Non è il primo dei pur rari studi sulle Brigate Internazionali nella guerra civile di Spagna il libro di Rémi Skoutelsky, L ’Espoir guidait leur pas. Les volontaires français dans les Brigades Internationales 1936-1939. (ed. Grasset, Parigi 1998, pp. 410). Ma esso è certamente il più aggiornato avendo potuto l’autore giovarsi dell’accesso agli archivi di Mosca aperti da pochi anni. In Urss infatti furono trasportati nel 1939 tutti i materiali relativi alle Brigate Internazionali, materiali che si consideravano scomparsi dopo la conclusione della guerra. Il fatto che la monografia sia dedicata in particolare ai volontari francesi non limita che parzialmente l’interesse del libro, dedicato in prevalenza alla ricostruzione del clima internazionale dell’epoca, della situazione spagnola e dell’impatto dei volontari internazionali, piombati nel pieno di una guerra civile esplosa in primo luogo per l’accumulo di conflitti e fratture interne. I francesi costituivano d’altronde quasi un terzo degli effettivi delle Brigate Internazionali -circa 9 mila su un totale di 32 mila combattenti stranieri giunti tra il 1936 e il 1939 a difendere la Repubblica spagnola ed erano quindi largamente rappresentativi della totalità dei volontari. Le loro motivazioni erano identiche a quelle del volontari di altra nazionalità, e cioè la solidarietà con la Spagna repubblicana e la lotta contro il fascismo emergente, con in più per i francesi la contiguità dei due paesi e la percezione di una minaccia ravvicinata.
Il libro di Skoutelsky non contiene rivelazioni clamorose circa il ruolo delle Brigate Internazionali e i loro rapporti con la politica allora perseguita in Spagna dall’Unione Sovietica. Le ricerche dell’autore dimostrano che le Brigate Internazionali non furono, come sono state talvolta definite, il braccio armato di Mosca in Spagna. L’afflusso dei volontari fu precedente alla decisione della segreteria dell’Internazionale comunista di procedere al reclutamento di combattenti in vari paesi, che è dell’autunno 1936, e fu quindi posteriore anche all’intervento delle truppe di Mussolini e di Hitler che data dall’estate. Occorsero inoltre parecchi mesi prima che si mettesse in piedi l’inquadramento militare delle Brigate, organizzate per nazionalità, e fosse installata la scuola militare di Albacete, che divenne la base operativa delle Brigate Internazionali. Certamente la presenza dei commissari politici nell’organizzazione militare significava un controllo ravvicinato dei volontari, controllo peraltro dettato più che da ragioni ideologiche dall’esigenza di evitare infiltrazioni nemiche o di elementi sbandati e poco adeguati alle dure condizioni della guerra civile. L’alto grado d’improvvisazione e di precarietà di un’organizzazione messa in piedi sotto l’incalzare degli eventi e soprattutto la priorità accordata agli imperativi militari non avrebbero consentito di fare delle Brigate Internazionali un’istituzione bolscevica, anche ammesso che questo fosse l’obiettivo del gruppo dirigente di Albacete. E’ vero che questo era composto in gran parte di comunisti, come d’altronde la maggioranza dei volontari (quasi due terzi nel contingente francese), ma non mancavano commissari, ufficiali e soldati di orientamento anarchico, socialista, repubblicano e di altre tendenze politiche. Era d’altronde l’epoca dei fronti popolari, come di fronte popolare era il governo repubblicano spagnolo, e la linea dell’Interna-zionale Comunista era allora orientata su una politica di alleanze e di pluralismo politico in tutta l’Europa. Essenzialmente i quadri militari venivano reclutati in base a capacità e competenze tecniche a prescindere dalla loro affiliazione politica, e le Brigate Internazionali erano statutariamente unità speciali dell’esercito repubblicano e quindi dipendenti dallo stato maggiore generale che aveva sede con il governo a Valenza.
Le Brigate, costantemente impegnate sui vari fronti di guerra, non furono coinvolte nelle epurazioni e repressioni antianarchiche e antitrockiste che vennero condotte direttamente dai servizi sovietici nei diversi livelli delle istituzioni politiche, e a cui cooperarono certamente gli inviati dell’Internazionale Comunista oltre al Pc spagnolo, il cui peso all’inizio irrilevante era venuto crescendo insieme alla presenza sovietica.
Negli archivi di Mosca sulle Brigate Internazionali non era possibile d’altronde reperire materiali relativi agli obiettivi precisi che ...[continua]

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