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17 ottobre 1961

Alla vigilia della fine della Guerra d’Algeria un corteo di immigrati algerini che protesta per il coprifuoco selettivo decretato dal prefetto Papon viene attaccato dalla polizia che spara sulla folla, scatena la caccia all’uomo, uccide a sangue freddo, getta cadaveri nella Senna. Alla fine saranno 3 o 4 i morti dichiarati invece degli oltre 200 reali.
Un fatto rimosso da tutti, anche dall’Fln già in preda a lotte fratricide. Intervista a François Gèze.



Le foto (molte delle quali scattate da Elia Kagan) sono tratte dal sito dell’associazione "17 octobre 1961: contre l’oubli”(17octobre1961.free.fr) e testimoniano dei pestaggi e gli arresti avvenuti durante la manifestazione parigina. In questa pagina, al centro, la nomina di Maurice Papon a Prefetto di Parigi, avvenuta nel marzo del 1958.



.. all’epoca la vicenda fu occultata, anche se in verità i media cercarono di documentare quanto accaduto. Ad esempio, il libro Ratonnade à Paris è costruito in gran parte sulla rassegna stampa dei giorni successivi; molti giornalisti avevano seguito la manifestazione, erano stati testimoni delle violenze e l’indomani avevano pubblicato foto e resoconti sui giornali. Consultando queste fonti emerge, tuttavia, che nessuno aveva una visione globale degli eventi, anche perché le prove furono occultate molto in fretta e il governo e la questura di Parigi minimizzarono l’entità e la ferocia della repressione, parlando di tre o quattro vittime. Quindi, nonostante le proteste e le prese di posizione di una parte della stampa francese, la vicenda venne accantonata, tanto più che in quel periodo l’Oas aveva cominciato a mettere bombe a Parigi e il clima era tale che la maggioranza dei francesi voleva solo mettere la parola fine all’intera vicenda.
L’8 febbraio ’62 si tenne un’altra grande manifestazione organizzata dal partito comunista francese contro l’Oas e la politica repressiva del governo in Algeria, manifestazione anch’essa repressa nel sangue (ci furono otto vittime tra i militanti comunisti). Purtroppo, i morti di quella manifestazione cancellarono definitivamente il ricordo di quelli dell’ottobre ’61 dalla memoria dei francesi.
Il seguito lo sappiamo: il 19 marzo ci sarà il cessate il fuoco e il 5 luglio l’indipendenza dell’Algeria...




... Si chiuderà così un periodo terribile, nerissimo, con la netta sconfitta della Francia, che perderà la sua colonia (quasi due milioni erano i soldati francesi inviati in Algeria), coi pieds noirs che torneranno in patria, con lutti e dolore per moltissime famiglie. E il 17 ottobre sarà spazzato via da questa ondata di antimemoria. ...




archivio
Le tombe vuote

La straordinaria e forse unica esperienza delle Madres de Plaza de Majo, che a partire dal loro essere madri alla ricerca dei propri figli si sono fatte carico di tutti i desaparecidos e, in fondo, del futuro dell’Argentina, a cui sono riuscite a restituire l’onore perduto negli anni bui. Intervista a Letizia Bianchi e a Giannina Longobardi.

La buccia delle mele

L’odissea di un giovane ebreo belga, di famiglia sefardita turca, nell’Europa delle deportazioni e "l’assurdo” di Auschwitz; la voglia di vivere e la diffidenza per i ricordi che demoralizzano; le difficoltà, dopo la liberazione, per ritrovarsi e l’indifferenza delle autorità turche; la questione del ladino. Intervista a Haïm Vidal Séphiha.

8 maggio 1945

Una data sulla quale si incrociano memorie diverse: l’inizio di un periodo di pace per l’Europa occidentale, l’inizio dell’occupazione sovietica per quella orientale, il massacro di Setif per i magrebini; l’istituzionalizzazione della memoria crea anche conflitti; la necessità di un’attualizzazione della memoria.
Intervista a Enzo Traverso.
Arrivarono a Auschwitz a piedi

Un interesse, quello per gli zingari, nato per caso, e proseguito nella frequentazione del campo. La scarsa copertura storiografica dello sterminio nazista. Il difficile rapporto con la memoria di una cultura orale. Un pregiudizio diffuso anche a sinistra.
Intervista a Paolo Finzi.

I rituali inutili

La memoria che oggi sembra perdersi nell’attualità, nel consumo degli oggetti, nel non aver più tempo per prendersi una pausa; il ruolo anche positivo dell’oblio che si intreccia con quello del ricordo. La funzione di un di gesto, o di un oggetto mediatore, che sposta, spiazza, apre al ricordo e al dialogo. La pena può essere proprio nello sguardo dell’altro che sa; la scoperta delle complicità.
Intervista ad Andrea Canevaro.


Ruanda
Un gruppo di scrittori africani ha vissuto per due mesi in Rwanda per poi raccontare il genocidio. Il problema che pone l’uso della fantasia letteraria e di lingue leggibili da pochissime persone. Le responsabilità storiche gravissime delle potenze coloniali e quelle politiche, altrettanto gravi, della Francia rispetto al genocidio. Il pregiudizio razzista che l’Africa sia un problema in sé, che sia diversa.
Intervista a Boubacar Boris Diop.

La vergogna
della tortura

Le ferite riportate dalle torture non si cancellano, restano, continuano a riaprirsi in un silenzio dovuto, spesso, alla vergogna per aver abbandonato i cari o per aver subìto violenze psicologicamente devastanti. Un fardello di cui non ci si potrà mai liberare del tutto. E’ lo psicoanalista a dover avvicinarsi alle barriere. L’importanza di far venire alla luce la storia.
Intervista a Anna Sabatini Scalmati.

Non provavo colpa, vergogna sì

L’intervento-intervista di Hans Koschnik al convegno di Sarajevo sulla memoria.
La cospirazione del silenzio

Il silenzio e l’indifferenza che fanno più male della persecuzione. Il trauma che infetta l’individuo, ma anche la famiglia, il vicinato, una nazione. L’importanza del risarcimento, della restituzione, della riabilitazione, della commemorazione. Parlare e raccontare è la condizione fondamentale per ogni ricostruzione. L’intervento di Yael Danieli ad un convegno a Tuzla su "trauma e memoria".
Lo sgabuzzino buio

Cosa sanno della shoà i ventenni di oggi? Una ricerca svolta all’Università di Torino con un gruppo di liceali offre una traccia preziosa di lavoro. Perché bisogna evitare di colpevolizzare in partenza i ragazzi. L’importanza delle nozioni e la lotta al pregiudizio, che non è mai vinta per sempre.
Interventi di Anna Bravo e Fabio Levi.

Il quotidiano di allora

Un viaggio a Auschwitz e Birkenau di studenti romani, accompagnati da ex-deportati, organizzato dal comune di Roma nel tentativo di coniugare storia, memoria e spirito di cittadinanza in una città che ha conosciuto le deportazioni. La realtà dei luoghi visti nei film. Il rischio che il concetto di unicità ostacoli la riflessione dei ragazzi.
Intervista a Fiorella Farinelli.
Piccoli pezzi di vita

Il problema drammatico di una memoria che non passa più nell’esperienza quotidiana e familiare. Lo spettacolo dell’orrore che rischia di suscitare rimozione e banalizzazione. Il surrogato dei film usati dalla scuola per consegnare la verità ai giovani. Arrivederci Ragazzi e Schindler’s list.
Di Andrea Canevaro.






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