Ci sono momenti che necessitano di una scintilla: non soltanto per accendere la protesta, ma anche per far emergere una qualche forma di comprensione storica. Quello odierno è uno di quei momenti e Occupy Wall Street ha innescato la miccia.
Esasperata dalla natura apparentemente ingestibile della crisi finanziaria iniziata nel 2007 e dall’incapacità dell’establishment politico di porvi rimedio, una nuova leva di attivisti e anarchici americani ha accolto il suggerimento della rivista canadese Adbusters occupando il centro del distretto finanziario newyorchese e cuore del capitalismo mondiale. Questi attivisti non facevano parte di una folla semi-impazzita di fanatici, come suggerito da Newt Gingrich, Eric Cantor, Bill O’Reilly e da altri luminari del Tea Party e di Fox News. Occupy Wall Street si ispira non solo alla Primavera araba ma soprattutto alle proteste di piazza in Grecia, Italia e in altri paesi sull’orlo dell’insolvenza finanziaria.

Ovunque l’insaziabile avidità e l’arrogante mancanza di responsabilità di banche "troppo grandi per fallire” con i loro Ceo profumatamente pagati, avevano prodotto quella disuguaglianza economica praticamente inimmaginabile solo una generazione fa. Così, l’audace azione di coloro che hanno occupato il piccolo Zuccotti Park di Manhattan il 17 settembre 2011 ha causato una reazione a catena nelle principali città statunitensi e un po’ in tutto il mondo, con manifestazioni destinate ad avere sicuramente un seguito.
Magari le classi dirigenti ancora non tremeranno, ma perlomeno hanno di che riflettere. Se non altro, ed è un grosso risultato, Occupy Wall Street ha modificato il discorso politico. Per circa due anni gli americani si sono trovati tra incudine e martello. Il dibattito politico è stato soffocato. Intenzionati a distruggere lo Stato sociale per trasformare gli Stati Uniti in una sorta di zona franca per il capitale aziendale, i repubblicani hanno dichiarato guerra a Barack Obama. Negando ogni responsabilità per l’eredità lasciata da George W. Bush, il cui regno è stato contrassegnato dall’annientamento di qualsiasi supervisione dell’operato delle corporation e da una sperequazione della ricchezza e del reddito mai vista nella storia americana, questi reazionari del libero mercato non sono disposti a mollare di un centimetro. La politica di Obama, costretto a far fronte a una significativa minoranza di democratici conservatori (i Blue Dog) e calunniato dal Tea Party, è parsa un prolungato tentativo di quietare l’estrema destra e attenuarne i colpi. Così è stato siglato un accordo dietro l’altro su sanità, piani di salvataggio, energia e deficit di bilancio. Persino il più fedele tra i suoi sostenitori stava perdendo fiducia e morale. Tutti i discorsi sulla "speranza” e su un "nuovo giorno” risuonavano sempre più vuoti, man mano che arrivavano rapporti che attestavano, da un lato, una crescente disoccupazione e, dall’altro, un aumento dei profitti aziendali. Le tradizionali manifestazioni a Washington e in qualche altra città, sponsorizzate dalle organizzazioni sindacali e da vari gruppi di sinistra, vedevano una scarsa partecipazione. Non c’era spinta sufficiente, né un sentimento di solidarietà per uno scopo condiviso.

Occupy Wall Street ha colmato questo vuoto. Lo slogan "siamo il 99%” ha cercato di sottolineare la palese ingiustizia di una situazione per cui, secondo i dati diramati il 9 settembre 2009 dal Center on Budget and Policy Priorities, i due terzi dei profitti prodotti tra il 2002 e il 2007 è finito nelle mani dell’1% delle famiglie americane. La tassazione rimane vergognosamente squilibrata a favore dei ricchi. I piani di salvataggio delle banche mostrano come le istituzioni più potenti non hanno intenzione di giocare con le stesse regole che impongono a tutti gli altri. Per quell’1% che controlla quasi metà della ricchezza, far fronte a un tasso di disoccupazione superiore al 9% è molto meno importante che ridurre il deficit di bilancio federale. L’esternalizzazione diventa soltanto l’ennesimo modo per trovare manodopera a basso costo, mentre la deregulation permette ai signori del capitale di sfruttare ogni vuoto legislativo al fine di incrementare i profitti. La recessione e lo spirito reazionario sono i due fattori che hanno spronato, non solo il movimento Occupy Wall Street, ma anche le organizzazioni sindacali, i gruppi comunitari e le persone comuni che hanno preso parte ai pacifici cortei diretti verso City Hall o Times Square.

Sin dagli inizi, ...[continua]

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