Logo Una Città
i nostri libri
Vai al catalogo completo dei libri
ricordarsi
Ragazzi di Tuzla

Come fu che per la determinazione dei genitori dei ragazzi uccisi un’intera città salvò la sua anima. Ricordare non per vendicarsi ma per impedire che tutto ciò possa ripetersi. Intervento di Selim Beslagic, sindaco di Tuzla....Il 25 maggio del 1995 una sola granata, lanciata dalle postazioni degli assedianti, ha causato la morte di 71 ragazzi. Quella sera, alle 8 e 45, è suonato l’allarme di pericolo granate. I giovani tuttavia non ne potevano più di rimanere chiusi in casa. Era uno dei primi giorni belli dopo il lungo inverno, così hanno ignorato questo allarme e molti si sono dati appuntamento in alcuni dei caffè del corso principale della città. Immediatamente dopo, alle 8 e 55, è stata lanciata una granata che è caduta esattamente nella piazza sita al centro della città. Alle 9 e 15 sono stato prelevato a casa mia dal mio autista e accompagnatore che mi ha detto: "Sindaco, è successa una cosa orribile".
Io mi sono vestito e sono andato sul luogo della tragedia e subito dopo all’ospedale. Credetemi, ero convinto che alla fine ci sarebbero stati anche più morti di quanti ce ne sono stati.

Il luogo in cui è avvenuta questa tragedia è infatti una piazzetta dove si incrociano ben sette piccole vie. E al momento della caduta della granata erano presenti quasi 1000 giovani. Quindi le sirene, le ambulanze e il dolore per l’identificazione delle vittime; le madri che cercavano i bambini e a cui non potevo dire niente. I primi dati parlavano di circa 60 morti. Nei giorni successivi il numero dei morti è aumentato fino a raggiungere quella cifra.
E’ stato orribile, veramente il giorno più brutto che io ricordi. Però la vita doveva continuare e poi si è presentato subito un altro problema urgente: seppellire i morti.
Noi abbiamo visitato tutti i genitori per far loro le condoglianze e abbiamo offerto la nostra disponibilità a seppellire i giovani tutti assieme.
Di 71 persone, 21 famiglie non hanno voluto che i loro figli venissero seppelliti in quel luogo, 11 perché profughi da altre città a cui volevano riportarli e 10 per altri motivi, perlopiù perché li volevano più vicini alle loro case.

Comunque anche seppellire questi 50 non è stato così semplice, perché noi eravamo costantemente sotto le bombe. Così, non potendolo fare durante il giorno, li abbiamo seppelliti all’alba. E’ sorto infine un altro problema: il settore più fondamentalista della comunità islamica non voleva che i ragazzi musulmani venissero sepolti assieme agli altri. Abbiamo allora convocato tutti i genitori assieme ai rappresentati delle comunità religiose e abbiamo spiegato loro: qui è sorto un problema, non so se lo possiamo più fare. E i genitori mi hanno risposto: "Voi ce l’avete promesso e loro devono essere sepolti assieme. Se non lo fate voi, lo facciamo noi!". Io allora li ho rassicurati: "Quello che ho promesso verrà fatto". E così li abbiamo sepolti tutti e 50 insieme.
Oggi però in quel luogo ci sono 51 tombe, e ora vi voglio raccontare il perché.

archivio
Le tombe vuote

La straordinaria e forse unica esperienza delle Madres de Plaza de Majo, che a partire dal loro essere madri alla ricerca dei propri figli si sono fatte carico di tutti i desaparecidos e, in fondo, del futuro dell’Argentina, a cui sono riuscite a restituire l’onore perduto negli anni bui. Intervista a Letizia Bianchi e a Giannina Longobardi.

La buccia delle mele

L’odissea di un giovane ebreo belga, di famiglia sefardita turca, nell’Europa delle deportazioni e "l’assurdo” di Auschwitz; la voglia di vivere e la diffidenza per i ricordi che demoralizzano; le difficoltà, dopo la liberazione, per ritrovarsi e l’indifferenza delle autorità turche; la questione del ladino. Intervista a Haïm Vidal Séphiha.

