di politica e altro
UNA CITTÀ n. 187 / 2011 settembreIntervista a Patrizia Geymonat
realizzata da Francesca Barca e Guia Biscàro
ABBIAMO TUTTI IL DOPPIO LAVORO
Fare il sindaco in un comune valdese di montagna di 500 anime: il cruccio demografico, la difficoltà di attrarre giovani coppie, i servizi da calibrare quando d’estate arrivano i turisti, gli effetti dei tagli, l’integrazione con i pochi immigrati, la necessità di fare rete con gli altri comuni. Intervista a Patrizia Geymonat.
Patrizia Geymonat è sindaco di Bobbio Pellice un comune della provincia di Torino, in Val Pellice.
Lei è sindaco di Bobbio Pellice, un
comune di poco più di 500 abitanti della Val Pellice, che però è il più
esteso del Piemonte...
Sono sindaco dalla metà del 2009, quando sono state fatte le ultime amministrative, sono stata eletta con la Lista Civica. Avevo avuto già un’esperienza, soddisfacente, nel mandato precedente come assessore alla Cultura.
Bobbio Pellice è un piccolo comune che confina con la valle del Queyras, in Francia. Si tratta, effettivamente, di un micro-comune: la popolazione è di 564 abitanti. E devo dire che, purtroppo, quello demografico è un cruccio: negli ultimi anni si è registrato un calo notevole nella popolazione.
Bobbio Pellice è un comune di montagna: il nucleo centrale è sui 700 metri sul livello del mare, ma abbiamo punte molto alte, anche fino ai 1700 metri. Tanto è piccolo per popolazione, tanto è grande per estensione: da questo punto di vista è il più grande del Piemonte. E questo implica vantaggi e svantaggi. La manutenzione del territorio, da questo punto di vista, è una delle questioni decisamente più importanti: abbiamo grandi boschi, rifugi alpini e località turistiche ad alta quota.
Bobbio è nel cuore delle Valli Valdesi...
Questa è la zona dove c’è stato il Glorioso Rimpatrio, cioè il rientro dei valdesi dopo l’esilio svizzero. Proprio nel nostro comune si trova il monumento di Sibaud, che è ancora un riferimento per il mondo valdese.
A Bobbio Pellice, poi, abbiamo due chiese, una cattolica e una valdese. La grande maggioranza della popolazione è valdese, da sempre. C’è anche la chiesa cattolica e c’è un’ottima convivenza. Ora abbiamo un problema con la parrocchia, nel senso che il parroco ha cessato la sua attività e lo dividiamo con Villar Pellice, ma viene solo d’estate, quando ci sono più turisti.C’è una fortissima identità valdese.
Benché con i decenni tutto si diluisca, c’è un modus vivendi legato alla storia del valdesi, che è una storia dura, di gente dedita all’agricoltura, al lavoro... c’è una forte etica del lavoro. E poi questa grande fortuna della tradizione valdese, che è l’investimento, da sempre, sulla cultura e sull’istruzione. Per cui in un paesino come questo, che contava più di duemila abitanti, c’erano diverse scuolette. Vuol dire molto.
Si tratta delle cosiddette scuole Beckwith, nate alla fine dell’Ottocento, scuole "private” aperte dalle comunità che si trovavano nelle borgate e in cui si insegnava ai bambini a leggere e scrivere con insegnanti che spesso erano membri della comunità. Per questo nelle Valli l’analfabetismo è veramente storia molto antica. Restano ancora le lingue, il francese e l’occitano, che si sono sempre parlate nelle valle. Ancora oggi ci sono molte famiglie che parlano il francese. Inoltre la regione lavora molto sulla rivalutazione delle lingue minoritarie: per esempio a scuola c’è una ripresa dell’occitano.
Diceva che il problema demografico è un suo grande cruccio...
Effettivamente. Abbiamo "perso” molte persone e oggi abbiamo una popolazione prevalentemente anziana che purtroppo ci lascerà.
Dei 564 abitanti, molti ormai hanno solo la residenza qui, magari nella seconda casa. Ciononostante, la "casa” è uno dei grandi problemi di Bobbio Pellice. Per incentivare il popolamento, sarebbe vitale che arrivassero nuove famiglie, invece paradossalmente ci manca lo spazio perché la valle non è poi così "larga”: alla fine sono tre chilometri e quel poco spazio che abbiamo a disposizione non vorremmo urbanizzarlo tutto. Inoltre, quelli che hanno una seconda casa se la tengono. Ci sono dei condomini, ma sono stati costruiti a vocazione turistica e poi la gente del posto non è abituata al condominio. Ci sarebbero molte case da ristrutturare, ma spesso la spesa per i lavori è alta. Il recupero di qualche edificio è iniziato, ma si tratta di numeri piccoli. Ci vorrebbero dei mezzi per stimolare e incentivare il recupero del "vecchio”.
In questi anni abbiamo avuto molti casi di giovani coppie disposte a trasferirsi. Chiaro, "molti” per i nostri numeri, non per quelli di una grande città. Si è trattato spesso di persone che lavorano nei comuni dei dintorni: non dico a Pinerolo, ma magari a Torre Pellice o a Villar Pellice, dove ci sono comunque delle fabbriche.
