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Per favore, non mandare più lettere in Tibet...

Arrestato, torturato, costretto all’esilio, a non rivedere né sentire più i propri genitori, da anni insegna la lingua e i costumi tibetani a tanti giovani nati in India che rischiano di finire preda dell’alcol e della droga e di dimenticare. Intervista a Tsultrim Gyatso.


in altri continenti
Cina

Quella sera del 3 giugno...

Un funzionario del partito comunista, alcuni studenti, un’attivista, la figlia di un ufficiale dell’esercito e un operaio ricordano quella terribile notte tra il 3 e il 4 giugno in piazza Tiananmen in cui i loro destini vennero sconvolti. Interviste a Bao Tong, Fang Zheng, Pu Zhiqiang, Chen Yunfei, Qi Zhiyong, Zhou Li e Jin Jiangbo.

Bao Tong nel 198 era membro del comitato centrale del partito comunista cinese e consigliere di Zhao Ziyang, l’allora segretario di partito che venne sollevato da tutti gli incarichi governativi e di partito per essersi opposto all’intervento militare mirato a sopprimere le dimostrazioni. Dopo i fatti del 1989 Bao Tong è stato condannato a sette anni di carcere. Oggi vive a Pechino, sotto sorveglianza strettissima.
Fang Zheng nel 1989 era uno studente presso la Sports Università di Pechino; investito da un carro armato durante il massacro del giugno 1989 perse entrambi gli arti inferiori. Affermatosi come atleta disabile, a causa delle origini della sua invalidità, non ha potuto rappresentare la Cina in competizioni internazionali. Nel 2009 le autorità gli hanno concesso il passaporto e si trova attualmente negli Stati Uniti.
Chen Yunfei nel 1989 studiava alla Beijing Agricultural University, ora China Agricultural University. Oggi vive a Chengdu, capitale del Sichu e si occupa di frutticoltura. Dopo la morte di Zhao Ziyang, turbato dal silenzio della leadership cinese, riprende ad interessarsi di questioni sociali: sembra non ci sia giorno in cui non partecipi ad una dimostrazione o non si batta per i diritti civili a livello locale.
Qi Zhiyong nel 1989 faceva l’imbianchino. A causa di un proiettile sparato nel corso della repressione lanciata la notte fra il 3 ed il 4 giugno, ha subito l’amputazione di una gamba. Oggi non ha né pensione di invalidità né assicurazione medica perché si è rifiutato di mentire circa l’origine dell’invalidità. Vive a Pechino e riceve un salario mensile pari a circa 30 euro.
Zhou Li nel 1989 fu spettatrice degli eventi che infiammarono la capitale, oggi vive a Pechino ed è un’attivista per i diritti civili.
Jin Jiangbo nel 1989 era un’adolescente, oggi è un artista multi-mediale interattivo impegnato sul fronte della critical action art. Vive fra Shanghai e Pechino.


 

Quando aprirono il fuoco
sulla piazza Tiananmen...

Un evento, quello di Tiananmen, quando il 4 giugno del 1989 le autorità aprirono il fuoco contro la popolazione, che stravolge la vita, portando all’impegno e però anche al carcere; la curiosità e l’interesse per gli ultimi; la critica a una classe di intellettuali che resta materialmente dipendente dal regime. Intervista a Liao Yiwu.

L'effetto Hokou sul mondo
Se all’indomani di Tiananmen, la condanna fu unanime, oggi si assiste a una diffusa reticenza di politici e intellettuali, quando non a un aperto entusiasmo per la Cina; il terribile sistema degli Hukou, che relega i contadini migranti in uno stato di schiavitù, metodo che peraltro la Cina sta esternalizzando; intervista a Marie Holzman.
archivio
L’atelier del mondo
Un allentamento della censura dovuto più a dinamiche "interne”, fra correnti del partito e fra zone del paese, che a una liberalizzazione reale. Le disuguaglianze sociali e l’assenza di organizzazioni di difesa consolidate. La diffusione di una corrente di sinistra "neomaoista”, fautrice di una democrazia anche economica. Le grandi potenzialità tecnologiche, per ora frenate. Intervista a Jean Philippe Béja.

