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Ritorno a scuola

UNA CITTA n. 221 / 2015

Alessandro Siclari - Sierra Leone

Foto di Alessandro SiclariFoto di Alessandro SiclariFoto di Alessandro SiclariFoto di Alessandro SiclariFoto di Alessandro Siclari
Foto di Alessandro SiclariFoto di Alessandro Siclari
Dopo nove mesi di interruzione a causa della maggiore epidemia di Ebola della storia, le scuole hanno riaperto in Sierra Leone. Tuttavia, l’Ebola non è ancora stata sconfitta e ogni giorno emergono nuovi casi. Molti genitori hanno ancora paura di fare tornare i loro figli nelle classi.

L’epidemia in Sierra Leone ha ucciso 3.877 persone nell’arco di pochi mesi. Nei tre paesi piu colpiti (Liberia, Guinea, Sierra Leone), l’epidemia ha fatto finora un totale di 10.842 vittime. L’Ebola ha lasciato enormi ferite nella popolazione, distruggendo intere famiglie, provocando enormi conseguenze sull’economia del paese e rendendo ancora più fragile il sistema sanitario nazionale. Molti medici e infermieri hanno perso la vita nella lotta contro l’epidemia.
Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto con fluidi di persone che presentano sintomi (sudore, sangue, vomito, ecc). Per fermarla, è necessario identificare e isolare immediatamente il paziente e risalire a tutti i contatti che la persona ha avuto dopo avere manifestato i primi sintomi. In certi casi, come in Sierra Leone, si ricorre alla messa in quarantena dei familiari e dei vicini: un sistema attraverso cui le persone vengono isolate per ventuno giorni onde evitare di diffondere ulteriormente il virus. Non sempre questo sistema è efficace, in quanto aumenta le paure della popolazione, la stigmatizzazione e il rischio che i pazienti nascondano i loro sintomi per paura delle conseguenze su di loro e le loro famiglie. La quarantena risulta inoltre particolarmente difficile da mettere in pratica nelle baraccopoli di Freetown, come Moa Warf, dove la densità altissima, le condizioni igieniche, l’alta mobilità della popolazione, rendono estremamente difficile isolare prontamente nuovi pazienti e risalire ai loro contatti. Ancora oggi, negli slum di Moa Warf, nuovi casi emergono quasi quotidianamente.
Alessandro Siclari

Le foto di queste pagine, scattate nell’ambito di una missione di "Medici Senza Frontiere” nelle scuole di Freetown e nello slum di Moa Warf, sono di Alessandro Siclari.


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