Oppure a Luserna San Giovanni, che è a dodici chilometri da Bobbio Pellice, dove ci sono diverse piccole e medie imprese.
Il nostro piano regolatore è fermo da un po’ e non so se riusciremo a portarlo avanti, ora non ci sono i finanziamenti. E comunque le bozze, come le dicevo, prevedono pochissimi stanziamenti nuovi. E questo a mio avviso è un bene, perché i prati che sono rimasti liberi è bene che restino tali. Solo che così non abbiamo la possibilità di accogliere nuove famiglie. È molto difficile conciliare il problema della preservazione dell’ambiente con quello della casa. L’ambiente è una nostra ricchezza, quello che attira le persone da noi. A questo va aggiunto il fatto che a Bobbio Pellice ci sono molti vincoli idro-geologici perché noi, come tutti i posti di montagna, abbiamo il problema dell’assetto idro-geologico: l’ultima alluvione, nel 2008, è stato un disastro vero e proprio.
La popolazione sta invecchiando diceva: avete delle difficoltà nell’assistenza agli anziani in paese?
Non direi per fortuna. Il comune di Bobbio Pellice, come delega dalla Comunità Montana, ha la gestione dei servizi socio-assistenziali. Si tratta di un servizio che conosco molto bene, perché lavoro proprio ai servizi sociali: l’assistenza è molto capillare sul territorio. Effettivamente ci sono molti anziani senza famiglia, ma il grosso della popolazione ormai è raggruppato nel nucleo centrale del paese. E i paesini hanno le dinamiche che conosciamo: "Tutti conoscono tutti”, il cui lato positivo è che c’è un ferreo controllo sociale che fa sì che l’anziano sia ben monitorato.
Avete degli immigrati?
Sì, per fortuna è arrivato qualche nucleo. Nei primi anni Novanta erano arrivati degli albanesi, ora ne è rimasta una famiglia sola. Ci sono due famiglie moldave e una famiglia rumena che è arrivata da poco, con due bambini. Abbiamo pochi magrebini, forse non scelgono questa altitudine. Sono arrivati, ma si sono fermati un anno o due. E nessun cinese, anche se in Val Pellice, soprattutto a Luserna San Giovanni e Bibiana, c’è una grossa comunità.
Che tipo di attività svolgono?
Un signore lavora in una fabbrica vicina, c’è un camionista, un altro che lavora nelle squadre forestali.
C’è una buona integrazione?
Abbiano qualche difficoltà a inserirli nella comunità. Mi piacerebbe fare un lavoro da questo punto di vista, soprattuto a partire dai bambini, che sono una via privilegiata perché la scuola è un fattore di integrazione. Credo che se intervistassimo queste famiglie, qualche problema verrebbe fuori, quello della diffidenza magari. Il montanaro già di suo è diffidente...
Il turismo rappresenta quindi una fonte di entrate per Bobbio Pellice...
Assolutamente. La vocazione turistica di Bobbio Pellice risale ai primi del Novecento: era una zona piuttosto rinomata, al punto che veniva scelta dai Savoia per le loro vacanze. Questo è dovuto al fatto che la Val Pellice è una valle corta e facilmente raggiungibile. L’affluenza turistica è andata molto bene fino agli anni Settanta-Ottanta. Poi il boom economico ha cambiato un po’ il panorama: si è prodotto un grande esodo delle famiglie contadine, che hanno abbandonato la vita, peraltro durissima, dell’agricoltura in montagna, per andare a lavorare nelle fabbriche delle città.
In quel periodo il turismo da villeggiatura, che per noi è sempre stata una grande risorsa ha, invece, tenuto bene: si trattava della villeggiatura "classica” di chi ha una seconda casa e che veniva a passare qui i mesi estivi, diciamo da metà giugno a metà settembre. Negli ultimi anni invece anche il tipo di turismo è cambiato: la "seconda casa” è andata in crisi: come dicevo qui a Bobbio Pellice abbiamo molte case "estive”, di gente che si fermava qui tutta l’estate, in coincidenza spesso con la chiusura delle scuole. Ora è raro che la gente si fermi così tanto: la villeggiatura sta diventando sempre più rara e si sta facendo avanti una forma di turismo più breve, ma che per noi resta importante. Si tratta di persone che restano meno, quindici giorni o un fine settimana. Resta molto buono invece il turismo di alta quota e escursionistico: abbiamo molti rifugi alpini.
Anche per andare incontro al costante bisogno di fondi, cerchiamo sempre delle nuove soluzioni. Ad esempio noi abbiamo, sui 1700 metri, una località molto ambita, la Conca del Pra, e questa si raggiunge solo da una pista, sulla quale si discute da anni. Ora possono accedere solo coloro che possiedono i pascoli circostanti e stiamo pensando a un progetto che permetta di aprirla al turismo. Ora, visto il pregio della località, non vogliamo esagerare: stiamo pensando di aprirla "parzialmente”, facendo salire al massimo 50-60 macchine al giorno. E ovviamente a pagamento. Abbiamo tentato anche la soluzione delle navette, ma è un problema di costi: o te la paga l’ente pubblico... e poi c’è il problema del tempo e del mezzo, perché è una strada sterrata. Si cercano delle soluzioni, sia per noi che per i privati. In questo posto c’è un agriturismo, un rifugio e una locanda e quattro aziende agricole che vengono penalizzate se la gente non va su. Vogliamo "sfruttare” il territorio senza distruggerlo.
