le camicie di forza), non avevamo farmaci o comunque ce n’erano pochissimi. Le nostre terapie erano solo di contenimento: facevamo fiale di bromuro o di coramina, oppure l’elettro-shock. Lui ha introdotto gli psicofarmaci, ma alcuni elettroshock sono stati fatti fino al ‘67, quindi anche durante il primo periodo con Basaglia. Sara ha assistito all’ultimo elettroshock che è stato fatto a Gorizia... Basaglia ha promosso tanti piccoli cambiamenti che però hanno rivoluzionato la vita quotidiana nei reparti. Ad esempio le stoviglie: i malati prima avevano solo un piatto, una tazza d’alluminio per la minestra e un cucchiaio, tutto lì. Basaglia invece ha voluto i piatti di plastica e ha fatto mettere tutte le posate, cucchiai, forchette e coltelli. All’inizio per il personale era un po’ dura, soprattutto al reparto dei cronici dove c’erano più di 100 pazienti, perché ogni volta, quando finivano di mangiare, noi dovevamo lavare le posate, contarle e rimetterle nei contenitori. Poi gli abiti: fin da subito ha voluto che i pazienti si vestissero da persone "normali”: gonne, magliette, camicie che lui faceva ordinare in stock a grosse ditte... Prima infatti erano tutti vestiti uguali, donne e uomini con lo stesso camicione classico manicomiale, lungo, grigio, a girocollo. I nuovi vestiti costavano un po’ di più, ma era sempre la Provincia che pagava. E’ stato un grande cambiamento, soprattutto per i pazienti era bello vedersi vestiti diversi.
Quando ho cominciato a lavorare eravamo noi operatori a dover tagliare i capelli ai pazienti. Io le prime volte mi ero rifiutata, non ero capace, ma la collega più anziana mi aveva ordinato di farlo. Li mettevi tutti in fila sulla panca, un gran lenzuolo per terra e via. Io pensavo di diventare matta… Basaglia ha fatto venire la parrucchiera dentro e ogni giorno i pazienti erano ben pettinati, i capelli tagliati decentemente, mica tutte quelle scodelle.
Sara. Basaglia diceva che quando il malato è legato lo psichiatra è libero, mentre quando il malato è libero lo psichiatra è legato. Già da qui si capisce quanto è stato rivoluzionario il suo approccio verso la malattia mentale e verso gli operatori di questo settore. Il personale ha dovuto investire molte risorse, capacità, e anche disponibilità, perché nel momento in cui il reparto era aperto e i malati erano liberi di girare chiaramente la nostra sorveglianza doveva essere molto più vigile e attiva. C’è stato un grossissimo lavoro, durato anni, per coinvolgere tutti, che poi alla fine non tutti erano disponibili a buttarsi in una simile rivoluzione.
Giorgia. Ad esempio il personale "vecchio” (chiamiamolo così per distinguerlo da quello che è arrivato dopo) era abituato a lavorare con turni di 24 ore, e poi per le successive 24 ore era libero. Ma allora si lavorava con le camicie di forza (d’altronde non c’erano farmaci o sedativi e spesso i pazienti erano agitati).
Quando questa costrizione del paziente è venuta a mancare si è dovuto lottare anche con il vecchio personale: non tutti condividevano questi metodi che cambiavano proprio la natura del nostro lavoro. Io arrivai con gli ultimi sgoccioli delle 24 ore, poi Basaglia introdusse i turni di 8 ore. Se prima quattro persone da sole facevano sia il giorno che la notte, con i turni c’erano quattro persone che facevano il giorno e due che restavano la notte. Così ci furono molte nuove assunzioni; e poi c’erano dei volontari, alcuni infermieri vennero addirittura da Modena...
Sara. Nel momento in cui questa cosa ha cominciato a prendere corpo sono arrivati a Gorizia tanti volontari e studenti e questo era di grande aiuto al personale.
Con ...[continua]

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