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UNA CITTÀ n. 199 / 2012 Dicembre-Gennaio



IN COPERTINA, lezione di calligrafia nell’ora di informatica in una scuola professionale.
ARRUOLARE IL MALATO. Oggi l’intero sistema sanitario si trova davanti a un bivio: limitarsi a tagli lineari lasciando inalterato un impianto ormai del tutto inappropriato al nuovo quadro epidemiologico o ripensarlo radicalmente per adeguarlo alla domanda dei cronici che oggi rappresentano il 30% della popolazione e consumano il 70% delle risorse? I modelli in via di sperimentazione in Emilia Romagna, Lombardia e Toscana in cui il medico di famiglia, anziché aspettare i pazienti, grazie ai dati sui consumi sanitari, si metterà a contattare quelli più "fragili”; il ruolo centrale delle infermiere, ormai tutte laureate e più brave ad ottenere la compliance dei pazienti. Intervista a Francesco Longo (da pag. 3 a pag 6).
L’UNIFORMITA’ PUNITIVA. Una figura, quella del "direttore generale” di un Comune o di una Provincia, pensata anche per introdurre un approccio manageriale, che oggi si scontra invece con una visione ancora burocratica, centralistica, borbonica, dello Stato che negli anni ha addirittura ridotto l’autonomia degli enti locali; un ruolo, quello dell’amministrazione, che sarà sempre meno di erogazione di servizi e sempre più di governance della sussidiarietà dal basso; la questione della sfiducia, che resta cruciale. Intervista a Mauro Bonaretti (da pag. 7 a pag. 10).
MADE REDUNDANT. Diventare dirigente a 28 anni e partner a 37, e poi presentarsi un mattino dal capo per sentirsi leggere una lettera che si conclude con "...made redundant, effective immediately”, licenziata insomma. Il trauma iniziale e poi le tante questioni pratiche, il curriculum da rifare, l’immagine web 2.0 da aggiornare, un pezzo di identità che va in crisi, ma poi la voglia di rimettersi in gioco, la scoperta che per i cacciatori di teste il fatto di essere stati licenziati non è così rilevante, i primi colloqui e alla fine un nuovo inizio, all’estero. Intervista a Francesca (pag. 11-13).
IL RENDICONTO DELLA DEMOCRAZIA. Un paese dove non c’è solo la casta dei politici, bensì tante piccole lobby e corporazioni, ciascuna con i propri privilegi; l’importanza di recuperare la fratellanza e il concetto di "disuguaglianza ben temperata”; come possibili rimedi, una Camera di cittadini, la revoca degli eletti immeritevoli e la necessità, ogni qualvolta si introduce una deroga, di motivarla. Intervista a Michele Ainis (pag. 14-15).
PRESUNZIONE DI FALSITA’. Essere chiamati dall’Inps per una verifica sull’indennità che riceve la propria figlia, disabile pressoché dalla nascita, con quel fascicolo che, fino alla fine delle verifiche, resta nella pila dei falsi invalidi; il paradosso di esser costretti a far uscire il peggio, quando nel contempo si sta mettendo in moto un percorso di autonomia, che enfatizza invece le risorse, cioè il meglio; il tabù della sessualità dei disabili. Intervista a Lucia Robustelli (da pag. 16 a pag. 18).
FARE LA NONNA. Nella rubrica "neodemos”, Bruno Arpino e Valeria Bordone prendono in esame i controversi risultati di alcune ricerche che si interrogano se fare il nonno faccia bene alla salute (pag. 18).
QUINDI SE SI VUOLE... Francesca Lenzi racconta di come, nel 2008, assieme ad altri cittadini, amareggiati per lo stato di abbandono di una villa in un parco bolognese, si sono costituiti in cooperativa, hanno vinto un bando del Comune e, mettendoci i propri soldi, con l’aiuto di alcune aziende e tanto volontariato, hanno restituito quello spazio alla città (pag 20-21).
MIRAFIORI, CASALE, TARANTO. Un "appunto” di Francesco Ciafaloni che, a partire da quanto sta succedendo a Taranto, ricorda anche i tempi in cui erano in primis i lavoratori e i medici a monitorare la salute dell’ambiente di lavoro, e solo in seconda istanza i magistrati (pag. 22).
