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UNA CITTÀ n. 250 / 2018 Giugno-Luglio



"Se sei socialista, o fanciulla, spingi lo sguardo oltre le pareti della tua casa e allarga il tuo cuore. Vedi nei tuoi figli e nelle tue figlie, tutti i figli e tutte le figlie degli uomini. Noi vogliamo che a tutti giungano le stesse idee perché tutti ne ritraggano gli stessi vantaggi e perché tutti siano redenti. Noi vogliamo che tutti abbiano la libertà di pensare, il tempo di pensare ed i mezzi che aiutano a pensare. Non piú catechismi, né bibbie, ma spontaneità, osservazione e critica. Noi vogliamo che ognuno scelga il suo lavoro e ne sia padrone in tutto l’ambito dell’attività sociale, vogliamo abolito il mercato della carne, smonarchizzata la famiglia, equilibrate le ragioni economiche del lavoro e della mercede, ridonate alla gioventú le gioie dell’amore. Vieni con noi, fanciulla, a seminare la giustizia  e la libertà”.
Anna Maria Mozzoni
(Alle fanciulle, 1885)
Qui e ora
Su una buona pratica triestina
Intervista al gruppo Articolo 32

La trappola della passione
Capitalismo delle piattaforme e lavoro gratuito
Intervista a Emiliana Armano e Annalisa Murgia

Il nostro orto
Su un’esperienza di vita comunitaria
Intervista a Serena Antonelli e Margherita Pagliani

Non è facile essere insegnanti
Sullo stato di salute della scuola
Intervista a Gianluca Argentin

Il villaggio yemenita
Sul conflitto in Yemen e il commercio di armi
Intervista a Bonyan Gamal e a Linde Bryk

Nelle centrali: Srebrenica 2018

Ai confini dell’Abchazia
La precaria situazione di Georgia, Abchazia e Ossezia
Di Paolo Bergamaschi

La sinistra americana
Il socialismo e i giovani americani
Intervista a Sarah Leonard

Novecento poetico italiano 29 / Fortini e Solmi
Di Alfonso Berardinelli

Prima di tutto vennero a prendere me
Di Francesco Ciafaloni

Immigrazione: tra falsi miti e scomode verità
Di Roberto Lancellotti e Stefano Proverbio

Un clima generale di disillusione
Di Emanuele Maspoli

Per le biblioteche pubbliche
Di Belona Greenwood

Lentamente, in carcere
Di Claudio Conte

La Cina in Senegal
Di Ilaria Maria Sala

Domande
Di Vicky Franzinetti

Reprint. Sull’Oceano
Di Edmondo De Amicis

La visita è alla tomba di Billie Holiday

La copertina è dedicata a una speranza.

Per ricordare il quarantennale della legge 180, raccontiamo la storia di un gruppo di utenti dei servizi di salute mentale di Trieste che, assieme a operatori e familiari, da oltre dieci anni si incontra ogni settimana in uno spazio di inedita libertà, dove non si parla del proprio malessere, ma si organizzano presentazioni di libri, gite e convegni; il valore dello spirito basagliano della "recovery”, che significa innanzitutto riappropriarsi della propria vita, il problema dello stigma, il difficile rapporto con i farmaci, la fatica del rientro in società, ma anche l’orgoglio per aver reso tutta quella sofferenza una preziosa risorsa che si può mettere a disposizione di altri.

Emiliana Armano e Annalisa Murgia ci parlano del cosiddetto capitalismo delle piattaforme, che mercifica le nuove forme di aggregazione sociale, rendendo sempre più labili i confini tra lavoro e tempo libero, e poi di "free work” nella duplice e ambigua accezione di libero e gratuito, in cui tanti ragazzi restano intrappolati, in un intreccio problematico tra passione e sfruttamento, della fatica delle organizzazioni tradizionali del lavoro, ma anche della speranza nelle tante forme di mutualismo, cooperazione e rappresentanza che stanno nascendo spontaneamente in giro per il mondo.

Sarah Leonard, giovane redattrice di "The Nation” e "Dissent”, e Michael Walzer conversano di giovani e sinistra: una generazione alle prese con mille lavoretti senza alcuna garanzia e pressata da debiti studenteschi inestinguibili e però affamata di idee radicali; i movimenti Occupy, Black Lives Matter, il boom di iscrizioni di giovani nei Socialisti democratici d’America, e poi i dilemmi della sinistra su confini e cittadinanza, protezionismo e libero mercato; e ancora la speranza che dal movimento "Me too”, emerga una nuova solidarietà femminile.

La storia di due giovani laureate che già prima di finire gli studi avevano girato il mondo, dall’Inghilterra al Sudamerica; la delusione per la cooperazione internazionale, il fascino delle culture contadine conosciute in Sudamerica e la scelta infine di metter su casa in Appennino, dove si pratica un’agricoltura riconciliata con la terra, si vive in comunità ma con spazi di libertà per ognuno e con buoni rapporti con un vicinato ormai solo anziano. A raccontare, Serena Antonelli e Margherita Pagliani.

"La maggior parte degli emigranti, come sempre, provenivano dall’Italia alta, e otto su dieci dalla campagna. Molti Valsusini, Friulani, agricoltori della bassa Lombardia e dell’alta Valtellina: dei contadini d’Alba e d’Alessandria che andavano all’Argentina non per altro che per la mietitura, ossia per metter da parte trecento lire in tre mesi, navigando quaranta giorni. Molti della Val di Sesia, molti pure di que’ bei paesi che fanno corona ai nostri laghi, così belli che pare non possa venir in mente a nessuno d’abbandonarli: tessitori di Como, famigli d’Intra, segantini del Veronese. Della Liguria il contingente solito... Tutti costoro non emigravano per spirito d’avventura. Per accertarsene bastava vedere quanti corpi di solida ossatura v’erano in quella folla, ai quali le privazioni avevano strappata la carne, e quanti visi fieri che dicevano d’aver lungamente combattuto e sanguinato prima di disertare il campo di battaglia…”. Per il "reprint”, pubblichiamo un brano di Sull’Oceano, scritto da De Amicis nel 1889 dopo aver fatto la traversata Genova-Buenos Aires con i migranti italiani alla ricerca di fortuna.



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