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Israele e Palestina
intervista a Pierre Vidal-Naquet
Subito dopo l’11 settembre, Arafat è stato difeso dall’amministrazione americana, poi qualcosa è cambiato, Arafat è stato abbandonato e Sharon ha avuto via libera. Come lo spiega?
Quello che è successo è abbastanza strano perché le prime reazioni a vivo dopo l’11 settembre per quel che riguarda il vicino Oriente facevano intendere che l’amministrazione americana avesse chiaro che non si poteva fare, nello stesso tempo, la guerra in Afghanistan e quella a fianco di Israele nel vicino Oriente. 








Pierre Vidal-Naquet e la moglie Geneviève. Marsiglia '52




Prefazione
a "La storia dell'altro"
Considero un grande onore che il periodico Una Città, pubblicato a Forlì, e di cui ho sempre apprezzato l’indipendenza, mi chieda di scrivere la prefazione a questa doppia storia della Palestina e di Israele, ad uso degli studenti dei due popoli. Il fatto essenziale e nuovo, assolutamente nuovo, è l’esistenza stessa di questo testo. Il discorso comune è per l’istante impossibile e lo resterà per molto tempo. Ciononostante, i professori che hanno redatto queste pagine l’hanno fatto nel rispetto reciproco dell’altro. Nel 1967, il numero speciale di Temps modernes che opponeva vedute israeliane e vedute arabe del conflitto era il risultato di una coesistenza puramente passiva. Soltanto Sartre e Lanzmann avevano incontrato entrambe le parti. Due intellettuali ebrei francesi, Robert Misrahi e Maxime Rodinson, sperimentavano punti di vista perfettamente opposti, e solo Rodinson osava parlare di pace e di riconoscimento reciproco. Tutto ciò crollò nel fragore della guerra dei Sei Giorni. ... Auguro buon vento a questa magnifica impresa.


in memoria
Pierre Vidal-Naquet

Pierre Vidal-Naquet, grande storico dell’antichità e strenuo difensore dei diritti umani, è morto a Fayence nella notte tra il 28 e il 29 luglio 2006.
I funerali si sono tenuti il 2 agosto al cimitero La Gardi, a Fayence.
Il 29 luglio 2006, Pierre Vidal-Naquet se n’è andato, lasciando un vuoto terribile. Al di là della sofferenza e del dolore, per i quali non ci sono parole, vorrei semplicemente portare qui la testimonianza di quello che lui era per me e per "La Découverte”, la casa editrice di cui sono responsabile dal 1982: ben più che un autore o un direttore di collana ("Textes à l’appui/Histoire classique” creata nel 1965, ancora attiva quarant’anni più tardi), era un carissimo amico, un modello e una guida per tentare di mantenere la giusta rotta in un mondo di ingiustizie, dove il disprezzo della verità e il confuso qualunquismo mediatico sembrano diventati le anti-bussole dei nostri contemporanei...
François Gèze.




Abbiamo appena perso un amico, i cui interventi a favore del necessario e del vero ci mancheranno terribilmente. Sin dalla sua prima infanzia, Pierre Vidal-Naquet ha assistito al genocidio hitleriano ed è stato segnato dalla morte dei suoi genitori ad Auschwitz.
Questo fu l’evento originario che determinerà tutto il corso della sua vita. Non faceva che ripetere che essere ebreo per lui non voleva dire aderire ad una religione (era ateo), né consisteva nell’adesione all’arroganza della politica dello Stato d’Israele, che ha messo il suo destino sotto l’egida della forza e non intende decidersi a riparare i torti fatti al popolo palestinese. Essere ebreo per Pierre ha sempre voluto dire essere l’erede di una tradizione che mette il riconoscimento reciproco tra le genti al centro del suo interesse...
Mohammed Harbi





Il precedente degli armeni

Pensare all’unicità assoluta della Shoah non ha senso. Lo sterminio degli armeni, seppur non industriale, ha costituito il grande precedente. L’intento genocida si propone l’eliminazione di qualcuno per il solo fatto che è nato. Il caso di Srebrenica dove le donne sono state risparmiate. La confusione fra Dachau e Treblinka. Intervista a Pierre Vidal-Naquet.

L’uso perverso della storia

I rischi di una memoria obbligatoria e quelli di una strumentalizzazione politica della Shoah. La differenza radicale fra Auschwitz e Hiroshima. Il problema dell’unicità dello sterminio. I pericoli di un revisionismo storico comune a destra ed estrema sinistra. Intervista a Pierre Vidal-Naquet.




L’antisemitismo fenomeno di periferia?
Cos’è l’antisemitismo oggi? E’ soprattutto un fenomeno delle periferie dove si ripercuote l’astio, l’odio degli arabi contro Israele? E’ giusto, e utile, lo statuto di eccezionalità concesso a Israele? Risponde Pierre Vidal-Naquet.








Siamo nel mondo di Orwell
Intervista a Pierre Vidal-Naquet
Cosa pensa della situazione in Iraq e della strategia americana della guerra preventiva?
Penso che questa guerra sia una catastrofe e che non possa portare che a un’altra catastrofe. La spaccatura, il fossato che separa il mondo occidentale dal mondo arabo-musulmano si allargherà enormemente. Se si aggiunge poi il sostegno di Bush a Sharon, cioè all’estremismo israeliano, non possiamo che prevedere il peggio.








La parola greca, variopinto...
L’insegnamento "dreyfusardo” del padre e lo scandalo della seconda condanna di Rennes, l’impegno contro la tortura, di cui facevano uso le forze francesi contro i patrioti algerini; la scelta della Grecia che permetteva di tenere la distanza, l’eterna questione fra Sparta e Atene, e poi l’impegno per uno Stato palestinese, l’amore per la musica e la poesia, gli amici e anche le antipatie... Intervista a Pierre Vidal-Naquet.




Ricordiamo Pierre Vidal-Naquet
Pierre Vidal-Naquet, storico dell’Antichità, intellettuale impegnato nella difesa dei diritti dell’uomo, contro la tortura in Algeria, e contro il negazionismo, è nato nel 1930 a Parigi. Nel giugno del 1940 la famiglia si rifugia a Marsiglia dopo un lungo esodo perché il padre rifiuta di lasciare la Francia. Il 15 maggio del 1944 il padre e la madre vengono arrestati. Non li vedrà mai più.


Lucien Vidal-Naquet con il fratello Georges e Raymonbd Aron in uniforme da sergente meteorologo, 1939




I genitori, Lucien Vidal-Naquet e Marguerite Valabrègue

Prefazione a "Brutti ricordi"
Rispondendo all’invito dei miei amici del mensile Una Città di Forlì, ai quali sono unito da numerosi legami di collaborazione, scrivo due parole per presentare un libro che ho trovato affascinante, non solo per il suo argomento, che non manca assolutamente d’interesse dal momento che si tratta delle condizioni nelle quali la stragrande maggioranza degli arabi palestinesi, che abitavano nel paese divenuto poi Israele nelle sue frontiere del 1967, hanno lasciato le città ed i paesi che appartenevano loro da secoli. Per gli autori palestinesi si trattò dell’Espulsione, da cui deriva il titolo che il mio amico Elias Sanbar ha dato al racconto, solidamente documentato, di questi eventi. Da parte israeliana, esiste una leggenda, sulla quale tornerò più avanti, che vuole che siano stati gli arabi a partire, seguendo gli ordini dei loro capi per lasciare il campo libero ai combattenti il cui sogno era la distruzione della colonizzazione sionista...



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