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La laurea con una tesi sul genocidio in Rwanda, il G8 di Genova, la voglia di andare, l’Africa, il Benin, la disillusione sui “governativi”, il ritorno difficile... Intervista a Silvia Tamassia.

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Al cinema
io piango
Quello è l'errore. A 55 anni volerne dimostrare 40. Non ho visto una donna naturale, ho visto un alberino di Natale. Lucia Bosè no, lei sa assimilare le proprie rughe, invecchia con naturalità e questo è molto bello. Poi se uno mi vuole bene mi deve voler bene a 27 anni, a 37 e a 57, mi deve voler bene per come sono io, non per come mi ha fatto il chirurgo. Io non ho mai nascosto niente di me stessa e ora dovrei nascondere le mie rughe? Per carità è una delle cose belle che ho. Poi anch'io ho fatto l'intervento al seno. Ma questo perché la puntura settimanale mi dava fastidio. Essendo a base di ormoni, sessualmente dava problemi, non riesci bene e poi fa male all'organismo. Così ho fatto la protesi. Quanto costa? 4 milioni... Li tenevo e l'ho fatto. Ma il resto no, per carità...
Intervista a
Maria Josè Gonzales
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Quanto fu duro per mio padre fingere? Fingere una malattia psichiatrica dev’essere difficilissimo, soprattutto in una situazione in cui i medici erano fascisti, e solo il direttore della clinica, Angela, sapeva che mio padre non era malato e che era lì per rifugiarsi. Bisognava fingere e fingere bene, bisognava farsi venire i sintomi fino al limite del vero...
Intervista a Anna Segre

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La serva piccola
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Figli e figlie dati via e costretti al servizio di contadini, spesso miserabili anche loro, in cambio del vitto e alloggio. L’incredibile, e spietato, sistema di servaggio che reggeva i masi sudtirolesi fino a pochi decenni fa. Intervista a Elisabeth Seebacher.  |
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Lo spazio,
il vento, la radio
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Uno dei ricordi che non ti lasciano dell'Argentina è il vento; è terribile, ti piega in due, schiaccia i cespugli a terra. Quando a Milano mi capita di essere investita all'improvviso da una folata di vento uscendo dal sottopassaggio della metropolitana, ogni volta ricordo l'Argentina, è quel tipo di vento lì...
Intervista a
Laura Pariani
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Lo Chopin partiva... |
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Una giovane ebrea polacca che doveva andare in Inghilterra e si ritrovò in India, imparò cinque lingue, ritornò in Polonia, sposò un militante comunista, divenne comunista, ma alla fine, con l’ultima ondata antisemita, decise di partire...
Intervista a
Nelly Norton.  |
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Quei fiori del suo giardino
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E così in questo periodo di pseudosalute, lei ha potuto vivere normalmente, andava al Sert, come collaboratrice di segreteria, viveva a casa, frequentava amici. Questo per Carla era anche un problema: stare bene mentre vedeva morire tutti gli altri. "Mi chiedo, mi interrogo, mi torturo. Nella mia rubrica ormai ci sono solo numeri muti, nessuno mi risponderà se li faccio, e allora mi chiedo perché io e tutti loro no...". Scrive queste parole nella primavera dell'89, quando un'amica, che stava abbastanza bene come lei, se ne andò all'improvviso in una settimana...
Intervista a Luisa Campana
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Quella scuola ebraica... |
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... fui obbligata a lasciare la scuola. Ma ancora una volta una situazione che poteva essere disastrosa si è rovesciata nel suo opposto: l'esperienza della scuola ebraica di Roma è stata una delle più importanti e indimenticabili della mia vita. I bambini e i ragazzi ebrei non potevano andare più a scuola, ma anche gli insegnanti ebrei non potevano più insegnare, quindi confluirono in quella scuola molti fra i migliori professori delle medie, del liceo, dell'Università. Intervista a
Giacoma Limentani

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Era lì, davanti a casa
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L’ho vista arrivare da qui, dalla cucina, e pensavo di restarci pure io sotto. Me la sono vista venire addosso, è arrivata fino alla finestra, però qua non è entrata, ha circondato la casa e ha risalito la prima rampa delle scale. Se fossi stata giù non mi sarei salvata. Mi sono salvata per un puro caso, perché io non stavo giù, perciò sto qua, ma Gaetano stava giù, in cucina... Intervista a Anna Milone

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La fuga,
alla fine
L’infanzia in una strana caserma, un padre misterioso, la guerra che infuria, le storie raccontate da ragazzini, e poi le rovine ovunque, una madre profondamente infelice, la fuga del nazista e quella, finalmente, della moglie.
Intervista a
Ulla Rütter.

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Quella notte del 43...
Nel ghetto dove abitavamo, i palazzi si affacciavano su una via lunga e stretta, così sporgendosi dalla finestra mio padre vide molte famiglie ebree scendere in strada coi tedeschi. Venivano portati via. La gente usciva anche dal nostro portone, presto ci rendemmo conto di quello che stava succedendo: i tedeschi stavano portando via tutti. Intervista a
Settimia Spizzichino.  |
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Ricordare insieme ai nipoti
(542)Della mia famiglia è rimasto un figlio, che fa il giornalista, e i nipoti. Sono diventata attiva nel movimento delle Madres de la plaza de Mayo per molti motivi, certo aver perso tre figli, due generi e una nuora era il principale, ma c'era anche la determinazione a non fare scendere l'oblio sulle stragi, perché se non si vogliono rivivere gli orrori bisogna ricordarseli e ricordarli a tutti.
Ancora oggi, ogni giorno, almeno una "Madre" gira nella piazza per ricordare a tutti che trentamila cittadini, bambini e donne compresi, sono scomparsi. Intervista a Laura Bonaparte.
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