libertarismo, cooperativismo, cosmopolitismo
in memoria
UNA CITTA' mensile di interviste
ricordiamo
Pierre Vidal-Naquet
Pierre Vidal-Naquet, grande storico dell’antichità e strenuo difensore dei diritti umani, è morto a Fayence nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2006.
Il 29 luglio 2006, Pierre Vidal-Naquet se n’è andato, lasciando un vuoto terribile. Al di là della sofferenza e del dolore, per i quali non ci sono parole, vorrei semplicemente portare qui la testimonianza di quello che lui era per me e per “La Découverte”, la casa editrice di cui sono responsabile dal 1982: ben più che un autore o un direttore di collana (“Textes à l’appui/Histoire classique” creata nel 1965, ancora attiva quarant’anni più tardi), era un carissimo amico, un modello e una guida per tentare di mantenere la giusta rotta in un mondo di ingiustizie, dove il disprezzo della verità e il confuso qualunquismo mediatico sembrano diventati le anti-bussole dei nostri contemporanei.
E’ stato nel 1981 che l’ho conosciuto, quando François Maspero mi chiese di venire a dargli una mano nella casa editrice che aveva creato nel 1959. All’epoca “PVN” non era che un’icona per me, un singolare “storico politicamente impegnato”, di cui conoscevo appena -come tanti altri giovani e incolti “sessantottini”- la coraggiosa battaglia contro gli orrori della guerra in Algeria, con il Comitato Audin e il Manifesto dei 121. Un impegno condiviso con uomini e donne ben poco numerosi, tra i quali c’erano Jérôme Lindon e François Maspero. Ma in realtà ancora ignoravo l’essenziale: egli aveva alle spalle già più di vent’anni di ricerca scientifica profondamente innovatrice al fianco di Jean-Pierre Vernant, oltre vent’anni d’impegno e di rivolte ragionate e convinte. E, dietro tutto questo, il segno profondo e nascosto lasciato dalla scomparsa di Lucien e Margot, i suoi genitori, ad Auschwitz nel 1944. ...
dall'orazione funebre di Francois Géze

Abbiamo appena perso un amico, i cui interventi a favore del necessario e del vero ci mancheranno terribilmente. Sin dalla sua prima infanzia, Pierre Vidal-Naquet ha assistito al genocidio hitleriano ed è stato segnato dalla morte dei suoi genitori ad Auschwitz.
Questo fu l’evento originario che determinerà tutto il corso della sua vita. Non faceva che ripetere che essere ebreo per lui non voleva dire aderire ad una religione (era ateo), né consisteva nell’adesione all’arroganza della politica dello Stato d’Israele, che ha messo il suo destino sotto l’egida della forza e non intende decidersi a riparare i torti fatti al popolo palestinese. Essere ebreo per Pierre ha sempre voluto dire essere l’erede di una tradizione che mette il riconoscimento reciproco tra le genti al centro del suo interesse. Ne è testimonianza quella sua “fedeltà testarda” verso i senza voce...
dall'orazione funebre di Mohammed Harbi
La parola greca, variopinto...
L’insegnamento “dreyfusardo” del padre e lo scandalo della seconda condanna di Rennes, l’impegno contro la tortura, di cui facevano uso le forze francesi contro i patrioti algerini; la scelta della Grecia che permetteva di tenere la distanza, l’eterna questione fra Sparta e Atene, e poi l’impegno per uno Stato palestinese, l’amore per la musica e la poesia, gli amici e anche le antipatie... Intervista a
Pierre Vidal-Naquet.
Pierre Vidal-Naquet e la moglie Geneviève. Marsiglia '52
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archivio

Grazia Cherchi


Alex Langer



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Lisa Foa


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Bortolozzo



Sebastiano Timpanaro


Anna Segre
ricordiamo Jacek Kuron
L’esperienza straordinaria dei Walterowcy, specie di scout rossi, dove i “suoi” bambini impararono a “dissentire”. Una vita trascorsa in jeans, senza patente, né soldi in tasca. Il carcere, gli affetti e quella casa dalla porta sempre aperta dove tutto avveniva. Gli ultimi anni, segnati dalla malattia ma anche da una nuova lotta, quella per l’Ucraina democratica.
Intervista a
Nelly Norton
e Marta Petrusewicz.

Zulma Paggi


Matoub Lounes


Jean Selim Kanaan



Marcelo Quiroga