Esser belle in Cina...
Un boom, quello della Cina, fatto anche di salari di 100 dollari e condizioni di lavoro disumane, di mancanza di assistenza sanitaria e diritto allo studio, di enormi squilibri fra campagne e città. La situazione dell’Indonesia, dove l’Islam resta il più moderato del mondo e quella, terribile, della Corea del nord, il cui possibile crollo con esodo di milioni di disperati è un vero incubo per i paesi vicini. Intervista a Ilaria Maria Sala.

Le tre T
Le tre T, gli argomenti, cioè, di cui Pechino non vuol parlare con nessuno: Taiwan, Tienanmen e Tibet. I frutti ormai evidentissimi della colonizzazione Han. Il bimbo che dovrà succedere al Dalai Lama è allevato da Pechino. Lhasa, una città ormai normalizzata. Di Paolo Bergamaschi.

Una regione cinese?
Dal 59 a oggi, l’occupazione da parte della Cina dello stato sovrano del Tibet è costata la vita a un milione di tibetani. Una deforestazione selvaggia, la devastazione urbanistica e culturale delle città. La strategia demografica cinese di "affogare i tibetani" sta ottenendo risultati forse irreversibili; i cinesi sono sette milioni, i tibetani quattro. La straordinaria diaspora tibetana con tutte le sue istituzioni democratiche. Intervista a Claudio Cardelli.

Blackout dei cellulari
Una dittatura, quella birmana, non più ermetica, grazie a internet e ai cellulari, ma che resta saldissima di fronte a un’opposizione invecchiata e indebolita negli anni di repressione. Il sostegno decisivo della Cina. La realtà dei monasteri buddisti, un po’ diversa da come l’immaginiamo. Intervista a André e Louis Boucaud.
Il temibile scambio
La storia del movimento democratico cinese, sempre intriso di patriottismo e in cui gli intellettuali restano sempre in bilico fra il ruolo di portavoce della società civile e consiglieri del potere. Dopo Tiananmen la proposta del regime agli intellettuali, modernizzazione più stabilità, ha fatto presa. Il grande problema dei mingong, la moltitudine, non ancora organizzata, degli inurbati. Le grandi ingiustizie sociali. Intervista a Jean Philippe Béja.

Internet e i contadini
L’apertura della Cina all’economia di mercato, oltre a non portare con sé, quasi automaticamente come si prevedeva in Occidente, le libertà e la democrazia, sta provocando disuguaglianze fortissime fra aree geografiche, fra città e campagna e fra gli individui stessi. Un autoritarismo che, senza il cemento ideologico, diventa sempre più arbitrario, ma anche, inevitabilmente, lassista.
Intervista a Wang Hui.
Il fronte dello Yunnan
Nello Yunnan la Cina combatte la sua battaglia contro il sempre più inquietante problema droga. Malgrado la lotta al narcotraffico delle autorità cinesi, l’uso di eroina, proveniente dal Triangolo d’Oro, dilaga e i tossicodipendenti affollano le prigioni adibite a centri di disintossicazione. Di Martin Goettske.

Sempre le foto
Tian Wang, un sito internet che si occupa del rispetto dei diritti umani e sostiene le buone ragioni di gruppi di cittadini soggetti a soprusi da parte dei funzionari del potere; dopo aver fatto cinque anni di carcere, ora, dopo l’impegno sul terremoto, il fondatore del sito è stato di nuovo arrestato... Intervista a Huang Qi.

Il libretto di residenza
La Sars ha fatto emergere il profondo autoritarismo del regime, mettendolo in contraddizione con gli effetti della globalizzazione. La situazione tragica dei contadini che non possono mandare i figli a scuola e che se emigrano hanno più possibilità di diventare romani che pechinesi. Un’immigrazione in Europa legata all’industria tessile. Intervista a Jean Philippe Béja.


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