Stephen Bronner è senior editor di Logos, giornale online (www.logosjournal.com). Ha pubblicato, tra l’altro, Peace out of reach. Middle Eastern Travels and the Search for Reconciliation, The University Press of Kentucky 2007. Insegna Scienze Politiche alla Rutgers University.

Il discorso del presidente Barack Obama al Cairo è parso segnare un nuovo inizio nei rapporti col mondo musulmano…
Penso che il discorso del presidente Obama sia stato effettivamente notevole. Ovviamente non è stato esente da critiche: da destra, l’hanno accusato di essersi spinto troppo in là offrendo la mano in gesto di amicizia verso il mondo musulmano, e poi in molti non hanno gradito il suo aver messo sullo stesso piano Israele e i palestinesi.
Da sinistra, è stato accusato di aver speso belle parole senza menzionare concretamente cos’avrebbe fatto, per esempio, appunto, per fermare Israele, come mobilitare le Nazioni Unite, tagliare i fondi, ecc.
La mia opinione personale è che, essendo le relazioni tra Stati Uniti e Israele così profonde e antiche, anche all’interno del Partito democratico, prima anche solo di parlare di introdurre misure in qualche modo "punitive” di Israele, bisogna creare le precondizioni culturali. Per cui secondo me Obama si è mosso saggiamente. Tra l’altro non bisogna dimenticare che c’era già stato un incontro tra il presidente Netanyahu e Obama a Washington, da cui era uscita una chiara opposizione all’allargamento degli insediamenti.
Obama è anche tornato sulla soluzione dei due Stati, chiarendo che la sicurezza di Israele rimaneva un punto cruciale, come pure il suo riconoscimento da parte dei paesi dell’area. Questo è stato anche un chiaro messaggio destinato all’Iran, a cui però è stato nel contempo fatto capire che non c’è un’azione militare sul tavolo nel futuro prossimo. E che c’è invece la disponibilità a negoziare.
Ho sottolineato la questione dei due Stati perché nel campo progressista c’è chi pensa che l’unica soluzione sia quella dello Stato unico. Io francamente faccio fatica a concepire uno scenario di questo tipo. Non vedo come potrebbe funzionare anche solo sul piano formale, burocratico. Ci vorrebbe un vero sconvolgimento culturale e un ribaltamento nei rapporti di potere e io non vedo chi o cosa potrebbe guidare un simile percorso. Per cui penso che la soluzione dello Stato unico non sia realistica, mentre l’altra, quella dei due Stati, che pure viene da qualcuno definita irrealistica per via delle colonie, ecc. in realtà mi sembra presenti ostacoli superabili, sia sul versante della proprietà della terra, che del diritto al ritorno, casomai prevedendo anche dei risarcimenti per i profughi palestinesi che non intendono tornare; credo che la stessa questione di Gerusalemme sia risolvibile con qualche compromesso su un progetto di divisione.
Mi sembra che in fondo la proposta saudita, che prevede il ritorno entro i confini del ’67, l’evacuazione degli insediamenti, la nascita dello Stato palestinese in cambio del riconoscimento e l’integrazione di Israele nella regione, resti un buon punto di partenza.
Se dovessi fare una piccola critica al discorso di Obama, potrebbe essere di non avere menzionato esplicitamente tutto questo.
Quanto può essere stato influenzato il risultato delle elezioni in Libano da questo nuovo clima?
Le elezioni libanesi hanno visto la vittoria del candidato filo-occidentale, che è stata interpretata da taluni come uno dei risultati dell’elezione di Obama alla Casa Bianca. Non so se si possa parlare di un vero rapporto di causalità tra le due vicende. Certo, indirettamente, il nuovo trend americano ha influito. Uno può discutere della politica interna del Presidente, ora alle prese con la crisi economica, ma davvero credo sia fuori discussione che questa Amministrazione si stia dimostrando ben disposta, non ideologica, aperta al dialogo, non islamofoba, e anche critica delle politiche di Israele.
Sulla politica intrapresa in Afghanistan e Pakistan nutri invece delle perplessità…
Ho già detto che Obama si sta dimostrando un presidente progressista su molti fronti, rispetto alla riduzione della proliferazione nucleare, rispetto al blocco ex sovietico… E’ stato in grado di negoziare in modo brillante sullo scudo antimissile in Repubblica Ceca e nell’Est Europa, provando a instaurare nuove relazioni con l’Unione Sovietica; mi sembra stia lavorando seriamente in America Latina, con Chavez, Lula, ecc. Confido anche che venga rispettato l’impegno di uscire dall’Iraq ...[continua]

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