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Su Belgrado

L’indipendenza? Abbiamo perso quella di aggredire

Dopo i bombardamenti della Nato il destino di Milosevic, uomo delle promesse mai mantenute, era segnato comunque. Anche i serbi delle campagne l’avevano ormai abbandonato. L’incredibile storia del Kosovo culla serba, quando per ogni serbo quella è ‘terra straniera’. L’inevitabile e logica indipendenza. L’importanza di sentirsi normali, banalmente parte di una comunità internazionale. Intervista a Teofil Pancic.

Il 5 ottobre

La cronaca del giorno decisivo per la caduta del regime di Milosevic. Alla fine si è mossa la Serbia profonda. Quelli di Cacak che avevano preparato la "presa” del parlamento. Intervista a Aljosa Drazovic.

Pensa a Mostar...

Il veleno nazionalista, diffuso ad arte, ha contaminato persone e cose. 4000 slogan incredibili, canzoni orribili, un lusso sfrenato e kitsch, il rosa più rosa mescolato all’ossessiva retorica del nemico... Poi le città bellissime devastate e la gente che continua a chiedersi perché. Intervista a Borka Pavicevic.

Così stanchi e nauseati

L’impegno di una donna serba per i diritti umani e civili dei kosovari e a fianco del tribunale internazionale. Quando, nel 98, le milizie e l’esercito serbo hanno dichiarato guerra ai civili. L’attuale situazione di illegalità. Intervista a Natasa Kandic.


La cospirazione del silenzio

Il silenzio e l’indifferenza che fanno più male della persecuzione. Il trauma che infetta l’individuo, ma anche la famiglia, il vicinato, una nazione. L’importanza del risarcimento, della restituzione, della riabilitazione, della commemorazione. Parlare e raccontare è la condizione fondamentale per ogni ricostruzione. L’intervento di Yael Danieli ad un convegno a Tuzla su "trauma e memoria".


 

I giovani vogliono andar via...
La Bosnia del dopo Dayton resta lacerata da mille problemi. La necessità di far ripartire il dialogo si scontra con le difficoltà a ricostruire la verità su ciò che è successo, a far luce sulla sorte degli scomparsi, tuttora tantissimi, a impedire che i responsabili restino impuniti e di fronte a tutti. L’ostacolo dei leader nazionalisti e il calo di interesse della comunità internazionale. Gli interventi al forum dell’Onu.

in altri continenti
Balcani

Bosnia 1992-2012

A 15 anni dalla fine della guerra, la Bosnia versa ancora in una situazione, non solo economica, difficile, che spinge tanti giovani a lasciare il paese; le critiche alla costituzione e a Dayton; un passato doloroso che impedisce di tornare alla normalità; le speranze nell’Europa e nella nuova generazione; intervista a Igor Rajner, deputato al Parlamento della Federazione della Bosnia Erzegovina per il partito socialdemocratico Tuzla.

La tomba 51
Come fu che per la determinazione dei genitori dei ragazzi uccisi un’intera città salvò la sua anima. Ricordare non per vendicarsi ma per impedire che tutto ciò possa ripetersi. Intervento di Selim Beslagic, sindaco di Tuzla.
Di 71 persone, 21 famiglie non hanno voluto che i loro figli venissero seppelliti in quel luogo, 11 perché profughi da altre città a cui volevano riportarli e 10 per altri motivi, perlopiù perché li volevano più vicini alle loro case. Comunque anche seppellire questi 50 non è stato così semplice, perché noi eravamo costantemente sotto le bombe.


Invece di un Milosevic

Le difficoltà economiche e sociali, le illusioni illuministiche, il ritorno di nazionalismi, xenofobia, antisemitismo. Ma anche una vitalità sotterranea, anticipazioni culturali, esperimenti economici nuovi. Sulla situazione dei paesi dell’est. Intervista a Lisa Foa.

11 luglio 1995

Quello è stato l’ultimo giorno in cui vidi mio marito e mio figlio Nihad. Nino, resosi conto del precipitare della situazione, era fuggito attraverso il bosco in direzione di Tuzla, dove non arrivò mai. Era un giornalista di Srebrenica. Aveva raccontato l’assedio della nostra città fino all’ultimo giorno. Il 10 luglio aveva lanciato un appello al mondo: "Aiutateci o questa sarà l’ultima volta che sentite la mia voce. Non rimarrà nessuno a Srebrenica”. E così è stato.



