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UNA CITTÀ n. 246 / 2018 Febbraio



Al socialismo non si giunge solo per atto di rivolta o per decreto, sia pure del proletariato, ma si giunge specialmente attraverso una trasformazione della coscienza umana. Un esperimento di regime socialista oggi si risolverebbe in un fallimento. Al sentimento individualista che caratterizza la società attuale bisogna sostituire il sentimento collettivo. Solo avvenuta questa trasformazione di sentimenti e di coscienza si potrà parlare di socialismo. La cooperazione è una mirabile scuola di preparazione della coscienza collettiva. Le cooperative sono le cellule entro cui si sviluppa
e feconderà il germe della nuova civiltà socialista.
Nullo Baldini,1913

Febbraio 2018

Radicalmente più egualitaria radicalmente più democratica
La storia di "Dissent”
Intervista a Michael Walzer, Maxine Phillips,
Colin Kinniburgh
e Alex Lubben

L’affanno del sindacato
Il racconto di una sindacalista della Cgil
Intervista a Giulia Miglioranza

La casa del popolo
L’esperienza di Je so pazzo a Napoli
Di Bruno Giorgini

Non si ferma uno tsunami chiudendo la finestra
Colloquio con Maurizio De Giovanni
Di Bruno Giorgini

Me encanta el ciel
La storia di Amedeo, un giovane di 22 anni...
Intervista a Rossana Guffanti e Stefano Granelli

Non sono stati i russi a eleggerlo
Cosa sta succedendo nell’America post-Trump
Intervista a Fabrizio Tonello

Nelle centrali
:
Urban Academy, New York

Gli strumenti dei cebi
Sul comportamento di un gruppo di scimmie
Intervista a Elisabetta Visalberghi

La cooperativa e il suo onore
L’epopea della cooperativa braccianti di Ravenna
Intervista a Lorenzo Cottignoli

Novecento poetico italiano 25 / Zanzotto (2)
Di Alfonso Berardinelli

Il trasporto dei pacchi
Di Massimo Tirelli

Dal carcere. Fermo, alla stazione
Di Giovanni Lentini

Le parole e le cose
Di Francesco Ciafaloni

Da Sud a Nord: le migrazioni temporanee per lavoro in Italia
Per Neodemos, Massimiliano Crisci (p. 47)

Il concorso per notai aperto alle donne...
Dal Marocco, Emanuele Maspoli

L’età della vergogna
Dall’Inghilterra, Belona Greenwood

In ricordo di Italia Donati, maestra
Reprint, Enzo Catarsi

La visita è alla tomba di Andrea Caffi

Viaggio a New York
Di Barbara Bertoncin

Dedichiamo la copertina, e una lunga intervista, agli "scariolanti” di Ravenna e alla loro cooperativa, la prima, di lavoro, in Italia. A chi crede che non ci possa essere una sinistra non ancorata a una tradizione, che questa sia più importante dei programmi, la sola cosa, fra l’altro, da portare a garanzia di ogni compromesso eventualmente necessario, noi consigliamo di ritrovarla a partire da loro, da quei braccianti che bonificarono l’Agro romano; erano gente pratica, lavoratori capaci di scavare un canale e dargli, a occhio, una pendenza di quaranta centimetri per chilometro, sapevano che il lavoro si scambia e che la solidarietà deve andar d’accordo con l’interesse, ma avevano anche letto di Cabet e a Ostia ci provarono pure; misero su il circolo socialista, la cooperativa di consumo, costruirono case a misura d’uomo, si diedero regole severe e se qualcuno le violava nessuno gli rivolgeva la parola per quindici giorni o un mese, e batterono pure moneta; erano mazziniani e garibaldini o socialisti e tanti, in cuor loro, forse entrambe le cose; lottavano per la dignità del lavoro, ma fu il senso del dovere e l’onore, da difendere, della loro cooperativa, a non farli indietreggiare di fronte a una terra malsana su cui lasciarono più di cento morti. Raccontiamola ai nostri ragazzi la loro storia.

Sempre di fine Ottocento si parla nel reprint: la storia è quella della maestra Italia Donati, una delle tante giovani donne cui si deve la diffusione della scuola e dell’alfabeto nel nostro paese malgrado la contrarietà di possidenti e chiesa; erano spesso nubili, comunque trasfertiste, assunte direttamente dai sindaci, malpagate e precarie, a rischio di maldicenza e d’altro; Italia Donati ne fu vittima e il suo suicidio contribuì a cambiare la storia della scuola italiana.

Apriamo il numero con la storia di "Dissent”, la rivista fondata nel 1954 da Irving Howe e Lewis Coser, professori a Brandeis, Massachusetts, "dove gli anni Sessanta arrivarono negli Cinquanta”, in doppio dissenso con il maccartismo e con lo stalinismo. Michael Walzer, Maxine Phillips, assieme a due "dissentnik” della nuova generazione, Colin Kinniburgh e Alex Lubben ricordano come all’origine ci fosse il tentativo di creare uno spazio politico franco e plurale, pur entro alcune linee rosse; le sofferte prese di posizione durante la Corea e il Vietnam, l’impegno fin da subito per i diritti civili al Sud, il significato oggi della parola "socialismo”, ma anche della parola "dissenso”.

"Sono al settimo cielo”, aveva detto ai genitori Amedeo, un giovane di 22 anni, appassionato di musica e di rap, che, alla prima occasione, aveva deciso di "mettersi alla prova”, destinazione un paesino sperduto della Colombia per aiutare a far scuola ai bambini... Nel suo diario una specie di poesia con l’elenco delle cose fatte, dal far colazione col brodo all’accudire i maiali alle quattro di mattina, dal pregare pur non essendo credente al "raspare la coca” dalla pianta, per provare quello che sono costretti a fare, a mani nude, i bambini... Rossana e Stefano, i genitori, ci parlano di lui, dei suoi amici e di loro stessi, ora.

Città democratiche e campagne repubblicane; donne, minoranze, e giovani da una parte, maschi bianchi e anziani dall’altra; il risentimento, nella "fascia della ruggine”, di una classe operaia divenuta middle class e poi devastata dalla crisi... Fabrizio Tonello ci parla dei motivi profondi della vittoria di Trump, di un ecosistema comunicativo del tutto nuovo, dove chiunque può dire quel che vuole e del rischio che, a causa dell’inchiesta sui russi, non faccia notizia quel che stanno facendo i repubblicani.


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