In ogni caso il periodo estivo resta il nostro periodo di riferimento. Infatti, non avendo Bobbio Pellice impianti di risalita, il turismo invernale per noi è comunque ridotto. Certo, capita l’uscita domenicale, la passeggiata o, al limite, l’apertura delle seconde case durante le feste. Ma è un fenomeno marginale.
L’estate per l’amministrazione comunale è anche una sfida. Si passa dalle cinquecento anime che di solito vivono qui, a una popolazione tre volte più numerosa. Quindi la gestione dei servizi per noi cambia molto, soprattutto lo smaltimento dei rifiuti. L’accordo con il nostro gestore prevede 13 eco-punti in cui si fa la differenziata, mentre noi ci occupiamo della raccolta, visto che loro non sarebbero saliti per così poco. Per la plastica, ad esempio, facciamo un giro ogni due settimane, ma d’estate i ritmi triplicano, quindi bisogna sempre calibrare i servizi. Comunque non mi lamento: per fortuna è diminuito l’abbandono selvaggio di rifiuti nei prati; oggi la gente è sensibilizzata su queste cose, anche se si tende a differenziare poco.
Diceva che fate parte della Comunità montana Val Pellice...
Sì, Bobbio Pellice come comune fa parte della Comunità Montana della Val Pellice. Si tratta della Comunità che ha accorpato la nostra valle con le Valli Chisone e Germanasca, e con i comuni della Pedemontana intorno a Pinerolo, che resta il nostro centro di riferimento più grande.
La Comunità Montana è nata nel 1973 e ha portato avanti un lavoro di unione e cooperazione in molti settori, dal sostegno all’agricoltura, al turismo, fino alla cultura, promuovendo molte iniziative comuni tra le varie amministrazioni. Devo dire che io sostengo e lavoro in questo senso, non solo perché è la strada più logica, ma anche la sola percorribile. Ovvio che poi ci sono problemi di campanilismo: ogni comune vorrebbe tenere la sua pro-loco, la sua sagra... e spesso, per il fatto che si veicola male l’informazione, succede che gli eventi magari si raddoppiano. In valli come queste, dove l’afflusso è quello che è, non è un bene che ci sia questo spreco, soprattuto durante l’estate che resta, come le dicevo, il nostro periodo di riferimento.
Per quanto riguarda le attività produttive, qual è la situazione di Bobbio Pellice?
Ci sono diversi locali, ristoranti e negozi. Ci restano due macellerie che sono piuttosto rinomate e ci portano gente. Ma tutto è in calo rispetto a dieci anni fa. Per questo il mio interesse, e quello della mia amministrazione, è di lavorare il più possibile in rete con il resto della Valle. Da soli è impensabile portare avanti qualunque tipo di discorso: è necessario avere un’offerta più globale.
Abbiamo qualche artigiano, molti allevatori, dei falegnami: questa era un’attività che un tempo andava molto bene, ma che oggi è un po’ in declino, soprattutto per via dello sviluppo dei grandi stabilimenti.
Qui ci sono molti camini e molte stufe a legna. Il riscaldamento è veramente un problema da noi. C’è anche un impianto pubblico, ma molti ricorrono al legno, proprio perché, grazie alle foreste, il legname non manca. C’è una ditta che se ne occupa, e un consorzio in valle che mette insieme i vari soggetti. Con lo spopolamento stiamo assistendo a un rimboschimento notevole. Il legno è una delle nostre risorse: il problema è che, pur essendoci molti boschi, spesso, a causa della ripidità, sono difficilmente accessibili E poi c’è il rischio di frane -ne abbiamo avute diverse- e di alluvioni: fenomeni brevissimi, ma potentissimi, che accadono sempre più spesso. Sono nate qui due squadre regionali per la manutenzione dei boschi, una ventina di anni fa. Purtroppo, sempre per via dei tagli, il numero degli operatori si sta riducendo.
In quest’area abbiamo molti castagni. Sono tutti di proprietà privata. Un tempo il castagno era una delle principali fonti di reddito di quest’agricoltura molto povera. Ora i giovani non hanno più voglia di raccogliere le castagne, anche se qualcuno resiste. È più facile che si torni a quest’attività una volta pensionati.
Oltre al legno, abbiamo anche diverse aziende agricole, ormai modernizzate, che sono organizzate in alpeggio. Sono sette e per noi sono una grande risorsa. Da sempre la scelta dell’amministrazione è quella di privilegiare la popolazione locale, cioè gli abitanti di Bobbio Pellice, ma anche quelli dei comuni limitrofi, nell’accesso agli alpeggi. Si tratta di aziende giovani, condotte da persone anche sotto i 40 anni, e cerchiamo di mantenerle vive, anche perché queste rappresentano alcune tra le nostre maggiori attività. Produciamo soprattutto formaggio: abbiamo un prodotto Doc, che è il "Saras del fen”, una ricotta stagionata, la toma e la "mustardela”, un tipo di sanguinaccio. Il "problema” sul versante agricolo è l’Europa. Ci sono stati forti incentivi per un periodo sull’alpeggio, ma oggi si parla di riduzioni anche in quel senso, perché con l’allargamento ci sono altri paesi che ne hanno bisogno.
