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Esser belle in Cina...
Intervista a Ilaria Maria Sala



Un boom, quello della Cina, fatto anche di salari di 100 dollari e condizioni di lavoro disumane, di mancanza di assistenza sanitaria e diritto allo studio, di enormi squilibri fra campagne e città.
La situazione dell’Indonesia, dove l’Islam resta il più moderato del mondo e quella, terribile, della Corea del nord, il cui possibile crollo con esodo di milioni di disperati è un vero incubo per i paesi vicini.



E’ difficile immaginare come sia potuto succedere, ma se per 50 anni tutti hanno potuto ascoltare quell’unica versione, internet non esiste, la tv nemmeno, i giornali sono tutti di regime...
insomma, parliamo di un paese congelato in un eterno dopoguerra in cui ogni coreano è convinto di essere sotto attacco, e quindi di non poter rinunciare alla propria forza militare, altrimenti "i fantocci” della Corea del Sud li invaderebbero perché questo è quello che vogliono gli americani; e poi i sovietici sono stati corrotti dal capitalismo, i cinesi li hanno traditi…
lo stato burocratico

Introduzione a Lettere dalla Cina

di Gianni Sofri
"Mi piacerebbe leggere, prima o poi, una storia dei modi in cui, attraverso il lavoro di orientalisti, viaggiatori, sinologi in senso stretto, giornalisti, noialtri europei siamo stati di volta in volta informati di quanto succedeva in Cina; e, prima ancora, di chi fossero i cinesi, cosa credessero, cosa pensassero di se stessi e di noi, come vivessero. Per carità, non intendo una storia completa dalla celebre ambasciata di Antonino il Pio (ammesso che sia lui, da identificare con l’An Du, o An Tun, delle fonti cinesi), ma semplicemente una storia degli ultimi due secoli, da quando i contatti si sono fatti più intensi a causa di tè, oppio, cannoniere e così via. (…)
Per molti anni (per qualche decennio) della Cina si occupavano, in prevalenza, giornalisti e giornali curiosi di vedere se davvero, e in che modo, la Cina si ponesse come modello di un nuovo esperimento di costruzione del socialismo e dell’"uomo nuovo”, un’alternativa all’"uomo sovietico” di brezneviana memoria. Poi, poco per volta, si cominciò a capire che, ferme restando la dittatura del proletariato, il partito unico e così via, la Cina cominciava a diventare interessante per chi si occupasse di economia e di capitalismo. Uno storico della Cina contemporanea indicherebbe attorno alla fine degli anni Settanta l’avvio delle riforme di Deng. Un lettore meno specializzato, e curioso (come me in questa sede) di giornalismo applicato alla Cina, ricorderebbe come a viverne così intensamente le contraddizioni. Io penso che non ci sia altra spiegazione se non un mescolarsi di odio e amore, entrambi evidenti. L’odio (ma è parola che mi sembra eccessiva nel momento stesso in cui la dico) nasce dallo spettacolo di una società ancora per tanti aspetti repressiva, soggetta a periodiche infiammazioni nazionaliste, irrispettosa dei diritti civili e umani, ma anche (malgrado le tradizioni taoiste) della Natura, e dello stesso straordinario patrimonio artistico e culturale di cui è l’erede. Quanto all’amore, lo si vede affiorare da ogni pagina. Io, per esempio, ne sono colpito soprattutto laddove, leggendo certe descrizioni di paesaggi, e persino di paesaggi rovinati dall’inquinamento, vien fatto curiosamente di pensare alla pittura cinese e alla sua delicatezza. (…)
Sono, queste di Ilaria Maria Sala alla redazione di "Una città”, delle vere lettere ad amici, in cui racconta e si racconta. Racconta le sue giornate e le sue esperienze in un tono molto familiare. Ma le sue pagine ci fanno scorgere una Cina vera, con la sua gente (gli Han, ma anche gli Uiguri e i Tibetani e gli altri), e il continuo muoversi velocemente di uomini e donne in città sempre più grandi. Forse quella che cresce di meno fra tutte è proprio Hong Kong, il cui espandersi è limitato da confini fisici, geografici. Città più tranquilla, e ancora oggi più libera: per questo, probabilmente, Ilaria ha scelto di viverci". Continua qui.

Chongqing, giug  2011

Cari amici,

finalmente un viaggio a Chongqing.
La città, attraversata dal Fiume Azzurro, ora spezzato in due dalla diga delle Tre Gole, viene chiamata spesso "la più grande del mondo”, contando come cittadini tutti i 32 milioni di abitanti sotto la sua amministrazione -anche se è una definizione un po’ allegra, ma è un dettaglio per l’appunto di natura burocratica.
È il luogo da cui è partita la bizzarra "campagna rossa”, che si estende ora, un po’ per volta, a tutta la Cina; ed è patria dell’huo guo, uno dei piatti più ferocemente piccanti di tutta la cucina cinese.

