Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
di scienza e altro

Intervista a Marco Selvi dell'Istituto Nazionale di FIsica Nucleare


UNA CITTÀ n. 190 / 2012 dicembre - gennaio

Intervista a Marco Selvi
realizzata da Barbara Bertoncin e Rosanna Ambrogetti

NELLA NUBE DI MAGELLANO
Gli esperimenti che si svolgono nei sotterranei del Gran Sasso, un ambiente ideale per i suoi mille metri di roccia a far da schermo e, anche, per la possibilità di arrivarci coi tir; i neutrini e l’ormai famosa differenza di 60 nanosecondi rispetto alla velocità della luce; l’attesa dell’esplosione di una supernova. Intervista a Marco Selvi.

Marco Selvi è ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, l’Ente di ricerca italiano che si occupa della ricerca in fisica fondamentale, fisica delle particelle, e da un po’ di decenni anche di fisica delle astro-particelle, quindi di tutte quelle particelle che non sono prodotte artificialmente dall’uomo ma che provengono dal cosmo. A settembre è stato presentato l’esito di un esperimento in base al quale i neutrini viaggerebbero ad una velocità superiore a quella della luce. Possiamo intanto spiegare cosa sono i neutrini? I neutrini sono una delle particelle che costituiscono la materia entro cui ci muoviamo; sono una particella molto elusiva, nel senso che è quella che ha la minor probabilità di interazione con la materia. È una particella strana perché è stata prima postulata, cioè ideata teoricamente, ed è stata scoperta solo successivamente. È stata postulata negli anni Trenta da un fisico tedesco, Pauli. Erano stati appena scoperti i decadimenti radioattivi dei primi materiali; tali decadimenti facevano una cosa che non dovevano fare, cioè violavano la conservazione dell’energia. Ci sono alcune leggi che i fisici utilizzano per descrivere quello che succede, ed una di queste è che l’energia si deve conservare. In questi fenomeni -il decadimento beta- l’energia, invece, non si conservava. Per non mandare a monte questa legge di conservazione, si ipotizzò allora che nel decadimento ci fosse un’ulteriore particella invisibile responsabile dell’energia che veniva meno. Questa ipotesi si è rivelata corretta, però ci sono voluti vent’anni. Noi riveliamo le particelle perché perdono una parte di energia, rilasciano un po’ di calore, emettono delle piccole luci. Se queste particelle non interagiscono con la materia, non è possibile rivelarle e il neutrino lo fa molto debolmente. Infatti, tra tutte le forze della natura -la forza gravitazionale che ci tiene legati alla terra e che fa girare la terra attorno al sole, la forza elettromagnetica, l’interazione nucleare forte, che tiene insieme i nuclei, e l’iterazione nucleare debole- il neutrino subisce solo l’interazione debole. Questo è il motivo per cui è difficile intercettarlo. Il neutrino venne scoperto negli anni Cinquanta presso un reattore nucleare. Un reattore nucleare è una sorgente di neutrini, quindi il flusso era abbondante e questo permise di rivelare la particella. Da allora i neutrini hanno assunto maggior importanza nella fisica, anche grazie alla costruzione di laboratori sotterranei. Per studiare i neutrini serve infatti un luogo dove tutte le varie sorgenti di possibile rumore siano attenuate. Sulla superficie terrestre noi siamo continuamente investiti da una pioggia di raggi cosmici, particelle cariche provenienti dalla galassia che, quando arrivano sulla terra interagiscono con i nuclei dell’aria e creano una cascata di particelle. Se volessimo condurre un esperimento di rivelazione di neutrini in questo contesto, non riusciremmo a vederli perché saremmo sommersi da queste altre particelle. Sarebbe un po’ come cercare di vedere le stelle di giorno: le stelle ci sono ma sono occultate dalla luce del sole. Per vedere i neutrini bisogna allora andare sotto terra. Attorno ai laboratori del Gran Sasso ci sono almeno mille metri di roccia che scherma buona parte della radiazione dei raggi cosmici. Tra parentesi: anche le rocce presentano una radioattività residua. Infatti poi all’interno dei laboratori ci sono ulteriori schermi di piombo e di altri materiali, anche d’acqua. I laboratori sono lungo l’autostrada…
È così: tu vai in macchina poi ad un certo punto metti la freccia ed esci a destra! All’epoca si stava costruendo il tunnel autostradale del Gran Sasso, quindi i laboratori furono una piccola opera rispetto al progetto globale. C’è un tunnel di dieci chilometri, a metà del quale ci sono tre sale sperimentali lunghe cento metri. È una... [ continua ]

Esegui il login per visualizzare il testo completo.Se sei un abbonato on-line, o hai acquistato un Pacchetto di interviste o articoli clicca qui accedere, oppure vai alla pagina Abbonamenti per acquistare l'abbonamento on-line o il Pacchetto di interviste.

Gli abbonati alla rivista hanno diritto all'abbonamento on-line gratuito!



dal nostro blog
0
24 ottobre 2017

Per un sindacato unito. Dalla lettera di Pierre Carniti a Cgil, Cisl e Uil

… Il lavoro da sviluppare è, dunque, quello di cogliere l’unità nella diversità e di trasformare il superamento delle diversità … ...

segui
0
24 ottobre 2017

Denti

Un venerdì mattina dello scorso marzo, a Salisbury, Maryland, già due ore prima del sorgere del sole si poteva vedere … segui


0
18 ottobre 2017

Epistocrazia

Su “Le Monde”, il costituzionalista Alexandre Viala, nell’interrogarsi su quale sia il modello di governo che ha in mente Macron, … ...

segui
0
17 ottobre 2017

Fuori dalla scuola

Marie, 13 anni, amava l’inglese e Shakespeare, ma non riusciva a controllare il suo comportamento. Non può farci nulla, si … segui


0
11 ottobre 2017

Disuguaglianze in Germania

Alla vigilia delle elezioni in Germania, il “Financial Times” ha dedicato un pezzo alla povertà in Germania, o più precisamente … ...

segui



chiudi