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Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

UNA CITTÀ n. 184 / 2011 maggio 2011

Intervista a Claudio Venza
realizzata da Franco Melandri

LA MORTE DI DURRUTI
Collettivizzazioni e milizia popolare, capisaldi della "rivoluzione" spagnola ma anche della possibile vittoria militare sui golpisti; l'internazionalizzazione del conflitto e la data emblematica dei funerali di Durruti; il conflitto tra insurrezionalisti e gradualisti possibilisti; la figura luminosa di Peirò. Intervista a Claudio Venza.

Claudio Venza insegna Storia della Spagna contemporanea all’Università di Trieste ed è condirettore della rivista "Spagna contemporanea”. È autore di Anarchia e potere nella guerra civile spagnola (1936-1939) , Eleuthera 2009. La Guerra di Spagna è stata un evento molto complesso, in cui la guerra contro il fascismo, che con il golpe dei generali ribelli, tra cui Francisco Franco, voleva rovesciare la repubblica democratica, si è intrecciata con la rivoluzione sociale, di stampo comunista libertario, promossa dagli anarchici. Quali furono le conseguenze di questo intreccio all’interno del movimento libertario? In una battuta si potrebbe dire che gli anarchici e gli anarcosindacalisti, che numericamente erano maggioritari fra le classi popolari organizzate, sono stati bravi a fare la rivoluzione, ma non sono stati in grado di cambiare il mondo. A questo occorre subito aggiungere, però, che la scelta della rivoluzione fu in larga parte una costrizione dovuta a un evento che i libertari non avevano previsto, cioè il golpe per instaurare in Spagna un regime filo-fascista, o meglio reazionario e nazionalcattolico, che cominciò il 18 luglio 1936 e che gli anarchici, assieme ad altre forze che non erano certo rivoluzionarie, riuscirono a fermare, soprattutto grazie alla grande mobilitazione popolare che furono in grado di suscitare e guidare. A respingere i golpisti, quindi, non furono solo gli anarchici, né furono, d’altra parte, solo i vari partiti antifascisti e quei settori minoritari della Guardia Civil o delle Guardias de Asalto che erano rimasti fedeli alla Repubblica. C’è stata quindi, fin dall’inizio, una sorta di alleanza contro natura: il 19 luglio non è il giorno della rivoluzione anarchica, come invece viene di solito detto, ma il giorno in cui prima di tutto si difende la repubblica... [ continua ]

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