Cominciamo dalla "campagna rossa”: nel 2012 ci saranno le nuove nomine del politburo, inclusa quella del Presidente e Primo Ministro, e tutti si "posizionano” per far bella figura il giorno della selezione.
Per chi si illudeva che la Cina si stesse riformando, aprendo e modernizzando, anche dal punto di vista politico, purtroppo sono giorni amari: questi ultimi due anni hanno mostrato che, se si vuole fare carriera, a tutt’oggi è meglio essere conservatori e rifarsi agli ideali del tempo andato -anche se solo a voce, i fatti possono essere quel che si crede.

Bo Xilai, segretario di Partito e governatore di Chongqing, figlio di Bo Yibo, uno dei generali dell’epoca di Mao, ha deciso di tornare alla propaganda più elementare e ha promosso quella che ora, per l’appunto, è chiamata "campagna rossa”.
Canti rivoluzionari per le strade, nei gran- di raduni

in Piazza, e obbligatori nelle scuole. La televisione locale è stata sottoposta a una riforma a tutto tondo e adesso trasmette solo filmati rivoluzionari, show di canti rivoluzionari (c’è anche una specie di concorso a premi in cui si seleziona il miglior nuovo canto rivoluzionario), e via dicendo.
L’audience è crollata, ma Bo Xilai non lascia che questo lo crucci. 



Hong Kong, febb 2007

Cari amici,

mentre vi scrivo questa lettera tutti intorno a me si stanno preparando al Capodanno cinese, che quest’anno cade il 18 febbraio. Seguendo la tradizione, sono tutti indaffarati a imbiancare i muri scrostati, a buttar via le cose vecchie e inutili (non vi dico le pile a fianco ai bidoni della spazzatura), a decorare con bei festoni rossi tutto il decorabile; questo per arrivare al giorno del Capodanno in ordine come scolaretti innamorati della maestra. Le bambine, la prima settimana di Capodanno, indossano tuniche rosse e fiocchi nei capelli. Ma il 18, tutti si mettono almeno un golfino rosso, anche se rammendato.
Sarà l’Anno del Maiale che, nel mondo cinese, ancora legato a una civiltà contadina, è un segno zodiacale di grande auspicio. Simbolo di prosperità e ricchezza, secondo i complicati calcoli dell’almanacco cinese, l’anno che sta per arrivare dovrebbe essere positivo per gli affari. I nati sotto il segno del maiale sono fortunati, specie per le finanze, e gli ospedali della regione stanno potenziando i reparti maternità, dato che è uno degli anni preferiti per far nascere bambini. E parlando di parti e partorienti...
Da dieci anni a questa parte alcune migliaia di donne cinesi cercano di aggirare la politica di un solo figlio per famiglia venendo a partorire a Hong Kong. Per non spendere troppo, però, vengono qui all’ultimo minuto (come "turiste”, ricevono permessi di soggiorno di appena tre mesi, anche se Hong Kong è tornata da dieci anni sotto sovranità cinese), provocando alcune difficoltà. Quella più citata e temuta dai medici è di ritrovarsi in reparto una partoriente mai vista prima, sulla quale non si ha alcuna cartella clinica, con possibili complicazioni in caso di imprevisti. Così dal primo febbraio l’ente competente per l’immigrazione di Hong Kong controlla tutte le donne in stato avanzato di gravidanza per assicurarsi che abbiano una prenota- zione ospedaliera rimandandole indietro in caso contrario.



Pechino, marzo 2009

Cari amici,

volevo parlarvi di tante cose questa volta. Intanto dello scrittore Liu Xiaobo, ancora agli "arresti domiciliari” per la Carta 08, il documento firmato da migliaia di cinesi per chiedere maggiore democrazia e diritti umani. Per quanto tutti i firmatari siano stati interrogati o invitati a "prendere il tè” dalla polizia, e alcuni di loro abbiano avuto il coraggio di raccontarlo nei loro blog, Liu Xiaobo è l’unico a essere stato arrestato.
Avrei voluto anche parlarvi delle poche notizie che filtrano dal Tibet, tutte negative, una terra immensa pattugliata da polizia ed esercito in modo talmente massiccio che basterebbe solo questo a dimostrare, senza bisogno di parole, che la versione dei fatti di Pechino, di un Tibet tranquillo vittima di isolati agitatori agenti del (perfido) Dalai Lama, non è credibile.
Invece, visto che tutti, ma proprio tutti, stanno parlando delle teste di bronzo andate all’asta a Parigi, non posso fare a meno di parlarne anch’io, perché è una questione un po’ ridicola ma rivelatrice.