8 maggio 1945

Una data sulla quale si incrociano memorie diverse: l’inizio di un periodo di pace per l’Europa occidentale, l’inizio dell’occupazione sovietica per quella orientale, il massacro di Setif per i magrebini; l’istituzionalizzazione della memoria crea anche conflitti; la necessità di un’attualizzazione della memoria.
Intervista a Enzo Traverso.
Arrivarono a Auschwitz a piedi

Un interesse, quello per gli zingari, nato per caso, e proseguito nella frequentazione del campo. La scarsa copertura storiografica dello sterminio nazista. Il difficile rapporto con la memoria di una cultura orale. Un pregiudizio diffuso anche a sinistra.
Intervista a Paolo Finzi.

I rituali inutili

La memoria che oggi sembra perdersi nell’attualità, nel consumo degli oggetti, nel non aver più tempo per prendersi una pausa; il ruolo anche positivo dell’oblio che si intreccia con quello del ricordo. La funzione di un di gesto, o di un oggetto mediatore, che sposta, spiazza, apre al ricordo e al dialogo. La pena può essere proprio nello sguardo dell’altro che sa; la scoperta delle complicità.
Intervista ad Andrea Canevaro.


Ruanda
Un gruppo di scrittori africani ha vissuto per due mesi in Rwanda per poi raccontare il genocidio. Il problema che pone l’uso della fantasia letteraria e di lingue leggibili da pochissime persone. Le responsabilità storiche gravissime delle potenze coloniali e quelle politiche, altrettanto gravi, della Francia rispetto al genocidio. Il pregiudizio razzista che l’Africa sia un problema in sé, che sia diversa.
Intervista a Boubacar Boris Diop.

La vergogna
della tortura

Le ferite riportate dalle torture non si cancellano, restano, continuano a riaprirsi in un silenzio dovuto, spesso, alla vergogna per aver abbandonato i cari o per aver subìto violenze psicologicamente devastanti. Un fardello di cui non ci si potrà mai liberare del tutto. E’ lo psicoanalista a dover avvicinarsi alle barriere. L’importanza di far venire alla luce la storia.
Intervista a Anna Sabatini Scalmati.

Non provavo colpa, vergogna sì

L’intervento-intervista di Hans Koschnik al convegno di Sarajevo sulla memoria.
La cospirazione del silenzio

Il silenzio e l’indifferenza che fanno più male della persecuzione. Il trauma che infetta l’individuo, ma anche la famiglia, il vicinato, una nazione. L’importanza del risarcimento, della restituzione, della riabilitazione, della commemorazione. Parlare e raccontare è la condizione fondamentale per ogni ricostruzione. L’intervento di Yael Danieli ad un convegno a Tuzla su "trauma e memoria".
Lo sgabuzzino buio

Cosa sanno della shoà i ventenni di oggi? Una ricerca svolta all’Università di Torino con un gruppo di liceali offre una traccia preziosa di lavoro. Perché bisogna evitare di colpevolizzare in partenza i ragazzi. L’importanza delle nozioni e la lotta al pregiudizio, che non è mai vinta per sempre.
Interventi di Anna Bravo e Fabio Levi.

Il quotidiano di allora

Un viaggio a Auschwitz e Birkenau di studenti romani, accompagnati da ex-deportati, organizzato dal comune di Roma nel tentativo di coniugare storia, memoria e spirito di cittadinanza in una città che ha conosciuto le deportazioni. La realtà dei luoghi visti nei film. Il rischio che il concetto di unicità ostacoli la riflessione dei ragazzi.
Intervista a Fiorella Farinelli.
Piccoli pezzi di vita

Il problema drammatico di una memoria che non passa più nell’esperienza quotidiana e familiare. Lo spettacolo dell’orrore che rischia di suscitare rimozione e banalizzazione. Il surrogato dei film usati dalla scuola per consegnare la verità ai giovani. Arrivederci Ragazzi e Schindler’s list.
Di Andrea Canevaro.






chiudi