libertarismo, cooperativismo, cosmopolitismo
problemi di vita
e di morte
UNA CITTA' mensile di interviste
Il limite alla libertà
...è quello che vogliono imporre in un campo, la procreazione, che riguarda l’intimo delle scelte individuali, ma è anche quello da porre alla scienza affinché non possa fare e disfare la vita a suo piacimento....
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problemi di vita
e di morte
Le direttive anticipate
Una carta in cui metter per iscritto le proprie intenzioni in caso di perdita delle propria capacità di intendere e volere. Il principio di beneficenza e quello dell’autonomia del soggetto. La figura giuridica del fiduciario. L’ipocrisia che si sta accumulando attorno a temi come eutanasia e suicidio assistito. Intervista a Valerio Pocar.
problemi di salute
La lotta al dolore
Un reparto ospedaliero di Cremona precursore delle cure palliative in Italia. Un lavoro d’equipe a cui partecipano a pieno titolo paziente e parenti. La qualità delle terapie del dolore si misura sul tasso di consumo di morfina, che in Italia resta bassissimo. Il rapporto originariamente controverso, ma oggi ineludibile, fra cure palliative e eutanasia. Intervista a
Franco Toscani.

Il pianeta
del dolore

La terapia del dolore, dispersa fra anestesia e le altre discipline, non ha uno statuto che le permetta di crescere, nella ricerca e sul territorio. La piaga sociale di dolori che rovinano la vita e la cui cura, a basso impatto tecnologico, rischia di non interessare. La scoperta delle morfine endogene. Fra accanimento terapeutico e eutanasia la terza via della dignità. Ridurre la disabilità sarà la battaglia del futuro. Intervista a
William Raffaeli.

Nel tempo rimasto
Dalla terapia del dolore alle cure palliative, da queste all’attenzione alle problematiche psicologiche e spirituali del paziente senza speranza: è il tragitto di quei medici che si sono rifiutati di considerare normale il morire fra atroci sofferenze. In venti anni la malattia inguaribile non è più considerata incurabile. L’uso della morfina per via orale può risolvere la maggior parte dei problemi. Vincere il dolore offre una possibilità di poter vivere dignitosamente e normalmente anche la propria agonia. La complessità del dolore fisico: quello insopportabile di una madre dipendeva dalla preoccupazione di lasciare un figlio senza futuro. Le difficoltà che incontra un medico di fronte alla richiesta di dialogo sulle domande ultime da parte di pazienti che non si rassegnano. Intervista a
Luigi Saita.

L’immagine rotta
I risvolti psicologici dei trapianti. Il senso di onnipotenza del primo periodo e la disillusione per la perdurante dipendenza sanitaria. Il trapiantato considerato invalido sul lavoro. Un organo che può diventare persecutorio. Il senso di colpa verso il donatore morto. L’angoscia del rianimatore che deve avanzare la richiesta ai familiari. Intervista a Giampietro Rupolo.

Quel viaggio concitato...
La necessità, anche per i piccoli trapiantati, di un attento accompagnamento psicologico. La delicata fase della terapia intensiva, in cui i bambini restano soli, col corpo esposto alle cure mediche. L’importanza, anche per gli adolescenti, di una fase regressiva per recuperare le energie. Il rischio, gravissimo, di sviluppare depressioni stabili e l’ormai dimostrato rapporto fra depressione e sistema immunitario. Intervista a
Chiara Cattelan.

La responsabilità di una risposta
La difficile relazione fra medici, infermieri e familiari in un reparto come quello di terapia intensiva dove il paziente è spesso una persona che all’improvviso si trova in gravissimo pericolo di vita. L’importanza di concepire la morte come un processo che, a un certo punto, diventa irreversibile. Il rischio è ancora quello dell’accanimento terapeutico, non quello, assai immaginario, del "distacco della spina". Intervista a Paola Bernardi e Davide Mazzon.

Ascoltare
per aiutare
Il problema della riabilitazione psicologica dopo una mastectomia. Una città che sappia riaccogliere delle persone, non degli expazienti. Una falsa visione organicistica del corpo a fronte di una sofferenza globale.
Intervista a
Gemma Martino.

L’ultimo palliativo
La lotta contro il dolore e le nuove tecniche per rendere autonomo il malato terminale e non ospedalizzarlo. Il rapporto difficile coi parenti. La diffidenza verso l’analgesico da parte dei teologi, per i quali il dolore avvicina a Dio. I dolori che allontanano da tutto. Il disinteresse per le cure domiciliari, costose e poco redditizie. Intervista a Giuseppe Fattori.
La difesa
della normalità

