Stefano Majnoni, marito di Benedetta Papafava, vive a Marti, in provincia di Pisa. Ha scritto Una educazione, Marco Lugli Editore, 2003. All’intervista è stata presente anche la moglie Benedetta.

Sentendo parlare di Novello Papafava si resta impressionati dalla sua storia, dalla sua personalità ma anche dal fatto che di lui non si parla mai e i più non ne sanno nulla. Vorremmo parlarne con te, partendo dal fatto che subito colpisce di più: discendente di una delle famiglie aristocratiche più importanti d’Italia, cattolico e liberale, amico e collaboratore di Gobetti, antifascista militante...
C’è una "vulgata” secondo cui Novello Papafava, discendente d’una famiglia storica, avrebbe ricevuto una netta educazione agnostica dal padre Francesco (che peraltro perse a soli tredici anni). Questi, anche se nato cattolico ed allevato nella fede, divenne un positivista, uno spenceriano, un darwiniano, nonché amico di uomini di cultura cosiddetti "miscredenti”, come Salvemini, Amendola, Pareto e tanti altri. Fu uno studioso di economia molto apprezzato. Sempre secondo tale "vulgata” Novello s’era formato nella scia culturale del padre (molti amici del quale rimasero legatissimi al figlio) così che le sue posizioni intellettuali giovanili ebbero una decisa impronta laica e liberale. Poi, con il passare del tempo egli avrebbe maturato convinzioni etico politiche più propizie al mondo cattolico (tanto da fargli meritare l’etichetta di cattolico-liberale) così che molti (anche suoi stretti amici) ne conclusero che questo iter fosse dovuto ad una revisione delle sue posizioni giovanili. Revisione determinata soprattutto dal suo attaccamento alle tradizioni, al quale avrebbe dato un forte contributo il suo matrimonio con Bianca Emo Capodilista, sposata a ventitré anni, sua compagna d’una vita e donna di profonda e ragionata esperienza religiosa.
A mio avviso ritengo che, anche se nel periodo giovanile egli visse in un contesto fortemente liberale (e ciò gli permise di analizzare a fondo tutti gli aspetti del liberalismo), capì che tra dottrina cattolica e liberalismo, rettamente compresi, c’erano possibilità di intesa anche sotto il profilo teoretico. E capì precocemente i vantaggi che da questa intesa avrebbero avuto sia la vita politica italiana, sia la stessa Chiesa. In altri termini, interpreto la vita di Novello, diversamente da ciò che propone la "vulgata”, come un continuum con varie accentuazioni (più liberale in gioventù, più cattolico ma con molti distinguo nella maturità). Così come avverto l’ampia apertura mentale di Novello nei confronti di tutti coloro che professavano idee filosofiche e politiche le più diverse e lontanissime dalle sue. Perché egli era liberale per davvero! Questa è la "chiave” che ci permette di capire la sua ferma duttilità verso tanti amici dalle diverse culture, tra cui si distinse, appunto, Gobetti. Con lui egli potè, già dal 1922, all’età di ventitré anni, iniziare una fruttuosa collaborazione alla sua rivista "La Rivoluzione Liberale”.
Insomma, per condensare questo prologo in una battuta, potrei dire che le tre idee con cui Novello si trovò maggiormente a riflettere per tutta la vita furono il liberalismo, il cattolicesimo ed il cristianesimo, tre idee la cui interazione nel suo pensiero mi piace riassumere così: fu più liberale che cattolico, più cattolico che cristiano, più cristiano che liberale. Una battuta che, pur rimanendo tale, ben rende l’idea della circolarità e della asimmetricità di questo suo continuo confrontarsi con i temi guida della sua esistenza.
Novello partecipò giovanissimo alla prima guerra mondiale e ne scrisse. I suoi saggi sulla rotta di Caporetto e la vittoria a Vittorio Veneto furono giudicati assai importanti...
Novello Papafava si arruolò volontario nel 1917, a 18 anni (era nato il 1° di giugno del 1899 e apparteneva perciò alla leva dei "ragazzi del 99”) come aspirante sottotenente nel 24° reggimento di artiglieria di campagna e fu mandato sull’Isonzo quasi in concomitanza con la rotta di Caporetto (25.10.1917). Il suo reparto fu costretto infatti ad un immediato ripiegamento dall’Isonzo al Grappa e dal giugno 1918 è sul Piave.
Egli chiese di essere trasferito alla 36ma batteria di montagna alle dipendenze della 2° Divisione del C. d’A. d’assalto e in un episodio fu decorato con medaglia di bronzo al V.M.. Poi il suo reparto attraversò il Piave il 29.10.1918 nell’avanzata anticipatrice della vittoria finale che seguì pochi giorni dopo. Ecco, in due parole, ...[continua]

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