La Primavera araba sembra essersi trasformata in un inverno dello scontento. Virtualmente in tutte le nazioni che hanno visto sorgere un risveglio democratico -Egitto, Iran, Iraq, Mali, Siria, Tunisia- il panorama politico è dominato o dalla violenza di stato o dal conflitto tra autorità religiose/laiche, etniche o tribali in conflitto tra loro. Molti nei paesi occidentali considerano tali turbolenze come un’attitudine tipicamente orientale o islamica. Nel 1848 però, l’Europa sperimentò un analogo fermento rivoluzionario transnazionale che, pur legittimando il principio della democrazia parlamentare, fu abbattuto dai conflitti interni e produsse infine governi autoritari come quello guidato da Napoleone III e Bismarck. Furono ancora peggiori le guerre civili che emersero al sorgere degli stati moderni. I continui conflitti tra Francia e Inghilterra durante il periodo noto come Guerra dei cent’anni (1337-1453) portarono a un massacro su larga scala, mentre la Guerra dei trent’anni (1618-1648) costò alla Germania e all’Europa centrale quasi un terzo della sua popolazione. Naturalmente oggi queste guerre sono pressoché dimenticate e, quando vengono richiamate alla memoria, è solo tramite il famoso soliloquio dell’Enrico V di Shakespeare che celebra la straordinaria vittoria inglese a Agincourt nel 1415 o tramite il Wallenstein di Schiller. I cattolici e i protestanti si massacrarono a vicenda a proposito della giusta via per la salvezza, fino a che il risultante trattato di Osnabruck e la pace di Vestfalia (1648) introdussero lo stato-nazione moderno e il controverso concetto di sovranità. La guerra civile inglese (1642-1649) fu il riflesso di questo grande conflitto europeo e in quel contesto Thomas Hobbes scrisse il suo Leviatano (1651).
La sovranità nel senso moderno del termine include la capacità dello stato di rappresentare legittimamente l’interesse nazionale (sempre elusivo), supplire al primato in precedenza accordato ad altre istituzioni e agire indipendentemente da influenze esterne. Parlare della sovranità significa quindi parlare di un regime accettato dai cittadini e dagli altri regimi piuttosto che di un leader individuale. Naturalmente uno stato si può manifestare in diverse forme. Ma, qualunque sia la forma, il sovrano personifica la volontà pubblica e l’interesse generale. Tutte le altre istituzioni e associazioni (siano esse religiose, commerciali o etniche) sono per definizione private dal momento che esprimono esclusivamente interessi particolari. Secondo la definizione standard di Max Weber, quindi, solo lo stato deve avere il monopolio legittimo di tutte le forme di coercizione. Gli assunti occidentali alla base del concetto di sovranità sono di cruciale importanza ideologica per comprendere le prospettive di una politica democratica in Medio Oriente e gli ostacoli che incontrerà.

L’opera classica di teoria politica di Hobbes privilegia lo stato-nazione e la sovranità popolare come fonte della sua legittimità. Nell’assistere alla Guerra civile inglese e al "lungo parlamento” (1640-1648), che descrisse nella sua altra grande opera, Behemoth, del 1681, Hobbes era inorridito dal barbarico scontro tra interessi privati privi di controllo. Il cosiddetto "stato di natura” segnato dalla "guerra di tutti contro tutti” e da vite "povere, malvagie, solitarie, brutali e brevi”.
Per migliorare questa condizione, secondo Hobbes, è necessario un potere sovrano. Spinti da un’insicurezza costante e dal timore della morte, coloro i quali vivono in uno stato di natura si trovano infine obbligati a negoziare un "contratto sociale”. Questo comprende il consegnare i propri diritti e poteri -e, soprattutto, le proprie armi- alla persona scelta per applicare le necessità pubbliche. I costi sembrano minimi. Anticipando la tendenza dei liberali europei nella seconda metà del XIX secolo a supportare i regimi autoritari, a patto che non interferissero con il libero commercio, Hobbes riteneva che la persona media fosse sostanzialmente disinteressata alla politica. Di conseguenza, credeva che la monarchia fosse pienamente accettabile specialmente perché tende a favorire la stabilità e a fornire legittimità ideologica allo stato.
Il regime autoritario è parte integrante della visione di Hobbes. Questo lo renderà il filosofo preferito di pensatori fortemente anti-democratici come Carl Schmitt. Il suo libro Il leviatano nella teoria di stato di Thomas Hobbes (1938) è uno studio su ciò che serve per i moderni scopi autoritari. Iron ...[continua]

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