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UNA CITTÀ n. 234 / 2016 Ottobre



«Di solito il clima della vita politica non è propizio a chi voglia dare ascolto più ai suggerimenti della propria coscienza che alle direttive del partito. Ma anche la storia si misura con questo metro? Le esigenze morali, fatte valere da cassandre inascoltate che non costituiscono un partito o sono, nei partiti, guardate con diffidenza, non contano proprio nulla nella storia? Le politiche passano, ma vi sono pure dei valori morali che sono buoni per tutti i tempi. Come doveva sembrar "livido” Gobetti agli abili manovratori di quegli anni! E Cattaneo ai patteggiatoridel Governo provvisorio lombardo! Ma quanti oggi non sarebbero disposti a riconoscere: "ne avesse avuti l’Italia di uomini lividi come Gobetti, come Cattaneo! Le cose sarebbero andate diversamente e assai meglio”. Anche la fedeltà ai propri principi è una politica, se pure una politica a più lunga scadenza» 
Norberto Bobbio, da "Il Ponte”, a. VII, n. 8, agosto 1951

ottobre 2016

La mia biografia mi impedisce di essere pessimista
Sulla Polonia, l’Europa e l’uso della memoria
Intervista ad Adam Michnik

La nostra Hillary
Di Stephen Eric Bronner

Le ragioni di merito per un no
Governabilità vs rappresentatività
Intervento di Marco Boato

Non ha senso, o, purtroppo, lo ha
Sul pericoloso combinato riforma e legge elettorale
Intervista a Lorenza Carlassare

I trenta gloriosi che non torneranno
Sull’esile speranza legata al sì al referendum
Intervista a Michele Salvati

La classe capovolta
Una buona pratica francese
Intervista a Marie Camille Coudert

Il presente della vecchiaia
Un forum sulle inquietudini dell’invecchiamento
Intervista a Marina Piazza, Antonella Nappi,
Francesca Rossi
e Simona Sieve

Il genocidio degli Yazidi
Nelle centrali

Più poveri dei genitori
Di Francesco Ciafaloni

Aspettando Bruxelles
Di Paolo Bergamaschi

Una causa per andare a morire
Sull’Islam e la sinistra
Intervista a Jean Birnbaum

Nell’estate del ‘44...
Sulle Repubbliche partigiane
Intervista a Nunzia Augeri

Novecento poetico italiano/14
La poesia di Montale, seconda parte
Di Alfonso Berardinelli 

Lettera dalla Cina. Il porto di Colombo
Di Ilaria Maria Sala

Lettera dall’Inghilterra. La battaglia di Orgreave
Di Belona Greenwood

Lettera dal Marocco. Dopo le elezioni
Di Emanuele Maspoli

Appunti di un mese

Discussione sul Titolo V
Di Oliviero Zuccarini, 1947

L’elezione del sindaco di Srebrenica
Di Hasan Nuhanovic

La visita è alla tomba di Silvio Trentin


La copertina è dedicata alle donne polacche che sono scese in piazza a centinaia di migliaia per protestare contro una legge, portata avanti dal partito al governo, che vuol equiparare l’aborto all’omicidio.

Al festival del 900 di Forlì Adam Michnik, presentato dal suo amico Wlodek Goldkorn come uno degli uomini che ha avuto una parte, e non piccola, nella caduta del Muro e nella liberazione della Polonia, ci ha parlato della memoria dell’Europa, a partire dalla particolarità della Polonia, che ha conosciuto due totalitarismi, quello nazista e quello staliniano; della complessità delle storia, ricca di personaggi non univoci come il polacco Pilsudski, autore di un colpo di stato per salvaguardare la Polonia multietnica; ci ha parlato dell’uso politico della memoria storica, che è come un bastone che può aiutare a camminare o che può essere dato in testa agli avversari politici; un uso che, in Polonia, si spinge fino al tentativo dell’attuale governo polacco di infangare Solidarnosc e Walesa; della vergogna che prova per la posizione del suo governo sui profughi e di un’Europa, beneamata, che rischia di perdere la strada e che però vale tutto il nostro impegno per fargliela ritrovare.

Torniamo a parlare del referendum, con l’intervento di Marco Boato, per il no, ma un no circostanziato nel merito che nulla deve avere a che fare con il destino del governo; ma per lo stesso motivo è inaccettabile la demagogia di chi è arrivato a dire: "In questo referendum si tratta di ridurre le poltrone. Punto!”. Per Lorenza Carlassare, costituzionalista, il combinato riforma costituzionale-legge elettorale è sicuramente teso ad accentrare il potere sull’esecutivo e a rendere manipolabili gli organi di garanzia, ma il tutto è anche molto pasticciato: un senato non eletto, che non si sa cosa rappresenterà, perché privo di vincolo di mandato rispetto al territorio di appartenenza, nominato per ripartizione partitica, ma che, paradossalmente, avrà voce in capitolo su leggi molto importanti come quelle costituzionali e i trattati europei; infine la legge elettorale: che vuol far diventare maggioranza chi non lo è e che permetterà l’elezione diretta del capo del governo, una legge al cui confronto quella cosiddetta "truffa” del ’53 è niente. All’opposto, Michele Salvati, schierato per il sì, mette in evidenza la modestia della riforma, che non prevede le due cose che rafforzerebbero veramente l’esecutivo: la sfiducia costruttiva e la possibilità del premier di sciogliere le camere, presenti nelle costituzioni tedesca e spagnola; partendo da un’analisi estremamente pessimistica sullo stato dell’economia mondiale e sulle conseguenze devastanti di una globalizzazione inarrestabile, che impoverendo il ceto medio favorisce la crescita di movimenti populisti, Salvati riserva un’esile speranza, legata all’esito positivo del referendum, in un governo che, finalmente dotato di un investitura forte, possa prendere i provvedimenti necessari e, a volte, tutt’altro che popolari.

Nelle centrali, ricordiamo gli Yazidi, vittime di genocidio. Gli islamisti dell’Isis, denuncia l’Onu, hanno cercato di distruggere il popolo yazida attraverso l’assassinio, lo sfruttamento sessuale, la riduzione in schiavitù, la tortura e trattamenti inumani e degradanti, trasferimenti forzati...

Jean Birnbaum polemizza con una sinistra che per spiegare perché tanti giovani vanno a morire per l’Islam, per paura di risultare islamofobica, cerca spiegazioni esclusivamente "sociali”, facendo l’errore di non dar credito alla forza della religione e non accorgendosi così di essere completamente dentro a un immaginario coloniale, che vede solo l’onnipresenza dell’Occidente e delle sue colpe; in realtà, secondo Birnbaum, questi giovani sono spinti da una speranza radicale che oggi solo l’islam sa offrire loro. Alla fine sarà decisiva la lotta fra l’Islam che interpreta il Corano e quello che lo legge e basta.


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