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scheda del libro

Ephraim Kleiman, Anita Shapira, Pierre Vidal-Naquet

Brutti ricordi

Il dibattito in Israele sulle espulsioni di palestinesi nel 1948-1949
prefazione di Pierre Vidal-Naquet


Ed. Una Città, 2007
collana internazionalismo
136 pagine

Prezzo € 12,00
Per gli abbonati € 10,00
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“Nel racconto essi sono rassegnati, con qualche protesta isolata, simile a quella di una leonessa orgogliosa che si rifiuta di mostrare il proprio dolore o di chiedere pietà o di un vecchio pieno di dignità respinto da un giovane. Il processo di sgombero è fonte di umiliazioni: il corso d’acqua che i residenti sono costretti a passare a guado, mentre arrancano verso i veicoli destinati a deportarli, il divieto di portare con sé le loro misere cose, perfino le coperte per coprirsi; con il sottofondo del frastuono incessante della demolizione delle loro case a sottolineare l’irreversibilità dell’evento, senza possibilità di ritorno...”.

“L’espulsione non è mai stata un segreto. Ci sono stati momenti in cui se ne dibatteva più apertamente, ed altri in cui emergeva una posizione più compiacente e farisaica. Ma una società come quella israeliana, che per decenni mantenne La storia di Khirbet Khiza nei programmi delle scuole superiori, non può essere accusata di volersi disfare e di coprire i traumi del 1948 -per lo meno non a livello consapevole. A livello più subliminale, tuttavia, la memoria collettiva non “assimilò” i messaggi contenuti in Khirbet Khiza. Il ricordo dell’espulsione continua ad aleggiare in quella zona incerta di confine fra il conscio e l’inconscio, tra repressione e riconoscimento. Preferiamo non ricordare...”.
Dal saggio di Anita Shapira

“Khirbet Khiza (Le rovine di Khiza) è il nome inventato di un villaggio arabo descritto nel romanzo breve dello scrittore ebreo S. Yizhar. La storia, ambientata nel periodo della Guerra di Indipendenza del 1948 o in un momento di poco successivo ad essa, descrive il comportamento e lo stato d’animo di un gruppo di soldati impegnati a espellere gli abitanti del villaggio dalle proprie case. (...) Probabilmente la mia storia non è poi così diversa da quella che avrebbero potuto raccontare altri. Tanti fra noi, in questo Paese, hanno infatti confinato in qualche luogo recondito della propria memoria la storia del loro privato Khirbet Khiza e dubito che i loro ricordi siano molto diversi dai miei...”.
Dal racconto di Ephraim Kleiman




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