Ad avviare delle attività sono tutte persone del posto. Abbiamo una tabaccheria, ad esempio, che è stata presa in gestione da una giovane coppia che si è trasferita qui. E ora è stata riaperta anche una latteria. Chiaro che per lavorare qui spesso bisogna trasferirsi, perché sennò ci vuole una grande disponibilità a viaggiare e può diventare un problema, anche perché spesso d’inverno ci sono nevicate importanti. Noi come comune stanziamo molti fondi nel sevizio di sgombero neve. Lo abbiamo dato in appalto a una cooperativa che lo gestisce dal 2003, sempre una ditta del posto. E poi abbiamo una nostra pala.
Per quanto riguarda, invece, i servizi, ci sono tutti quelli di base: abbiamo due medici, uno sportello bancario aperto due volte alla settimana... Poi, come tutti i piccoli comuni, siamo stati costretti a ridimensionare alcune attività: negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo subito una diminuzione del servizio postale. Abbiamo cercato di contrattare, ma senza successo: ora siamo a quattro giorni di apertura sui sei soliti.
Tra i servizi esiste, ed è fondamentale, la scuola, che non è più scontata nei comuni di montagna. C’è stato un nuovo incremento di bambini del posto e dai comuni vicino. Abbiamo la prima infanzia e una scuola primaria.
Alla fine la principale difficoltà qui è la distanza dai centri più grossi: 10 chilometri da Torre Pellice, 12 da Luserna San Giovanni e 25 da Pinerolo, il centro più grande. Noi abbiamo un servizio di trasporto pubblico che funziona, ma resta poco frequentato. È anche un problema di informazione: i servizi ci sono, ma fatichiamo a comunicare. Si fa il possibile.
Lei è sindaco ma continua anche a fare il suo lavoro...
Sì, sono assistente sociale e faccio entrambi i lavori. Mi sono candidata perché il mio contratto di lavoro mi permette un buon numero di ore di permesso amministrativo, anche se naturalmente non bastano mai. È difficile conciliare le due cose ed è molto stancante, anche perché una parte del mio lavoro ha a che fare con la sofferenza e con la difficoltà. Inoltre, il lavoro di amministratore non finisce mai. E poi c’è la famiglia.
Volevo tuttavia fare quest’esperienza, mi era piaciuto fare l’assessore. Devo anche dire che qui non è che ci fosse la corsa alle cariche pubbliche...
Io sono di Bobbio Pellice, sono nata e cresciuta qui e sono molto legata a questo territorio. Certo, è un lavoro duro, ma non sono affatto sola: ho un ottimo team (fino a che i fondi lo permettono) e finora non ci sono stati grossi problemi. Anche i miei consiglieri e assessori hanno tutti il doppio lavoro e quindi abbiamo tutti gli stessi problemi. Certo, il carico del sindaco è maggiore, ma è normale.
Questo particolare periodo storico per un amministratore locale è difficile, perché siamo in un momento di grande trasformazione, che rende un po’ più complicata la gestione. Si parla di federalismo, di associazione di comuni, di cui peraltro io sono un’assoluta sostenitrice: bisogna andare verso l’associazionismo. Noi avevamo già dei servizi associati, che abbiamo mantenuto; ora ne stiamo avviando altri con la Comunità Montana. Per esempio lo "sportello delle attività produttive”, che è fondamentale perché si accolla tutte le pratiche che servono ad avviare una qualunque attività. Prima gestivamo queste pratiche a metà tra il servizio tecnico e la polizia urbana, ora lo gestisce la Comunità montana. Ovviamente non abbiamo cento richieste all’anno, ma quelle che ci sono le devi seguire.
Il doppio lavoro è anche una necessità...
È dura fare l’amministratore locale se non sei un giovane pensionato. D’altra parte, di giovani pensionati ce ne saranno sempre meno. Lo stipendio di sindaco di un piccolo paese è basso, quindi non avrei potuto permettermi di lasciare il mio lavoro, soprattutto con la famiglia. Così ho scelto questa formula del permesso amministrativo, che mi riduce le ore di lavoro e mi lascia libera di fare il sindaco. Il compenso di sindaco viene ridotto di metà, però mantengo il mio stipendio di assistente sociale.
Si dovrebbe trovare un meccanismo che ti permetta, per quei cinque anni della tua vita, di dedicarti solo a questo, che è un lavoro a tempo pieno. C’è tanto da fare e ti occupi di tutto, insieme agli assessori e ai consiglieri. Non ce la si fa con l’indennità.