Il cancro da “male incurabile” sta trasformandosi, grazie all’avanzamento delle cure e alla loro personalizzazione, in un male cronico, che si può tenere a bada, impedendogli di impossessarsi della propria vita. La battaglia principale è la difesa della normalità. L’importanza della psicologia oncologica. La grande paura del dolore, che oggi però può essere debellato. Intervista a Anna Segre.
Poi, il terzo giorno...
Una dose massiccia, e prolungata, di chemio per distruggere tutte le cellule tumorali in circolazione nel corpo, una cura che sarebbe mortale se non fosse possibile raccogliere e surgelare un numero sufficiente di cellule essenziali del sangue da reimmettere nel corpo. Un trattamento che porta il paziente in condizioni estreme e l’importanza della presenza di persone care che continuino a "chiamare" alla vita. Intervista a
Katharina Mahn.
L'eutanasia non pone fine alla vita ma all'agonia
Perché può essere accanimento terapeutico anche l’alimentazione forzata. L’inequivocabile morte corticale. Il principio di autonomia che non contraddice quello di beneficenza. L’impreparazione dei medici a parlare di diagnosi infauste. Il diritto inalienabile a decidere di sé. L’eutanasia non pone affatto fine alla vita, ma a un’agonia che ormai non ha più nulla di naturale. Intervista a Valerio Pocar.



Aver significato
In una situazione in cui l’aspettativa di vita si allunga e il dolore può essere tenuto sotto controllo, la “parlabilità” della malattia non fa certo guarire, ma serve moltissimo ad affrontare la fine della vita, a riscoprire il valore delle relazioni, a combattere la solitudine e il senso di nullità, di mancanza di significato della propria esistenza. L’importanza dei gesti, quando le parole vengono meno.
Intervista a Luca Ostacoli.
Brevettare la vita?
So che ci sarò
Un centro diurno per malati oncologici dove ci si va non solo per le cure, ma per trascorrerci anche l’intera giornata, incontrare amici, parlare coi medici. L’assurdità di prescrivere esami anche quando non sono necessari. L’importanza del principio che la cartella clinica è del paziente. I gruppi di autoaiuto, dove si parla di tutto, si condividono angosce e problemi, dove nascono amicizie, si ricorda chi viene meno.
Intervista a Pietro La Ciura.
Sotto la coltre
della malattia
La ricchezza interiore del malato di Aids in una società che vuol rimuovere morte, malattia e dolore. In assenza di speranza di guarigione le risposte della medicina: accanimento terapeutico o incuria. La violenza dei mezzi di comunicazione cui interessa solo il personaggio. L’esperienza esistenziale, nella convivenza con la malattia, dei gruppi di auto-aiuto. Intervista a Mattia Morretta.
Il valore di un parto
Il finanziamento degli ospedali a prestazione ha creato una spirale perversa in cui la stessa mentalità dei medici rischia di cambiare. Una giusta esigenza di responsabilizzazione sulla spesa si è tramutata in una corsa all’incremento delle prestazioni più redditizie. L’impari competizione con il privato. La prevenzione sacrificata sull’altare dell’aziendalizzazione. Intervista a Manuela Vanoli, Rosa Pavanelli, Angelo Costanzo e Massimo Stroppa.
problemi di vita e di morte
Ascoltare chi dice adesso basta
In presenza di macchine sempre più capaci di tenere in vita, la ridefinizione necessaria dello “stato di morte” ha comportato però la grave conseguenza di rimuovere la responsabilità della decisione di “fermare” le cure. I casi dello stato vegetativo, dei danni cerebrali gravissimi con prognosi certa. Le cure palliative per debellare il dolore non possono risolvere tutti i problemi legati all’eutanasia. Intervista a
Carlo A. Defanti.
Come morire
La libertà di morire
con dignità, senza sofferenze disumane
Un’associazione, Exit, per il riconoscimento del diritto a dare disposizioni per la propria morte in caso di malattia terminale e sofferenze senza speranza. Richiedere innanzitutto il riconoscimento legale del testamento biologico e la depenalizzazione dell’intervento del medico. L’eutanasia è già praticata, ma clandestinamente. L’apertura svizzera e la legalizzazione olandese. Intervista a Emilio Coveri e Piero Castagno.
Gli hospice
L’istituzione anche in Italia di hospice, luoghi specializzati per accompagnare i malati senza speranza, segna un cambiamento radicale nel rapporto con il morire. La lotta alla sofferenza inutile, il sostegno alle famiglie, la cura di quegli aspetti culturali e psicologici per forza di cose trascurati in ospedale. L’assurdità della mancanza di franchezza e dell’insistenza su cure senza speranza. Intervista a
Michele Gallucci.

La medicina
per il morente

L’importanza delle relazioni, innanzitutto con la famiglia, solitamente considerate d’ostacolo; l’uso dei farmaci per il loro effetto collaterale; le scelte terapeutiche opposte in assenza di speranza di vita. La specificità delle cure palliative non viene insegnata all’università dove il processo del morire non è preso in alcuna considerazione. Intervista a
Michele Gallucci.
Beneficenza e autonomia
Le cure palliative, che vanno promosse e rese accessibili a tutti, non rimuovono il problema ineludibile dell’eutanasia. L’ipocrisia inevitabile del “doppio effetto”, in cui la morte che sopraggiunge è intesa come mera conseguenza. Il caso della sedazione totale. La compatibilità possibile tra principio di beneficenza e principio d’autonomia. Un convegno sul diritto a una “morte dignitosa” svoltosi a Milano. Interventi di C. A. Defanti, M. Gallucci, V. Pocar, I. Montanelli.