Elena Carli è segretaria generale della Fondazione di Comunità di Mirafiori Onlus, che ha sede nell’omonimo quartiere torinese.

Dieci anni fa nel quartiere Mirafiori di Torino è nata una fondazione di comunità per attivare le risorse di un quartiere in crisi. Puoi raccontare?
La fondazione è nata nel 2008 dopo un processo, avviato negli anni Novanta, che aveva visto questo quartiere trasformarsi grazie a un importante programma di recupero urbano. Risalgono a quegli anni il ripristino del parco e la sua restituzione al quartiere, l’apertura della biblioteca Cesare Pavese, ma soprattutto gli interventi sulle case popolari costruite negli anni Settanta per accogliere la grande migrazione del Sud Italia, che in un paio di decenni si erano fortemente degradate. Accanto alla riqualificazione fisica, è stato previsto anche un accompagnamento sociale delle famiglie soggette al trasloco. Parliamo di un contesto segnato da una serie di problematiche di convivenza dovute alla concentrazione di fasce disagiate.
Anche per questo nella nuova situazione si è cercato di creare una sorta di mix sociale in modo da rendere più facile la convivenza tra le persone. Via Artom, per dire, nell’immaginario del Torinese, è stata per tanti anni una via simbolo del degrado, con problemi di droga, disagio giovanile. Ecco, essere intervenuti in questo contesto ha avuto anche un forte impatto simbolico. Il piano di recupero urbano è stato possibile grazie a dei fondi europei e a un investimento della città di Torino, della regione Piemonte e, come investitore privato, della fondazione Compagnia di San Paolo.
Dopo questo decennio di trasformazione del quartiere avvenuta, anche grazie a una forte mobilitazione di risorse umane, di energie, di volontari, sia la città di Torino che la Compagnia di San Paolo si sono un po’ interrogati su come dare continuità a questa mobilitazione sociale.
Di qui la decisione di far nascere una fondazione di comunità che avesse come scopo principale proprio quello di lavorare sulla qualità di vita del quartiere Mirafiori.
Nel concreto, i due soci fondatori sono la Compagnia di San Paolo, che apporta il capitale economico, e Miravolante, un’associazione di secondo livello che raduna tutte le realtà del terzo settore che operano in questo territorio e che rappresenta un po’ il capitale umano della fondazione.
La fondazione di comunità è un’esperienza che esiste anche in altri territori. Noi abbiamo la particolarità di essere concentrati su un quartiere mentre, per la maggior parte dei casi, le fondazioni di comunità prendono un bacino più ampio, cittadino o addirittura provinciale. Teoricamente la fondazione raccoglie fondi dal territorio per reinvestirli sul medesimo territorio con progettualità sociali e culturali. L’altra particolarità è che non siamo una fondazione solo erogativa, ma anche operativa.
Il progetto più grosso che gestiamo direttamente è la "Casa nel parco”, la casa del quartiere di Mirafiori Sud.
Cos’è una Casa del quartiere?
A Torino l’esperienza delle case del quartiere è ormai consolidata; ne esistono diverse: accanto a noi c’è quella di Mirafiori nord, cascina Roccafranca, ce ne sono poi altre a Vallette, Barriera di Milano, San Salvario, ecc.
Una casa del quartiere è uno spazio comune, dove si promuovono o semplicemente si ospitano esperienze di partecipazione e auto-organizzazione; è un po’ una casa delle associazioni e dei cittadini attivi. A Mirafiori Sud, la casa ha anche una funzione di presidio: questo luogo rappresenta un’occasione per incontrare i cittadini e avere il polso su quelle che sono le criticità del quartiere.
Puoi parlarci del quartiere Mirafiori e dei progetti che avete realizzato in questi anni?
Mirafiori è nato come quartiere operaio: era il quartiere degli operai che venivano a lavorare in Fiat. Negli anni della crisi produttiva il quartiere ha subìto un tasso di disoccupazione importante, un po’ più alto della media cittadina. Ma soprattutto è un quartiere che negli anni ha manifestato una forte tendenza all’invecchiamento perché non c’è stato ricambio generazionale. A vivere qui oggi sono tendenzialmente gli abitanti storici del quartiere, che nel frattempo hanno smesso di lavorare e sono andati in pensione. I figli spesso hanno scelto di andare a vivere altrove.
L’invecchiamento e lo spopolamento sono i primi problemi di quest’area. Questi anziani tra l’altro spesso vivono in alloggi molto grandi perché erano ...[continua]

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