Molti di noi hanno conosciuto Anna Segre negli anni in cui ha partecipato al lavoro della Fondazione. Questo ricordo vuole essere prima di tutto un gesto di affetto e di riconoscenza verso di lei.
La sua vita si è fermata per sempre. Fermiamoci anche noi per un momento a riflettere. Io dirò solo poche cose, ma spero possano aiutarci tutti a fissare meglio nella memoria la sua immagine e i tratti essenziali della sua personalità.
Comincio da un ricordo di almeno vent’anni fa. La prima volta che ho parlato con lei del suo lavoro si stava occupando di mappe mentali: del modo soggettivo cioè in cui ogni individuo rappresenta lo spazio circostante. C’era in quel suo interesse una chiara anticipazione dell’approccio che avrebbe guidato successivamente molti dei suoi lavori. Per Anna il territorio, l’ambiente in cui viviamo andava studiato in primo luogo nelle relazioni che ogni uomo e ogni donna intrattengono con esso; per come lo percepiscono e lo vivono nella loro vita di tutti i giorni.
Come sapete Anna aveva studiato geografia. Lo aveva fatto a Torino sotto la guida di Giuseppe Dematteis, nell’ambito di una vera e propria scuola di studi geografici fra le più aperte e vivaci dell’università italiana. Di quella scuola era poi entrata a far parte anche lei studiando e insegnando prima presso la facoltà di Economia e poi presso quella di Lettere.
Se fossi uno specialista potrei offrirvi un quadro molto più preciso delle sue ricerche successive. Non lo sono e quindi mi limiterò soltanto a segnalarvi il senso generale del percorso che mi pare di poter cogliere mettendo in relazione le pubblicazioni di Anna con quanto so di altri aspetti della sua vita. D’altra parte per lei lo studio non è mai stato un’attività separata da tutto il resto.
Al centro della sua attenzione vi era -come ho già accennato- il concetto ma anche la realtà concreta del territorio: un territorio umanizzato cui via via ha guardato da punti di vista diversi e affinando progressivamente i suoi strumenti di indagine. Nell’84, ad esempio, i suoi orizzonti, che erano anche quelli di una viaggiatrice curiosa e instancabile attratta particolarmente dai paesi dell’America del Sud, erano il mondo intero; in quell’anno ha infatti curato con altri -fra cui lo stesso Dematteis- l’edizione italiana de L’état du monde di Yves Lacoste, una sorta di enciclopedia geografica aggiornata di anno in anno. Peccato che quell’iniziativa, intesa fra l’altro a sprovincializzare il nostro mercato editoriale e la cultura geografica italiana, non abbia poi potuto essere proseguita.
Successivamente il discorso si è precisato, con riferimento alla dimensione regionale e alle trasformazioni connesse allo sviluppo delle città e dell’industria -Regioni in trasformazione del 1989. Poi Anna ha preso a riflettere più propriamente sul concetto di ambiente -Temi per una geografia dell’ambiente, 1992- e su come fosse possibile definire interventi adeguati -Politiche per l’ambiente: dalla natura al territorio, 1996.
Il punto di arrivo più significativo di quella riflessione è stata poi la realizzazione in tempi molto recenti di un Atlante dell’ambiente in Piemonte. Ricordo l’orgoglio con cui qualche mese fa Anna mi ha mostrato il suo nuovo lavoro: un libro pieno di tavole coloratissime, concepito per consentire a chiunque volesse avvicinarsi alle innumerevoli dimensioni della realtà regionale di procedere in modo agevole e diretto.
In quel testo si possono ritrovare, insieme, i tratti essenziali dell’approccio di Anna alla ricerca in campo geografico: il rigore scientifico, l’originalità e la novità dell’impostazione e la costante attenzione a realizzare strumenti utili e accessibili. Proprio quelle stesse caratteristiche hanno guidato anche il suo modo di fare politica, quando, dalla fine degli anni ’80, si è impegnata nel movimento dei verdi. Con in più un’idea della milizia politica intesa come servizio agli altri e come rispettosa attenzione alla condizione dei singoli e alla loro sensibilità, che le derivava dalla sua partecipazione alle esperienze politiche degli ultimi anni ’60 e all’organizzazione Lotta continua fino al’76, dalla sua attenzione ai problemi di genere e dalla lunga amicizia con Alexander Langer. Con quello spirito e con quelle intenzioni il periodo più intenso dell’attività politica di Anna è iniziato quando, a partire dal 1990, è stata eletta nel Consiglio regionale del Piemonte. Da quella carica si è poi dimessa di sua iniziativa dopo due anni per rispettare il principio de ...[continua]

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