Si tratta, forse lo sapete, di un topo e di un coniglio in bronzo, fatti da un missionario gesuita svizzero, Michel Benoist, per compiacere il desiderio dell’Imperatore Qianlong (1711-1799) di avere un giardino e un palazzo "all’occidentale”, desiderio venutogli dopo che i gesuiti gli avevano mostrato delle stampe rappresentanti Versailles. Il palazzo fu costruito da Giuseppe Castiglione, pittore e architetto milanese, ma le teste in questione erano parte di una fontana con i dodici simboli dello zodiaco cinese dalle cui bocche zampillava l’acqua. Inizialmente, avrebbero dovuto essere delle statue molto più in stile occidentale, con delle fanciulle nude da cui zampillava l’acqua -forse dai seni, o solo dalle teste, non si sa. Il nudo, all’epoca, non era considerato affatto artistico in Cina, per cui l’idea fu esplorata per brevissimo tempo e si preferì scolpire degli animali (curiosamente, anche questi vestiti con delle tuniche!).



Hong Kong, dicembre 2006

Cari amici,
il 26 dicembre un forte terremoto nello stretto di Formosa ha spezzato i cavi contenenti le fibre ottiche che assicurano la connessione a internet che mantiene collegata l’Asia, gli Stati Uniti, e l’Australia. Così ci siamo svegliati il 27 mattina tutti senza email, senza accesso alla Rete, e imparando un sacco di cose che prima nessuno aveva mai creduto necessario sapere: che Hong Kong è dotata di sette cavi di fibre ottiche che passano per lo stretto di Formosa, per esempio, che servono anche molte località della Cina continentale. E che sei di questi si erano per l’appunto spezzati, e che bisognava aspettare che delle navi da Hong Kong, da Taiwan, dal Giappone e dall’Australia si recassero sul posto, buttassero giù un grosso amo che riuscisse ad agganciare i cavi, per poi portarli a bordo, ripararli, e ributtarli in mare.
Non si parlava d’altro...

archivio

A Hebron è anche peggio...

Diario di viaggio in Palestina/Israele. Di Paola Canarutto.

Tibet, la terra non tocca più il cielo

Le tre T, gli argomenti, cioè, di cui Pechino non vuol parlare con nessuno: Taiwan, Tienanmen e Tibet. I frutti ormai evidentissimi della colonizzazione Han. Il bimbo che dovrà succedere al Dalai Lama è allevato da Pechino. Lhasa, una città ormai normalizzata. Di Paolo Bergamaschi.

Nel Barrio de Los Va'squez

intervento di Simone Natale

Diario dal Marocco


Icahd Building
Camp 2007

dal diario di uno dei partecipanti al Summer Camp dell’Icahd

Cronache di Srebrenica

intervento di Fabio Levi

Per voi è tutto Balcani

L’ipocrisia di un certo pacifismo, che non vede che chi è aggredito deve potersi difendere, che un intervento aereo durato pochi giorni ha fatto finire un assedio durato quasi quattro anni... Chi è rimasto è spesso rimasto per caso, non è un eroe. Il modo di vivere segnato dall’assedio e dal giorno per giorno. Il fallimento della politica per cui, ancora oggi, i "bosniaci” non esistono. Intervista a Andrej Djerkovic.

Sulla via della seta

intervento di Paolo Bergamaschi

On the road, con i Democratici

Diario di Valentina Pasquali

Dall'Indonesia

intervento di Michele Tempera

Un pomeriggio a Jaffa

In una giornata piovosa, l’incontro casuale, in un bar di Jaffa, con "il più grande calciatore palestinese della storia di tutti i tempi”, Rifaat Tourq, oggi impegnato con i bambini del quartiere Ajami, di Tel Aviv, dove da tempo è in corso un tentativo di espulsione dei palestinesi. Di Mariangela Gasparotto.

Lettera da Washington

Lettera di Simonetta Nardin

Un appello del campo della pace ebraico

Appello

Diario di un viaggio in Palestina

Lettera dall'Inghilterra


Lettera da Gerusalemme


La lettera di Shirin Ebadi per la pace

La lettera di Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace nel 2003, a sostegno di Narges Mohammadi, iraniana, giornalista, attivista per i diritti umani e per la pace, destinataria del Premio Langer 2009.

La lettera di Kuron e Modzelewski

Genitori di sinistra che volevano figli "nuovi”, cosmopoliti e non nazionalisti, quindi neanche ebrei. La famosa lettera al partito di Kuron e Modzelewski, il movimento studentesco, l’ondata antisemita del regime comunista, la fuga in Europa. Poi l’Italia, le incomprensioni "coi compagni”, l’amicizia con Chiaromonte, l’America. Un gruppo di amici tuttora legatissimi fra loro. Intervista a Irena Grudzinska Gross.

Lettera da Belgrado
Intervento di Dragana Jovanovic.

Lettera dalla Tunisia


Lettera dall'Inghilterra




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