Lettere da Sarajevo
di Kanita Fociak

Avdo e Mira

Una sera abbiamo notato una luce al terzo piano di un condominio completamente distrutto, situato esattamente sulla linea del fronte. Siamo saliti e Abdo e Mira ci hanno fatto accomodare...

In ottobre mi dicono che Avdo, il colonnello in pensione che fumava sigarette da un pacchetto bianco simile a un territorio in attesa di destinazione, si è ucciso.... Un ricordo di Michele Colafato.

Lettera da Tuzla
di Irfanka Pasagic, psichiatra
Non appena la porta dell’orfanotrofio si chiude però, dentro di me, nella mia mente, ritornano ad apparire le immagini delle loro disgrazie; vedo di nuovo le colonne di bambini tremanti che arrivarono all’orfanotrofio, portando con sé soltanto le loro nude vite, senza neanche una fotografia che ricordasse loro quelli che non ci sono più; non un giocattolo che custodisse il calore dell’infanzia, almeno nei loro pensieri. E’ come se vedessi di nuovo i loro sguardi pieni di dolore, ma anche di coraggio; di disperazione ma anche di speranza; piccole mani che accettano con gratitudine la prima tazza di latte caldo, il terrore negli occhi per gli incubi notturni o per quelle immagini che riportano nella loro memoria l’inferno attraversato. Riconosco un’inquietudine dentro di me: la paura che per i nostri propri traumi non abbiamo le forze per aiutare adeguatamente questi bambini. Più il tempo passa e più li circondiamo con il silenzio sul passato, non so se per la necessità di difendere loro oppure noi...

I nostri figli vanno a Belgrado

Ma chi è sopravvissuto a Kapja (la strage nella piazza di Tuzla, dove morirono oltre settanta persone, perlopiù ragazzi) non può dimenticare. Io sono una persona mentalmente malata da allora. E dire che sono sempre stato un tipo controllato, equilibrato. Ma riconosco di non essere più quello di prima, sono cambiato e non posso neanche immaginare cos’è successo nel cuore e nella testa di chi ha perso qualche caro… No, deve passare una generazione. Ci vuole tempo per ricominciare. Forse quando noi saremo stati tutti sepolti…

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Ci vorrebbe almeno un hotel

Almir. Rispondere alla domanda su come si vive oggi a Srebrenica è sempre molto difficile perché è una domanda che rimanda subito a un passato drammatico, nello specifico al genocidio. Ma riguarda anche il presente, cioè come affrontare quello che è successo e soprattutto come andare avanti. Io sono nato nel 1983, per cui nel 1992, quando è cominciata la guerra, avevo circa dieci anni...



archivio
Le immagini
ti scelgono,
come i cecchini

Non sono un uomo, sono solo un bersaglio nel mirino di un cecchino.
Quando entri nell’autobus non sai se ne uscirai. Duecento entrano, solo centonovantanove escono, uno lo portano fuori.

Kossovo e Iraq,
la stessa logica?

A sostegno della guerra in Iraq si può portare il precedente dell’intervento Nato in Kossovo, oppure le motivazioni che giustificarono la forzatura del Kossovo con l’Iraq non c’entrano nulla? Risponde Alain Brossat.

Le verità
di Srebrenica

Un documento del Tribunale Penale Internazionale

Sarajevo, l'Europa,
il pianeta

Rileggiamo cosa scriveva Alex Langer sulla guerra in Bosnia e sulla riconversione ambientale.

La guida turistica
del Kosovo

Appunti di viaggio. Di Paolo Bergamaschi
Post traumatic
stress disorder

La delicata situazione dei profughi bosniaci in un’Europa che dopo cinque anni li vuole rimandare indietro. L’eccezione della Svezia che per un anno offre ai rifugiati che tornano in Bosnia la possibilità di rientrare. La perdita della casa, una sorta di "bancarotta morale" nella cultura musulmana. Pubblichiamo alcuni degli interventi tenutisi al 10° Congresso delle Nazioni Unite a Vienna.


