Vi è una belle époque anche del socialismo e dell’anarchia: gli anni verso la fine del secolo scorso, quando la fede nel prossimo avvento di una società migliore nutriva quanti si occupavano di idee e di problemi sociali. Leggendo una scelta di articoli e saggi di Saverio Merlino, composti fra il 1890 e il 1896, ci si immerge in pieno nell’atmosfera di quegli anni che costituirono l’ultima grande e felice stagione dell’Europa. Il volume Concezione critica del socialismo libertario, pubblicato da Aldo Venturini e Pier Carlo Masini in occasione del centenario della nascita dell’anarchico napoletano, pur contenendo scritti composti in un numero limitato di anni, serve a dare un’idea abbastanza comprensiva del pensiero del Merlino; i compilatori vi hanno premesso un’ampia introduzione che chiarisce l’intero sviluppo del suo pensiero, hanno aggiunto pagine sparse di valore autobiografico, hanno dato in appendice una bibliografia assai ampia e hanno riassunto una polemica di fine secolo che mostra la parte di primo piano avuta dal Merlino nelle discussioni sulla crisi del marxismo che si svolsero in quegli anni anche in Italia.
Sia Antonio Labriola (che lo detestava cordialmente) quanto Benedetto Croce fecero il possibile per mantenere Saverio Merlino nell’ombra. Il primo non volle degnarlo dell’onore di incrociare le armi in polemica diretta con lui e dette incarico a un suo giovane discepolo (forse Andrea Torre?) di attaccarlo, cosa che questi fece in maniera stupida e volgare. E quanto al Croce, nella Storia d’Italia e in altri scritti, la crisi del marxismo viene ridotta alle critiche di Bernstein, Sorci e a quelle di Benedetto Croce. Ora, volontaria o meno, questa completa dimenticanza dell’opera del Merlino (il quale aveva cominciato a criticare il pensiero economico e politico di Marx fin dal 1891, ossia diversi anni prima che se ne occupasse il Croce) è ingiusta, e bene hanno fatto il Venturini e il Masini a sottolinearla. Così pure, nella sua Storia d’Italia il Croce non accenna neppure all’esistenza del libro del Merlino L’Italie telle quelle est, pubblicato a Parigi nel 1890, che pure è uno dei pochi saggi d’insieme che possediamo sull’Italia reale al tempo del primo ministero Crispi. È vero che quel volume è un atto di accusa feroce contro l’Italia liberale e ufficiale esaltata dal Croce, ma in complesso i fatti esposti sono veri, e per giunta ricavati da fonti in massima parte conservatrici. Chiunque legga Questa è l’Italia (sotto tale titolo il volume del Merlino è stato pubblicato nel 1953 nella traduzione italiana) vi troverà una quantità di notizie sull’arricchimento illecito della borghesia italiana attraverso la usurpazione delle terre comunali, l’acquisto dei beni ecclesiastici, la liquidazione del patrimonio degli ordini religiosi, eccetera, difficilmente rintracciabili altrove.
Saverio Merlino nacque a Napoli nel 1856 e fece gli studi giuridici in anni in cui nell’Università napoletana insegnavano il De Sanctis, il Settembrini, l’Imbriani e il Tari, di cui ascoltò le lezioni. Compagno di scuola di Enrico Malatesta, dopo l’arresto di questi per i fatti della banda internazionalista del Matese nel 1877, difese gli imputati alle Assise di Benevento quando era poco più che ventenne, con la convinzione che gli veniva dal condividerne gli ideali anarchici. Dopo alcuni anni di attività politica, nel 1883 il Merlino e il Malatesta vennero arrestati sotto accusa di avere costituito un’«associazione di malfattori», come allora venivano definiti dal codice penale i gruppi anarchici. Il processo ebbe luogo a Roma nel 1884, ma il Merlino riuscì a riparare all’estero e a sottrarsi così alla condanna. Rimase fuori d’Italia circa dieci anni, durante i quali visse in Francia, in Belgio, in Inghilterra e negli Stati Uniti, e collaborò assiduamente a riviste francesi, inglesi e tedesche. Rientrato clandestinamente in Italia nel 1894 perché per il movimento dei Fasci siciliani e il moto della Lunigiana gli parve che il paese fosse alla vigilia della rivoluzione sociale, fu denunziato da una spia e rimase in prigione fino al 1896 per scontare la vecchia condanna. Uscito di carcere, aderì tra i primi al partito socialista e fu il difensore del regicida Gaetano Bresci, ma abbandonò di lì a poco la politica per darsi all’avvocatura. Nel 1924, il Merlino pubblicò un opuscolo contro il fascismo e l’anno seguente, presso l’editore Gobetti, un libro sulla magistratura. Morì nel 1930.
Il Merlino passò gradatamente dalle posizioni anarchi ...[continua]

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