Avrei potuto anche chiedere l’aspettativa, privilegio che chi lavora nel privato non ha, ma ho preferito così. Certo è dura, per una donna ancora di più, e per una donna in montagna ancora di più! A Bobbio non c’era mai stata un sindaco donna. È un paese di montanari, quindi è stato un po’ un terno al lotto, invece la risposta è stata ottima, all’epoca, da parte della gente. La caratteristica dei piccoli comuni è che è tutto in miniatura, nondimeno devi saper fare un po’ tutto, occuparti di tante cose, dal bosco alle centraline, dalla sanità al dissesto idro-geologico...
Lei è sindaco di Bobbio Pellice, un
comune di poco più di 500 abitanti della Val Pellice, che però è il più
esteso del Piemonte...Sono sindaco dalla metà del 2009, quando sono state fatte le ultime amministrative, sono stata eletta con la Lista Civica. Avevo avuto già un’esperienza, soddisfacente, nel mandato precedente come assessore alla Cultura.
Bobbio Pellice è un piccolo comune che confina con la valle del Queyras, in Francia. Si tratta, effettivamente, di un micro-comune: la popolazione è di 564 abitanti. E devo dire che, purtroppo, quello demografico è un cruccio: negli ultimi anni si è registrato un calo notevole nella popolazione.
Bobbio Pellice è un comune di montagna: il nucleo centrale è sui 700 metri sul livello del mare, ma abbiamo punte molto alte, anche fino ai 1700 metri. Tanto è piccolo per popolazione, tanto è grande per estensione: da questo punto di vista è il più grande del Piemonte. E questo implica vantaggi e svantaggi. La manutenzione del territorio, da questo punto di vista, è una delle questioni decisamente più importanti: abbiamo grandi boschi, rifugi alpini e località turistiche ad alta quota.
Bobbio è nel cuore delle Valli Valdesi...
Questa è la zona dove c’è stato il Glorioso Rimpatrio, cioè il rientro dei valdesi dopo l’esilio svizzero. Proprio nel nostro comune si trova il monumento di Sibaud, che è ancora un riferimento per il mondo valdese.
A Bobbio Pellice, poi, abbiamo due chiese, una cattolica e una valdese. La grande maggioranza della popolazione è valdese, da sempre. C’è anche la chiesa cattolica e c’è un’ottima convivenza. Ora abbiamo un problema con la parrocchia, nel senso che il parroco ha cessato la sua attività e lo dividiamo con Villar Pellice, ma viene solo d’estate, quando ci sono più turisti.C’è una fortissima identità valdese.
Benché con i decenni tutto si diluisca, c’è un modus vivendi legato alla storia del valdesi, che è una storia dura, di gente dedita all’agricoltura, al lavoro... c’è una forte etica del lavoro. E poi questa grande fortuna della tradizione valdese, che è l’investimento, da sempre, sulla cultura e sull’istruzione. Per cui in un paesino come questo, che contava più di duemila abitanti, c’erano diverse scuolette. Vuol dire molto.
Si tratta delle cosiddette scuole Beckwith, nate alla fine dell’Ottocento, scuole "private” aperte dalle comunità che si trovavano nelle borgate e in cui si insegnava ai bambini a leggere e scrivere con insegnanti che spesso erano membri della comunità. Per questo nelle Valli l’analfabetismo è veramente storia molto antica. Restano ancora le lingue, il francese e l’occitano, che si sono sempre parlate nelle valle. Ancora oggi ci sono molte famiglie che parlano il francese. Inoltre la regione lavora molto sulla rivalutazione delle lingue minoritarie: per esempio a scuola c’è una ripresa dell’occitano.
Diceva che il problema demografico è un suo grande cruccio...
Effettivamente. Abbiamo "perso” molte persone e oggi abbiamo una popolazione prevalentemente anziana che purtroppo ci lascerà.
Dei 564 abitanti, molti ormai hanno solo la residenza qui, magari nella seconda casa. Ciononostante, la "casa” è uno dei grandi problemi di Bobbio Pellice. Per incentivare il popolamento, sarebbe vitale che arrivassero nuove famiglie, invece paradossalmente ci manca lo spazio perché la valle non è poi così "larga”: alla fine sono tre chilometri e quel poco spazio che abbiamo a disposizione non vorremmo urbanizzarlo tutto. Inoltre, quelli che hanno una seconda casa se la tengono. Ci sono dei condomini, ma sono stati costruiti a vocazione turistica e poi la gente del posto non è abituata al condominio. Ci sarebbero molte case da ristrutturare, ma spesso la spesa per i lavori è alta. Il recupero di qualche edificio è iniziato, ma si tratta di numeri piccoli. Ci vorrebbero dei mezzi per stimolare e incentivare il recupero del "vecchio”.
In questi anni abbiamo avuto molti casi di giovani coppie disposte a trasferirsi. Chiaro, "molti” per i nostri numeri, non per quelli di una grande città. Si è trattato spesso di persone che lavorano nei comuni dei dintorni: non dico a Pinerolo, ma magari a Torre Pellice o a Villar Pellice, dove ci sono comunque delle fabbriche.
Oppure a Luserna San Giovanni, che è a dodici chilometri da Bobbio Pellice, dove ci sono diverse piccole e medie imprese.