Riportate la vita
a
Srebrenica


In memoria di Advo

Michele Colafato ricorda Avdo.

Sarajevo, settembre 1995

Intervento di Ozren Kebo.

Per voi è tutto Balcani

L’ipocrisia di un certo pacifismo, che non vede che chi è aggredito deve potersi difendere, che un intervento aereo durato pochi giorni ha fatto finire un assedio durato quasi quattro anni... Chi è rimasto è spesso rimasto per caso, non è un eroe. Il modo di vivere segnato dall’assedio e dal giorno per giorno. Il fallimento della politica per cui, ancora oggi, i "bosniaci” non esistono. Intervista a Andrej Djerkovic.
Cronache
di Srebrenica

intervento di Fabio Levi

A Belgrado sapevano

Un’oscena lotta per il potere ha devastato l’intera Yugoslavia. Un vittimismo che portava i serbi, mentre bombardavano Sarajevo, a sentirsi accerchiati. Intervista a Marko Vesovic.
L’orologio guasto della Bosnia

Intervista a Marko Vesovic.
Lettera da Sarajevo

Lettera di Kanita Fociak.
Viaggio a Tuzla

Le riflessioni e il diario di tre sudtirolesi/altoatesini nella città di Tuzla, una delle città della ex Jugoslavia che ha tentato di resistere alla devastazione monoculturale. Un convegno per raccogliere le forze democratiche della Bosnia e per ricostruire, partendo dal basso, condizioni di convivenza.
Le mille notti
di Sarajevo

Una città allo stremo, al gelo, senza luce, senza pane, dove ogni giorno si infittisce la pioggia di granate. L’unica possibilità per salvare i bosniaci resta quella di un intervento internazionale per disarmare i banditi. Una persecuzione razzista, sostenuta dalla disgustosa incapacità e complicità dei paesi occidentali, trasmessa in diretta nel pianeta, che ha distrutto tutto il senso che i bosniaci avevano della loro storia, del loro passato, dei presunti valori dell’Europa in cui loro avevano creduto. Intervista a Adriano Sofri.
A Mostar

La situazione disastrosa, gli aiuti arrivati alla rinfusa, a volte inutili, l’importanza di lavorare alle piccole cose, anche insieme fra est e ovest. La necessità di aiutare materialmente i mussulmani in condizioni di vita disastrose, e psicologicamente quei croati che non approvano la divisione. Il rispetto delle differenze culturali. Intervista a Enzo Piperno.
I vicini si vergognavano

Quando hanno cominciato a parlare piano fra di loro. Dopo pochi mesi la città era distrutta. I rastrellamenti e i saccheggi. Le sfilate dei funzionari Onu di fronte a porte aperte dai carcerieri per l’occasione. Intervista a una donna mussulmana di Mostar.
L’agenda vecchia

Combattere i vecchi amici del bar. L’accanimento delle campagne contro la città cosmopolita. L’ebreo che nessuno tocca. Parla Igor Bararon.
Senza ritorno

Agli incroci sotto tiro la gente non si affretta più. Nelle campagne paesi deserti le cui case sono state minate dall’interno. La pulizia etnica è fatta e non si tornerà più indietro. Una guerra purtroppo "popolare". Intervista a Toni Capuozzo.
L’inferno
alle porte di casa

Il racconto di un ritorno da Sarajevo con un bimbo di undici mesi. Una città stupenda in cui era un piacere vedere la convivenza di tante culture. Un assedio tremendo che è vergogna per un’Europa inerte e anche segnale sinistro per tutti noi. La necessità, anche se è tardi, di un massiccio contingente di pace. Intervista a Toni Capuozzo.
Natasa e Vjosa

Natasa Kandic, sociologa di Belgrado, e Vjosa Dobruna, pediatra kossovara, entrambe impegnate, a rischio della libertà e della loro stessa vita, sul fronte del rispetto dei diritti umani e della democrazia in Kossovo come in Serbia, amiche fra di loro, hanno ricevuto il premio Alexander Langer 2000. La proposta era stata presentata al comitato di garanzia da una loro amica, Irfanka Pasagic, di Srebrenica.


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