Molto è già stato scritto a proposito di Jared Loughner, il folle contestatore armato che a Tucson ha ammazzato sei persone, tra le quali il Giudice della Corte Federale John Roll, ferendone altre diciannove, inclusa la parlamentare democratica Gabrielle Giffords. John Roll, repubblicano, era noto per la sua critica delle politiche anti-immigrazione, mentre la Gifford aveva votato a favore della riforma sanitaria. A quanto pare, ciò è bastato a scatenare in Loughner la sete di vendetta.
Gli analisti dei media destrorsi hanno subito tenuto a precisare che si è trattato di un incidente isolato; come al solito, però, questi commentatori evitano di fare riferimenti al contesto in cui si è svolto il massacro.
L’Arizona è stato l’ultimo tra gli Stati americani ad adottare il compleanno del Reverendo Martin Luther King come festa nazionale; i politici più importanti nati in Arizona sono stati il Senatore Barry Goldwater, nel 1964, e il Senatore John McCain, entrambi repubblicani candidatisi alla Presidenza da ultra-conservatori, rispettivamente alle elezioni del 1964 e del 2008; negli Stati Uniti, poi, arcinote sono le politiche anti-immigrazione, anti-welfare e antisindacali di questo Stato.
L’Arizona è insomma l’emblema del pensiero conservatore contaminato dall’estrema destra. Le sue posizioni si pongono in continuità con un’antica tradizione reazionaria che pare stia rifiorendo in tutti gli Stati Uniti.
Il pensiero istituzionale è disposto a mentire, pur di presentare gli Stati Uniti come una società de-ideologicizzata e pragmatica. A volte portati a virare a sinistra, altre volte a destra, l’America riafferma sempre il suo legame con quello che lo storico Arthur Schlesinger ebbe a definire il suo "nucleo vitale”. Nulla potrebbe essere più distante dal vero. Negli Stati Uniti, le divisioni ideologiche hanno sempre avuto radici molto profonde. Le violenze razziste, anti-istituzionali o anti-sindacali sono sempre state una prerogativa americana sin dalla sua fondazione, distintamente o in combinazione l’una con l’altra. L’intolleranza religiosa e lo sterminio genocida dei nativi americani ha anticipato la schiavitù, per abolire la quale è stata necessaria una guerra civile -rivelatasi la più sanguinosa tra tutte quelle da noi combattute- cominciata con l’aggressione dei Confederati a Fort Sumter, armeria del Governo, nel South Carolina. Una politica del terrore ha poi permesso che la segregazione dei neri continuasse fino al 1964, anno in cui fu concesso loro il diritto di voto.
Le accese battaglie tra aziende e sindacati, nel frattempo, hanno contraddistinto tutto il Ventesimo secolo, mentre i movimenti per i diritti civili e le rivolte dei poveri venivano violentemente stroncati sul nascere. In più, non possiamo dimenticare la tradizione di violenza nella politica estera, che arriva in Afghanistan e Iraq, ma parte da El Salvador, Vietnam, Hiroshima, Nagasaki, dalla guerra ispano-americana del 1898, e include certo anche la Dottrina Monroe, che dal 1812 in poi ha legittimato innumerevoli interventi statunitensi in America Latina.
Nonostante l’evidenza dei fatti, sono in molti a considerare tutto ciò come mera astrazione. Meglio far apparire la violenza politica come caratteristica "umana”, concentrandosi sugli omicidi politici di figure come King o i Kennedy e i tentati omicidi dei Presidenti Ford e Reagan.
Naturalmente, non si può imputare tutto ciò esclusivamente alla destra politica: ma per la maggior parte degli eventi descritti è senz’altro possibile. Il culto della violenza politica fa parte della cultura stessa degli Stati Uniti, e finora sono stati i poveri e le persone di colore a pagarne il prezzo più alto; emblematico, da questo punto di vista, il caso della comunità afro-americana che, nonostante fosse il principale bersaglio di atti violenti, non ha adottato la violenza come strumento di lotta politica. La povertà più che essere causa di violenza politica è condizione di disperazione esistenziale di quanti si sentono minacciati dalle dottrine più progressiste o dalle possibilità offerte dalla modernità.
C’è un motivo per cui la violenza politica è dilagata principalmente -anche se non esclusivamente- in aree più tradizionali e non urbanizzate del Paese, come il Sud e il Mid-West. Ciò che è stato definito dallo storico Douglas R. Hofstadter "stile paranoico” è spesso stato indirizzato contro coloro che sostenevano valori cosmopoliti, riforme di senso democratico e uguaglianza sociale. Liberal, socialisti ...[continua]

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