Il nostro piano regolatore è fermo da un po’ e non so se riusciremo a portarlo avanti, ora non ci sono i finanziamenti. E comunque le bozze, come le dicevo, prevedono pochissimi stanziamenti nuovi. E questo a mio avviso è un bene, perché i prati che sono rimasti liberi è bene che restino tali. Solo che così non abbiamo la possibilità di accogliere nuove famiglie. È molto difficile conciliare il problema della preservazione dell’ambiente con quello della casa. L’ambiente è una nostra ricchezza, quello che attira le persone da noi. A questo va aggiunto il fatto che a Bobbio Pellice ci sono molti vincoli idro-geologici perché noi, come tutti i posti di montagna, abbiamo il problema dell’assetto idro-geologico: l’ultima alluvione, nel 2008, è stato un disastro vero e proprio.
La popolazione sta invecchiando diceva: avete delle difficoltà nell’assistenza agli anziani in paese?
Non direi per fortuna. Il comune di Bobbio Pellice, come delega dalla Comunità Montana, ha la gestione dei servizi socio-assistenziali. Si tratta di un servizio che conosco molto bene, perché lavoro proprio ai servizi sociali: l’assistenza è molto capillare sul territorio. Effettivamente ci sono molti anziani senza famiglia, ma il grosso della popolazione ormai è raggruppato nel nucleo centrale del paese. E i paesini hanno le dinamiche che conosciamo: "Tutti conoscono tutti”, il cui lato positivo è che c’è un ferreo controllo sociale che fa sì che l’anziano sia ben monitorato.
Avete degli immigrati?
Sì, per fortuna è arrivato qualche nucleo. Nei primi anni Novanta erano arrivati degli albanesi, ora ne è rimasta una famiglia sola. Ci sono due famiglie moldave e una famiglia rumena che è arrivata da poco, con due bambini. Abbiamo pochi magrebini, forse non scelgono questa altitudine. Sono arrivati, ma si sono fermati un anno o due. E nessun cinese, anche se in Val Pellice, soprattutto a Luserna San Giovanni e Bibiana, c’è una grossa comunità.
Che tipo di attività svolgono?
Un signore lavora in una fabbrica vicina, c’è un camionista, un altro che lavora nelle squadre forestali.
C’è una buona integrazione?
Abbiano qualche difficoltà a inserirli nella comunità. Mi piacerebbe fare un lavoro da questo punto di vista, soprattuto a partire dai bambini, che sono una via privilegiata perché la scuola è un fattore di integrazione. Credo che se intervistassimo queste famiglie, qualche problema verrebbe fuori, quello della diffidenza magari. Il montanaro già di suo è diffidente...
Il turismo rappresenta quindi una fonte di entrate per Bobbio Pellice...
Assolutamente. La vocazione turistica di Bobbio Pellice risale ai primi del Novecento: era una zona piuttosto rinomata, al punto che veniva scelta dai Savoia per le loro vacanze. Questo è dovuto al fatto che la Val Pellice è una valle corta e facilmente raggiungibile. L’affluenza turistica è andata molto bene fino agli anni Settanta-Ottanta. Poi il boom economico ha cambiato un po’ il panorama: si è prodotto un grande esodo delle famiglie contadine, che hanno abbandonato la vita, peraltro durissima, dell’agricoltura in montagna, per andare a lavorare nelle fabbriche delle città.
In quel periodo il turismo da villeggiatura, che per noi è sempre stata una grande risorsa ha, invece, tenuto bene: si trattava della villeggiatura "classica” di chi ha una seconda casa e che veniva a passare qui i mesi estivi, diciamo da metà giugno a metà settembre. Negli ultimi anni invece anche il tipo di turismo è cambiato: la "seconda casa” è andata in crisi: come dicevo qui a Bobbio Pellice abbiamo molte case "estive”, di gente che si fermava qui tutta l’estate, in coincidenza spesso con la chiusura delle scuole. Ora è raro che la gente si fermi così tanto: la villeggiatura sta diventando sempre più rara e si sta facendo avanti una forma di turismo più breve, ma che per noi resta importante. Si tratta di persone che restano meno, quindici giorni o un fine settimana. Resta molto buono invece il turismo di alta quota e escursionistico: abbiamo molti rifugi alpini.
Anche per andare incontro al costante bisogno di fondi, cerchiamo sempre delle nuove soluzioni. Ad esempio noi abbiamo, sui 1700 metri, una località molto ambita, la Conca del Pra, e questa si raggiunge solo da una pista, sulla quale si discute da anni. Ora possono accedere solo coloro che possiedono i pascoli circostanti e stiamo pensando a un progetto che permetta di aprirla al turismo. Ora, visto il pregio della località, non vogliamo esagerare: stiamo pensando di aprirla "parzialmente”, facendo salire al massimo 50-60 macchine al giorno. E ovviamente a pagamento. Abbiamo tentato anche la soluzione delle navette, ma è un problema di costi: o te la paga l’ente pubblico... e poi c’è il problema del tempo e del mezzo, perché è una strada sterrata. Si cercano delle soluzioni, sia per noi che per i privati. In questo posto c’è un agriturismo, un rifugio e una locanda e quattro aziende agricole che vengono penalizzate se la gente non va su. Vogliamo "sfruttare” il territorio senza distruggerlo.
