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in memoria
Grazia Cherchi



Gli amici, i libri, la voglia di fare
L’incapacità di occuparsi di cose pratiche, del futuro, della sicurezza economica. Lettrice onnivora fin da ragazza. Fra le letture preferite Dostoevskij e Kafka. Il periodo dei Quaderni piacentini e di una straordinaria rete di intellettuali. Quando i due fondatori smisero di scrivere per far scrivere gli altri, e, anche, per far fatture e legare pacchi. La grande libertà intellettuale, il marxismo che faceva acqua, il rispetto per Chiaromonte e Silone. La predilezione di Grazia per il lavoro d’équipe, per un’amicizia che fosse attiva, il sogno della rivista. Il modo con cui ha affrontato una fine certificata: continuando a lavorare, a vedere amici come niente fosse. Intervista a Piergiorgio Bellocchio.





Ricordo di Grazia Cherchi
Ricordo di Adriano Sofri.
...Chissà perché, mi sembrava che Grazia avesse appena cominciato, appena la sua vita migliore, il tempo nuovo più adatto a lei, strana bambina anziana.
Che fosse stata fuori posto, prima, e intempestiva - già col Sessantotto, e poi con le sue anagrafi tributarie
e gli eredi fedeli ed infedeli.
Convocati da lei, quando toccò a loro andare fuori tempo e fuori luogo, e lei ha appeso al muro la vecchia fotoha coperto con un panno il televisoree preparato a tutti il libro adatto, lo spazzolino, uno specchio indulgente e le buone maniere, un po’ severe...




La lezione da non perdere
Il ricordo di padre Camillo de Piaz
Quello che mi sto domandando è che cosa ci mancherà di più con la scomparsa di Grazia, quale il vuoto maggiore che lei lascia morendo. A proposito di questo qualcuno, nei giorni della morte, ha parlato del "rispetto per gli altri” come della sua "caratteristica peculiare”. E’ un’indicazione giusta ma inadeguata. Anche sulla base dell’esperienza personale, credo che si tratti di qualcosa di più profondo: una capacità, davvero straordinaria, di mettersi negli altri. Senza prevaricazioni e senza espropriazioni e lasciando intatta l’identità propria e quella altrui.

La causa degli altri
Intervento di Oreste Pivetta al Festival de l’Unità di Milano durante la commemorazione di Grazia Cherchi.
Ho cominciato a lavorare assiduamente con Grazia Cherchi una decina di anni fa. Ovviamente la conoscevo, però per me più che altro era un nome, una persona importante, una persona che aveva molte cose da insegnarmi e conosceva molto bene quel lavoro che io, da un altro versante, mi accingevo a fare. Una decina d’anni fa, appunto, quando l’Unità decise di aumentare le pagine dedicate ai libri, ebbi un incontro con Grazia che, al di là della mia timidezza e al di là, anche, di una qualche soggezione che nutrivo per una persona famosa ed importante che aveva tanta storia e tanta cultura alle spalle, fu molto felice.




... Su un piano strettamente letterario, penso che Grazia apprezzasse più Camus, il primo Camus, quello dello Straniero, di Caligola, del Malinteso. Poi ci fu la famosa rottura, e Grazia, come quasi tutti, optò decisamente per Sartre. Non solo per la sua opera filosofica e letteraria, ma anche e soprattutto forse per la sua figura di grande maestro senza cattedra, sempre al centro del dibattito culturale e dello scontro politico, punto di riferimento fisso, e ancora per il suo stile di vita libero, spregiudicato, la sua disponibilità al rischio, a spendersi senza risparmio, sempre. Alla lunga, confesso, a me era venuto un po’ a noia, proprio per questa presenza costante, per questo suo prender posizione sempre e su tutto: "tacesse, qualche volta!” mi scappava di dire. Grazia invece credo che l’abbia sempre ammirato e amato in toto, fino alla fine. Un tratto molto forte del suo carattere era la fedeltà. Per esempio, ha sempre conservato una viva stima e simpatia per Moravia, nonostante non apprezzasse gli ultimi romanzi (forse anche aveva smesso di leggerlo): colui che aveva saputo scrivere Gli indifferenti, Agostino, La disubbidienza ecc. meritava rispetto e riconoscenza per sempre.
Non vorrei però dare l’impressione che Grazia amasse solo gli scrittori eccessivi, estremisti... Tra i suoi autori prediletti c’era Cechov, e tra i poeti Sereni...


Le margherite bianche
Il ricordo di Lalla Romano
Io sono molto vecchia, a novembre compirò 89 anni: fra me e Grazia c’era molta distanza di anni. Pavese, che era un amico e anche un po’ maestro per certe sentenze, diceva che la vera affinità fra due persone è avere la stessa età. Nel sesso come nelle idee non c’è niente che avvicini due persone come la stessa età. Allora per capirsi, per essere amici quando c’è una grande differenza di età ci deve essere qualcosa di molto più forte, una fondamentale somiglianza e fratellanza...
...Ora credo che a quelli per cui Grazia ha contato capiti come a me: non possiamo più scrivere, più impegnarci in niente senza domandarci che cosa ne direbbe Grazia.





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