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UNA CITTÀ n. 244 / 2017 Novembre



"La Pira si associa con tutto il cuore alle parole pronunciate dal Presidente, rilevando che, realmente,
tutti i commissari sono spiacenti di doversi separare, poiché si era venuta formando fra di essi
una consuetudine di vita comune e di comune sentimento, che ha costituito in seno
alla Sottocommissione un vincolo di fraternità umana. È questa già una conquista politica
ed è un preannunzio della fraternità che legherà in avvenire tutti gli italiani. (Segni di consenso)”
Resoconto stenografico, Assemblea Costituente, 19 dicembre 1946

Sindaci sotto tiro
Un’associazione di enti locali contro le mafie
Intervista a Pierpaolo Romani

Il ventriloquo del popolo
Su populismo e democrazia
Intervista a Nadia Urbinati

Quando leggo insieme a loro...
Sul mestiere di insegnare oggi
Intervista a Brunella Gelsomino

Imparare facendo
Un esperimeno partecipativo a Livorno
Forum con: Marianella Sclavi, Stella Sorgente,
Susan George, Maurizio Giacobbe


La cosa più grande che esista
Una nuova teoria della coscienza
Intervista a Marcello Massimini

Nelle centrali: Napoli Afragola

Sapere di non essere una nullità
Una buona pratica a Bruxelles
Intervista a Raymond Veriter

Sì, questo è stato
L’impegno per la verità di una donna tedesca
Intervista a Beate Niemann

Vai, mettiti in viaggio
Sul cinquecentenario della Riforma
Intervista a Paolo Ricca

Novecento poetico italiano 23 / Pasolini (2)
Di Alfonso Berardinelli

Trump, il sovrano
Di Stephen E. Bronner

La responsabilità degli scienziati
Di Francesco Ciafaloni

Disuguaglianze e non autosufficienza
Di Marco Albertini ed Emmanuele Pavolini

L’intelligenza dell’argania
Di Emanuele Maspoli

Dall’Inghilterra. Il mio vicino
Di Belona Greenwood

Dalla Cina. Ecco, io la vedo
Di Ilaria Maria Sala

Appunti di un mese

In copertina manifestazione a Varsavia del Partito della rinascita polacca, un movimento nazionalista apertamente neofascista e antisemita.

A metà degli anni Novanta, all’indomani di Mani Pulite e delle stragi di mafia, un giovane sindaco del Modenese cominciò un lavoro di sensibilizzazione nel proprio territorio e poi si mise a cercare altri sindaci per creare un’associazione in cui condividere le buone pratiche attuate nella lotta alla mafia e alla corruzione, ma soprattutto per non lasciar soli gli "amministratori sotto tiro”; Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale dell’associazione Avviso Pubblico, ci parla di una mafia che oggi è soprattutto un fornitore di "servizi” per gli imprenditori, dallo smaltimento rifiuti al recupero crediti, e del nodo dei beni confiscati, dove il rischio, gravissimo, è che passi il messaggio che con la mafia si lavora e con lo stato no.

Il populismo, un termine ambiguo che non può essere decontestualizzato, vive nella democrazia, ma tende, se non resta solo un movimento opposizionale e arriva al potere, a trasfigurarne i due fondamenti, il popolo e il principio di maggioranza, e con essi, gli strumenti con cui quei principi si realizzano, la rappresentanza, la leadership e i partiti; la maggioranza diventa "quella vera”, si identifica con il popolo, tende a rendere la vita difficile alla minoranza, e a considerare i diritti una concessione che si fa agli altri; così il leader diventa il ventriloquo del popolo e il partito cessa di essere un insieme plurale, dove convivono tanti leader; il collante del tutto è l’astio verso l’establishment; il caso illuminante di Trump che all’atto dell’insediamento dice: "Noi, il popolo, siamo qui e siamo tornati”. L’intervista è a Nadia Urbinati.

La storia di una giovane tedesca che dopo aver creduto il padre morto in guerra, scopre che è inspiegabilmente detenuto nella Ddr; le tante "prove” della sua innocenza, la battaglia per porre fine a una grave ingiustizia, e infine il mistero della sua morte … e poi, però, i primi sospetti, la scoperta del nome del padre associato allo sterminio degli ebrei in Serbia, una foto inequivocabile... Beate Niemann ci parla del suo viaggio negli archivi di Belgrado, dello Yad Vashem, di Washington, perfino di Mosca, alla ricerca della verità su suo padre, contro la volontà della famiglia e l’incomprensione degli amici, e infine della sua sofferta decisione di uscire in pubblico, perché nessuno possa dimenticare quello che è stato.

Secondo Paolo Ricca, teologo valdese, il Concilio aveva già fatto sue alcune idee-forza luterane: il valore della parola di Dio, le due mense, word und sacrament, poi il laico che è sacerdote e la collegialità dei vescovi; la messa in discussione, da parte di papa Francesco, di un primato del papato che non trova alcun fondamento nelle scritture e che resta l’ostacolo maggiore all’incontro fra le chiese cristiane; il rapporto con la politica che divise le chiese riformate, causando, con l’avvallo di Lutero, la tragica repressione dell’anabattismo; l’insegnamento di Bonhoeffer, che per primo prefigurò un mondo a-religioso; la parola di un Dio che ti dice: "Vai, mettiti in viaggio” verso una terra promessa che non si raggiunge mai.

"Nella storia della poesia italiana, quasi tutta la produzione poetica di Pasolini dopo Le ceneri di Gramsci ‘non fa storia’, se non in quanto uscita graduale dal genere poesia in direzione del genere prosa. La sua metrica si sfalda, l’architettura dei suoi poemetti si liquefà. Gli stessi libri diventano contenitori di appunti per poesie da scrivere o per saggi da elaborare e razionalizzare. Eppure questo liquefarsi e disfarsi di una struttura retorica così programmaticamente costruita con i poemetti civili delle Ceneri di Gramsci, permette a Pasolini anche di esibire a tratti, a strappi, nell’impulso dell’improvvisazione, la più diretta, nuda, a volte elementare e confusa verità della sua vita e della sua poesia”, continua il viaggio nel Novecento poetico italiano di Alfonso Berardinelli.


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