In ogni caso il periodo estivo resta il nostro periodo di riferimento. Infatti, non avendo Bobbio Pellice impianti di risalita, il turismo invernale per noi è comunque ridotto. Certo, capita l’uscita domenicale, la passeggiata o, al limite, l’apertura delle seconde case durante le feste. Ma è un fenomeno marginale.
L’estate per l’amministrazione comunale è anche una sfida. Si passa dalle cinquecento anime che di solito vivono qui, a una popolazione tre volte più numerosa. Quindi la gestione dei servizi per noi cambia molto, soprattutto lo smaltimento dei rifiuti. L’accordo con il nostro gestore prevede 13 eco-punti in cui si fa la differenziata, mentre noi ci occupiamo della raccolta, visto che loro non sarebbero saliti per così poco. Per la plastica, ad esempio, facciamo un giro ogni due settimane, ma d’estate i ritmi triplicano, quindi bisogna sempre calibrare i servizi. Comunque non mi lamento: per fortuna è diminuito l’abbandono selvaggio di rifiuti nei prati; oggi la gente è sensibilizzata su queste cose, anche se si tende a differenziare poco.
Diceva che fate parte della Comunità montana Val Pellice...
Sì, Bobbio Pellice come comune fa parte della Comunità Montana della Val Pellice. Si tratta della Comunità che ha accorpato la nostra valle con le Valli Chisone e Germanasca, e con i comuni della Pedemontana intorno a Pinerolo, che resta il nostro centro di riferimento più grande.
La Comunità Montana è nata nel 1973 e ha portato avanti un lavoro di unione e cooperazione in molti settori, dal sostegno all’agricoltura, al turismo, fino alla cultura, promuovendo molte iniziative comuni tra le varie amministrazioni. Devo dire che io sostengo e lavoro in questo senso, non solo perché è la strada più logica, ma anche la sola percorribile. Ovvio che poi ci sono problemi di campanilismo: ogni comune vorrebbe tenere la sua pro-loco, la sua sagra... e spesso, per il fatto che si veicola male l’informazione, succede che gli eventi magari si raddoppiano. In valli come queste, dove l’afflusso è quello che è, non è un bene che ci sia questo spreco, soprattuto durante l’estate che resta, come le dicevo, il nostro periodo di riferimento.
Per quanto riguarda le attività produttive, qual è la situazione di Bobbio Pellice?
Ci sono diversi locali, ristoranti e negozi. Ci restano due macellerie che sono piuttosto rinomate e ci portano gente. Ma tutto è in calo rispetto a dieci anni fa. Per questo il mio interesse, e quello della mia amministrazione, è di lavorare il più possibile in rete con il resto della Valle. Da soli è impensabile portare avanti qualunque tipo di discorso: è necessario avere un’offerta più globale.
Abbiamo qualche artigiano, molti allevatori, dei falegnami: questa era un’attività che un tempo andava molto bene, ma che oggi è un po’ in declino, soprattutto per via dello sviluppo dei grandi stabilimenti.
Qui ci sono molti camini e molte stufe a legna. Il riscaldamento è veramente un problema da noi. C’è anche un impianto pubblico, ma molti ricorrono al legno, proprio perché, grazie alle foreste, il legname non manca. C’è una ditta che se ne occupa, e un consorzio in valle che mette insieme i vari soggetti. Con lo spopolamento stiamo assistendo a un rimboschimento notevole. Il legno è una delle nostre risorse: il problema è che, pur essendoci molti boschi, spesso, a causa della ripidità, sono difficilmente accessibili E poi c’è il rischio di frane -ne abbiamo avute diverse- e di alluvioni: fenomeni brevissimi, ma potentissimi, che accadono sempre più spesso. Sono nate qui due squadre regionali per la manutenzione dei boschi, una ventina di anni fa. Purtroppo, sempre per via dei tagli, il numero degli operatori si sta riducendo.
In quest’area abbiamo molti castagni. Sono tutti di proprietà privata. Un tempo il castagno era una delle principali fonti di reddito di quest’agricoltura molto povera. Ora i giovani non hanno più voglia di raccogliere le castagne, anche se qualcuno resiste. È più facile che si torni a quest’attività una volta pensionati.
Oltre al legno, abbiamo anche diverse aziende agricole, ormai modernizzate, che sono organizzate in alpeggio. Sono sette e per noi sono una grande risorsa. Da sempre la scelta dell’amministrazione è quella di privilegiare la popolazione locale, cioè gli abitanti di Bobbio Pellice, ma anche quelli dei comuni limitrofi, nell’accesso agli alpeggi. Si tratta di aziende giovani, condotte da persone anche sotto i 40 anni, e cerchiamo di mantenerle vive, anche perché queste rappresentano alcune tra le nostre maggiori attività. Produciamo soprattutto formaggio: abbiamo un prodotto Doc, che è il "Saras del fen”, una ricotta stagionata, la toma e la "mustardela”, un tipo di sanguinaccio. Il "problema” sul versante agricolo è l’Europa. Ci sono stati forti incentivi per un periodo sull’alpeggio, ma oggi si parla di riduzioni anche in quel senso, perché con l’allargamento ci sono altri paesi che ne hanno bisogno.
