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UNA CITTÀ n. 235 / 2016 Novembre



«Qualche volta ho la sensazione di non essere un vero e proprio essere umano, ma appunto qualche uccello o un altro animale in forma di uomo; nel mio intimo mi sento molto più a casa mia in un pezzetto di giardino come qui, oppure in un campo tra i calabroni e l’erba, che non... a un congresso di partito. A lei posso dire tutto ciò: non fiuterà subito il tradimento del socialismo. Lei lo sa, nonostante tutto io spero di morire sulla breccia: in una battaglia di strada o in carcere. Ma nella parte più intima, appartengo più alle mie cinciallegre che ai "compagni”. E non perché nella natura io trovi, come tanti politici intimamente falliti, un rifugio, un riposo. Al contrario, anche nella natura trovo ad ogni passo tanta crudeltà, che ne soffro molto»
Rosa Luxemburg, lettera a Sophie Liebknecht, 2 maggio 1917, carcere di Wronke


Novembre 2016

Il futuro nella biblioteca
Sulla biblioteca pubblica nel tempo del tablet
Intervista ad Antonella Agnoli

E adesso? Riflessioni su Hillary, Trump...
Sulla campagna presidenziale americana 2016
Intervento di Stephen Eric Bronner

Mr. Trump va a Washington
Uno spartiacque nella storia americana?
Intervento di Gregory Sumner

Forza e responsabilità
Sul futuro del sindacato
Intervista a Paolo Feltrin

Il corridoio
Un modello di accoglienza nato dalla società civile
Intervista a Luigi Maria Vignali

Una scuola democratica
L’esempio francese di una scuola "dinamica”
Intervista a Benjamin Bouguier

In tedesco avevo 2,7
Madre e figlia di Mannheim raccontano
Intervista a Nadia e Mounia Mountassir

Aleppo
Nelle centrali

La rabbia dei poveri sfruttata dai ricchi
Di Francesco Ciafaloni

Tra Chisinau e Parma
Di Paolo Bergamaschi

Il lutto in silenzio
Sulla Germania e la memoria del suo passato
Intervista a Sabine Bode

I quattro sogni
Sull’islamismo e la lettura del Corano
Intervista a Rachid Benzine

Novecento poetico italiano/15
La poesia di Montale, terza parte
Di Alfonso Berardinelli

Il colloquio
Di Pasquale De Feo

Lettera dall’Inghilterra. L’incredibile verità
Di Belona Greenwood

Che ci faccio qui? Diario dal Burundi
Di Franco De Giorgi

Lettera dal Marocco. La svolta ambientalista
Di Emanuele Maspoli

Appunti di un mese

Cronologia dei fatti d’Ungheria
da "Tempo Presente”, 1956

La visita è alla tomba di Imre Nagy


La copertina è dedicata a tutti i lavoratori pagati con i voucher.

Immaginiamoci una biblioteca pubblica o "centro sociale civico” in cui, oltre ai libri, ci siano laboratori di ogni tipo, dei saperi nuovi, ma anche di quelli tradizionali della città o del paese; che molti di questi siano gestiti dai cittadini stessi, e che poi ci sia un hacker space, il centro turistico, l’ufficio comunale per fare i certificati, l’assistenza per la ricerca del lavoro, a volte pure una piscina e un piccolo cinema, un punto ristoro, ma a volte addirittura una cucina, e uno spazio riservato ai bambini; poi immaginiamoci che in ogni comune d’Italia ci sia un posto simile che i cittadini sentano loro: l’Italia non sarebbe del tutto diversa? Antonella Agnoli lo pensa.

Il rischio, in un contesto in cui il contratto nazionale conta sempre meno e aziende simili offrono condizioni di lavoro diversissime, che il sindacato sia assente sia dove le cose vanno molto bene, sia dove vanno molto male; la conversione positiva ai servizi di assistenza fiscale e legale; l’anomalia dei pensionati tesserati, il reddito di cittadinanza e il problema dell’assuefazione del lavoratore, forse irrimediabile; il sindacato e la sfida della partecipazione. Intervista a Paolo Feltrin.

Una scuola, in Francia, dove non ci sono né orari, né programmi, né classi e i ragazzini stanno tutti assieme, dai 3 ai 18 anni, decidendo autonomamente se studiare italiano, guardare un film o fare un esperimento scientifico; dove si studia la matematica controllando le fatture e raccogliendo i soldi per un viaggio, dove si impara quanto è difficile essere liberi; dove il ruolo degli insegnanti si limita a garantire la sicurezza e la filosofia della scuola; sembra un’utopia, ma sembra anche che funzioni e ottenga ottimi risultati coi ragazzi. A raccontare è Benjamin Bouguier.

Dedichiamo le centrali ad Aleppo, dove è stata messa in atto di fronte al mondo la "modalità Grozny”. L'ambasciatore francese alle Nazioni unite François Delattre, ha commentato: "Aleppo è per la Siria ciò che Sarajevo è stato per la Bosnia o Guernica per la guerra civile spagnola”. E noi siamo stati a guardare.

La paura degli stranieri ma anche quella di fargli torto, nel ricordo di quel che fu il lavoro coatto durante la Seconda guerra mondiale; il grande peso della Shoà di cui nessun tedesco, anche se giovane, anche se figlio di chi non si macchiò di crimini, può liberarsi; il ’68 e il dubbio sulla giustificazione del "non sapevamo”, ma anche la paura di chiedere ai genitori cosa avevano fatto; una "generazione del dopoguerra” di cui il 30% è cresciuta senza padre. Intervista a Sabine Bode.

L’importante, quando si legge il Corano, di collocarlo in un luogo, in un tempo e in una società e di ricordare che la "parola di dio” è tradotta in "parola dell’uomo” e quindi in "parola scritta”: allora per esempio si capirebbe che il ricorso a parole violente avveniva in una società tribale dove le alleanze ferree fra i clan impedivano di passare all’atto. Rachid Benzine ci spiega anche perché tanti giovani hanno aderito a Daesh e non è certo la spiegazione "sociale” che tanta fortuna ha avuto nelle sinistre europee.

"Ore 3,30 - Ordine di sparare contro i ribelli al centro di Budapest. Ore 6,20 - Continuano i combattimenti. Nuova offensiva del governo. Ore 7 - Nagy ha formato un nuovo governo. ‘Basta col sangue!’”. Ore 7,20 - Radio Budapest: ‘La battaglia infuria per le strade di Budapest’. E’ la cronologia delle giornate d’Ungheria pubblicata nel 1956 da "Tempo presente” che ripubblichiamo nell’anniversario della rivolta repressa nel sangue dai carri armati sovietici. Per ricordare.

Come forse sapete, stiamo cercando di sanare una situazione, della rivista, divenuta un po’ difficile. Grazie e a tutti auguri di buon anno.



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