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scheda del libro

Pietro Adamo, Luca Baccelli, Nico Berti, Pino Ferraris, Guido Montani, Pier Paolo Poggio, Gianni Sofri, Nadia Urbinati

La sinistra e le due libertà

Quaderni dell'altra tradizione (n. 2)


Ed. Una Città, 2004
collana Quaderni dell'altra tradizione
96 pagine

Prezzo € 6,00
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L’avvio del dibattito scaturisce dalla acuta percezione da parte di Merlino del fatto che, nel clima reazionario e illiberale di quegli anni, matura la forte esigenza della difesa delle libertà politiche, e che questa azione di difesa deve avvenire anche attraverso l’impegno elettorale e parlamentare. Merlino invita gli anarchici ad abbandonare il loro rigido astensionismo che rischia di isolarli in una posizione di sterile testimonianza. Egli prende contemporaneamente le distanze dai socialisti parlamentari e statalisti che si illudono, scrive, “di poter far breccia a colpi di schede nella cittadella borghese e conquistarla”...

Ciò che Turati sembra percepire come intollerabile minaccia è il richiamo di Merlino alla spontaneità sociale, alle iniziative autonome, all’esercizio diretto di libertà civili. Questi confusi richiami, secondo Turati, manifestano la pericolosa persistenza di uno “spirito anarcoide” che non deve essere importato nel partito, ma rispetto al quale c’è la necessità di “epurarci e disciplinarci”.
(dall’intervento di Pino Ferraris)

Benché non fosse un liberalsocialista, nel 1924 nella rivista Rivoluzione Liberale Gobetti ospitò il primo degli articoli che Rosselli dedicò al socialismo liberale (Liberalismo socialista) e condivise con Rosselli tanto l’esigenza di emancipare il socialismo dall’ipoteca del determinismo marxista quanto la proposta di legare la libertà all’eguaglianza legale e, soprattutto, di assegnare alla libertà una dimensione attiva con lo scopo di rimuovere gli ostacoli sociali e culturali alla realizzazione dell’individualità. Comuni a Gobetti e Rosselli, come ai liberalsocialisti della generazione successiva, furono la denuncia dello Stato burocratico e la proposta di larghe autonomie locali (Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell’unità europea, fu un liberalsocialista) e conseguentemente una critica radicale dello statalismo -una critica che si rafforzò nel corso degli anni ’30, in coincidenza con la vittoria del fascismo e la trasformazione corporativa dello Stato italiano intrapresa dal regime di Mussolini.
(dalla relazione di Nadia Urbinati)


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