Ad avviare delle attività sono tutte persone del posto. Abbiamo una tabaccheria, ad esempio, che è stata presa in gestione da una giovane coppia che si è trasferita qui. E ora è stata riaperta anche una latteria. Chiaro che per lavorare qui spesso bisogna trasferirsi, perché sennò ci vuole una grande disponibilità a viaggiare e può diventare un problema, anche perché spesso d’inverno ci sono nevicate importanti. Noi come comune stanziamo molti fondi nel sevizio di sgombero neve. Lo abbiamo dato in appalto a una cooperativa che lo gestisce dal 2003, sempre una ditta del posto. E poi abbiamo una nostra pala.
Per quanto riguarda, invece, i servizi, ci sono tutti quelli di base: abbiamo due medici, uno sportello bancario aperto due volte alla settimana... Poi, come tutti i piccoli comuni, siamo stati costretti a ridimensionare alcune attività: negli ultimi mesi, ad esempio, abbiamo subito una diminuzione del servizio postale. Abbiamo cercato di contrattare, ma senza successo: ora siamo a quattro giorni di apertura sui sei soliti.
Tra i servizi esiste, ed è fondamentale, la scuola, che non è più scontata nei comuni di montagna. C’è stato un nuovo incremento di bambini del posto e dai comuni vicino. Abbiamo la prima infanzia e una scuola primaria.
Alla fine la principale difficoltà qui è la distanza dai centri più grossi: 10 chilometri da Torre Pellice, 12 da Luserna San Giovanni e 25 da Pinerolo, il centro più grande. Noi abbiamo un servizio di trasporto pubblico che funziona, ma resta poco frequentato. È anche un problema di informazione: i servizi ci sono, ma fatichiamo a comunicare. Si fa il possibile.
Lei è sindaco ma continua anche a fare il suo lavoro...
Sì, sono assistente sociale e faccio entrambi i lavori. Mi sono candidata perché il mio contratto di lavoro mi permette un buon numero di ore di permesso amministrativo, anche se naturalmente non bastano mai. È difficile conciliare le due cose ed è molto stancante, anche perché una parte del mio lavoro ha a che fare con la sofferenza e con la difficoltà. Inoltre, il lavoro di amministratore non finisce mai. E poi c’è la famiglia.
Volevo tuttavia fare quest’esperienza, mi era piaciuto fare l’assessore. Devo anche dire che qui non è che ci fosse la corsa alle cariche pubbliche...
Io sono di Bobbio Pellice, sono nata e cresciuta qui e sono molto legata a questo territorio. Certo, è un lavoro duro, ma non sono affatto sola: ho un ottimo team (fino a che i fondi lo permettono) e finora non ci sono stati grossi problemi. Anche i miei consiglieri e assessori hanno tutti il doppio lavoro e quindi abbiamo tutti gli stessi problemi. Certo, il carico del sindaco è maggiore, ma è normale.
Questo particolare periodo storico per un amministratore locale è difficile, perché siamo in un momento di grande trasformazione, che rende un po’ più complicata la gestione. Si parla di federalismo, di associazione di comuni, di cui peraltro io sono un’assoluta sostenitrice: bisogna andare verso l’associazionismo. Noi avevamo già dei servizi associati, che abbiamo mantenuto; ora ne stiamo avviando altri con la Comunità Montana. Per esempio lo "sportello delle attività produttive”, che è fondamentale perché si accolla tutte le pratiche che servono ad avviare una qualunque attività. Prima gestivamo queste pratiche a metà tra il servizio tecnico e la polizia urbana, ora lo gestisce la Comunità montana. Ovviamente non abbiamo cento richieste all’anno, ma quelle che ci sono le devi seguire.
Il doppio lavoro è anche una necessità...
È dura fare l’amministratore locale se non sei un giovane pensionato. D’altra parte, di giovani pensionati ce ne saranno sempre meno. Lo stipendio di sindaco di un piccolo paese è basso, quindi non avrei potuto permettermi di lasciare il mio lavoro, soprattutto con la famiglia. Così ho scelto questa formula del permesso amministrativo, che mi riduce le ore di lavoro e mi lascia libera di fare il sindaco. Il compenso di sindaco viene ridotto di metà, però mantengo il mio stipendio di assistente sociale.
Si dovrebbe trovare un meccanismo che ti permetta, per quei cinque anni della tua vita, di dedicarti solo a questo, che è un lavoro a tempo pieno. C’è tanto da fare e ti occupi di tutto, insieme agli assessori e ai consiglieri. Non ce la si fa con l’indennità.
Avrei potuto anche chiedere l’aspettativa, privilegio che chi lavora nel privato non ha, ma ho preferito così. Certo è dura, per una donna ancora di più, e per una donna in montagna ancora di più! A Bobbio non c’era mai stata un sindaco donna. È un paese di montanari, quindi è stato un po’ un terno al lotto, invece la risposta è stata ottima, all’epoca, da parte della gente. La caratteristica dei piccoli comuni è che è tutto in miniatura, nondimeno devi saper fare un po’ tutto, occuparti di tante cose, dal bosco alle centraline, dalla sanità al dissesto idro-geologico...