LUOGHI. Nelle centrali, confini europei che non ci sono più.
LETTERA DALL’INGHILTERRA. Belona Greenwood ci parla di un bel libro natalizio per bambini e della tradizione di tolleranza della Gran Bretagna, che resiste (pag. 27).
DIALOGO OBBLIGATO. Paolo Bergamaschi ci parla del suo recente viaggio in Serbia, che sta mettendo a repentaglio il suo ingresso in Europa a causa dell’incapacità di sciogliere il nodo Kosovo; il crescente e preoccupante anti-europeismo dei giovani serbi (pag. 28-29).
DOV’E’ IL WEST BANK? Trovarsi a Jaffa quando scatta la sirena, con i vicini palestinesi che ti invitano a stare da loro finché l’allarme non cessa; assistere a una lezione in cui, partendo dalla Shoah, si è arrivati a discutere di Israele oggi, con alcuni giovani ebrei israeliani che chiedono dov’è Gaza e il West Bank; i traumi dei bambini, da tutte e due le parti. Un diario di Sabina Leoncini (pag. 30-31).
LA PALESTINA ALL’ONU. Le reazioni della destra israeliana al riconoscimento di fatto della Palestina rivelano in realtà le preoccupazioni per il riconoscimento dello Stato di Israele, che significherebbe intanto una definizione chiara dei confini e quindi la fine dell’Occupazione: il dilemma tra Stato ebraico e democrazia. Un intervento di Stefano Levi Della Torre (pag. 32-33).
ORGANIZZAZIONE DI COMUNITA’. La svolta di parte del sindacato americano verso un impegno più comunitario, rivolto ai nuovi lavoratori, spesso immigrati, in particolare dei servizi, un tempo considerati inorganizzabili; campagne di sindacalizzazione volte a una contrattazione più sociale e di territorio. Un intervento di Alessandro Coppola (da pag. 34 a pag. 36).
RECINTI D’OGNI SORTA. Il rischio che l’introduzione di lavagne interattive nella scuola dell’infanzia e nei primi anni delle elementari, in una situazione in cui il bambino a casa è già circondato da schermi e da telefonini, impoverisca grandemente la sua formazione, di cui l’uso del tatto e del corpo, l’osservazione in spazi grandi, il confronto anche duro con la realtà esterna e con gli altri, era parte fondamentale; il rischio di un bambino iperprotetto a suo agio solo di fronte a uno schermo. Intervista a Franco Lorenzoni (da pag. 37 a pag. 41).
FOTORICORDO. Sabra e Chatila, 16 settembre 1982.
LETTERA DALLA CINA. Ilaria Maria Sala, di ritorno da un viaggio in Nepal, racconta delle sue preoccupazioni per il trattamento riservato ai tibetani, non solo in Cina, ma ora anche in Nepal (pag. 45).
LA VISITA è alla tomba di Francisco Ferrer, pedagogo e anarchico, fucilato a Barcellona nel 1909.
APPUNTI DI UN MESE. Si parla del pantheon di Bersani, di cosa vuol dire essere un cane in Cina, dei territori palestinesi e della "zona E1”, di diritto all’oblio, di multiculturalismo, di carcere, dell’anniversario di Sabra e Chatila e del ruolo degli americani, del villaggio di Nyumbani, in Kenya, dove a causa dell’Aids, sono rimasti solo i nonni e i nipoti, di aspettativa di vita, eccetera eccetera (da pag. 44 a pag. 47).
BISSOLATI. "...vidi passare nei suoi occhi, accanto all’ombra della sua allarmata modestia, anche un lampo, forse il solo lampo di invidia, che abbia solcato mai un suo sguardo: l’invidia che il destino non avesse consentito a lui pure di poter fare alla patria un sacrifizio egualmente grande e completo, come quello che le aveva fatto Cesare Battisti”; per il "reprint” dell’ultima pubblichiamo il pezzo di Francesco Ruffini in omaggio a Leonida Bissolati, uscito su "L’Unità” nel maggio 1920.


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