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Fondazione Alfred Lewin


La Fondazione Alfred Lewin è sorta nel ricordo di un giovane ebreo socialista tedesco, fucilato in Italia insieme alla madre. Si prefigge un impegno, rivolto soprattutto ai giovani, per ricordare cosa fu la Shoah, per lottare contro il razzismo e ogni tipo di discriminazione, e per tenere vivi gli ideali di giustizia sociale e libertà, di democrazia, di cooperativismo e mutualismo, di cosmopolitismo.
Cosa stiamo facendo

La Fondazione Alfred Lewin è attualmente impegnata nella strutturazione della biblioteca "Gino Bianco". È stata realizzata la digitalizzazione completa del patrimonio audio donato alla Fondazione dalla rivista Una Città (2250 interviste per altrettante, circa, ore di sonoro) ed è iniziato il lavoro di digitalizzazione delle riviste "Tempo presente" di Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, "L'Unità" di Gaetano Salvemini, "Giustizia e libertà" clandestino (183 numeri degli anni della guerra di Spagna) e di "Politics” di Dwight Macdonald, che saranno successivamente consultabili, ovviamente gratuitamente, sul sito della biblioteca, anch'esso in fase di allestimento.


Alfred Lewin
Alfred Lewin, giovane ebreo te­de­­­sco, fu militante del Bund deutsch-judischer Jugend, l’Associa­zione giovanile ebraica berlinese. Nel 1936 Alfred, la sorella Lissi e la madre Jenny fuggirono dalla Germa­nia in preda al nazismo, e ripararono in Italia. Alfred, appassionato e portato allo studio delle lingue, si preoccupò che la sorella Lissi ne imparasse.
Al sopraggiungere delle leggi razziali si prodigò per convincere la sorella a riparare in Inghilterra. Lissi partì nel 1939 e raggiunse Manche­ster. Nel ‘40 Alfred fu fermato e mandato al confino nell’Italia del Sud. Nel ‘42 fece richiesta di essere avvicinato alla madre, rimasta al nord, ormai indigente e assai ammalata. Chiese cioè di andare nella direzione sbagliata (molti degli ebrei rinchiusi nei campi del sud si salveranno).
Riunitosi alla madre in un campo di confino del pesarese, furono entrambi incarcerati
nel ‘44 a Forlì. Nel settembre del ‘44 furono fucilati da fascisti italiani e SS tedesche, insieme ad altri sedici ebrei ed ebree, a pochi giorni dallo spostamento del fronte. Nel novembre Forlì fu liberata. Le salme, gettate in un cratere di bomba, furono riesumate nel ‘46 e sistemate nel cimitero monumentale in loculi appartati e anonimi. Solo nel ‘94, grazie all’impegno di alcuni cittadini, trovarono degna sepoltura e la città di Forlì ricordò finalmente la strage. La sorella Lissi, che prima della fine della guerra aveva sposato a Manchester un antifascista tedesco e dato alla luce una figlia, malgrado tutte le ricerche, non riuscì a sapere nulla di preciso; tornata a vivere nella Germania, quella dell’E
st, solo nel 2000 conoscerà il luogo e le modalità della scomparsa del fratello e della madre. Nel frattempo viaggiare per l’Europa era di nuovo possibile e dopo 56 anni dal giorno del distacco dalla madre e dal fratello Lissi potè visitare la loro tomba. Nel 2002 Lissi Lewin darà il suo consenso alla costituzione della fondazione Alfred Lewin.


"Sono passati 56 anni e in tutti questi anni mi ha sempre tormentato l’idea di non sapere come fossero finiti i miei. Pensavo che i loro corpi fossero stati sotterrati chissà dove. Quando altri portavano fiori sulle tombe dei loro cari, dicevo sempre: "Voi almeno potete farlo, io non saprei dove portarli”. Per cui il fatto di aver finalmente trovato la tomba dei miei è come un sollievo. E’ una storia che si chiude. Adesso posso pensare più serenamente alla loro morte. Sono estremamente grata a chi l’ha reso possibile
Lissi Pressl Lewin


Lissi Pressl Lewin, dal 2003 Presidente onoraria
della Fondazione è morta a Berlino il 25 settembre 2009.

Come sostenerci
È possibile sostenerci in questo progetto, perché la Fondazione e la Biblioteca vivono soprattuto di contributi privati. Fondazione Alfred Lewin.
Grazie alla "Dichiarazione di interesse culturale dei fondi Andrea Caffi, Nicola Chiaromonte, emeroteca della Biblioteca Gino Bianco di Forlì", le erogazioni liberali alla Fondazione Alfred Lewin possono essere dedotte dal reddito complessivo, in sede di dichiarazione dei redditi.
IBAN:  IT15 G033 5901 6001 0000 0130 502
BIC: BCITITMX (Banca Prossima)



Dal 2010 è anche possibile destinare il 5 per mille alla Fondazione Alfred Lewin. Per aderire, basta mettere la propria firma e il numero del codice fiscale della nostra fondazione nell'apposito spazio che si trova nei modelli 730, Unico e Cud della dichiarazione dei redditi, riservato al "sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all'art. 10, c. 1, lett a), del D.Lgs. n. 460 del 1997".

Il codice fiscale della Fondazione Alfred Lewin è: 92052850408

Fondazione Alfred LewinVia Duca Valentino 11, 47121 Forlì
info@alfredlewin.org- 0543 21422

Quali finalità persegue la Fondazione

Operare affinché, col passare del tempo e il succedersi delle generazioni, il ricordo della Shoah e della catastrofe causata in Europa dal razzismo non si offuschi nella ritualizzazione o nella convinzione della sua irripetibilità.
Nelle nostre società, pur avanzate economicamente e socialmente, si assiste al risorgere di razzismo e xenofobia, anche se sotto nuove forme, più culturaliste che biologiste, ma non per questo non pericolose. Vicino a noi, nei Balcani e in Algeria, il nazionalismo etnico e il fondamentalismo religioso hanno insanguinato la fine del XX secolo. Il nome di Srebrenica si è impresso nella coscienza di tanti. Operare, a partire dalla propria realtà, affinché i diritti umani (così come affermati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e negli altri standard internazionali sui diritti umani) e i diritti di cittadinanza non vengano mai offesi e messi in pericolo. Occorre ricordare che la limitazione dei diritti di cittadinanza per un gruppo umano è il primo varco al diffondersi dell'odio etnico o razziale. La cittadinanza, altresì, può entrare in crisi anche solo perché la società cambia. Si affermano identità plurali e comunità intermedie fra lo Stato e il cittadino. In questa situazione, e nella prospettiva di unʼEuropa finalmente unita, la costruzione di un modello inclusivo di cittadinanza, in cui universalismo e rispetto delle differenze possano intrecciarsi è all'ordine del giorno. Il sentimento cosmopolita -così forte spontaneamente nei giovani- è garanzia contro ogni forma di razzismo, di nazionalismo e di fondamentalismo.

Operare affinché non vada dimenticata, soprattutto fra i giovani, la tradizione del pensiero cooperativista e libertario che aveva come tratti caratteristici la grande pluralità di idee, di esperienze e la presenza di straordinarie figure di pensa- tori e militanti, che pur nell'appassionata scelta di parte, consideravano la libertà intellettuale un bene inalienabile. L'ideale di coniugare libertà e uguaglianza, spirito di iniziativa individuale e cooperativismo non tramonta. In una società globalizzata, dove si incrinano le sicurezze di un tempo, sia la chiusura comunitaria che l'esasperata competizione aggravano i problemi delle persone. Le donne e gli uomini non possono vivere senza libertà ma neppure senza mutualismo, solidarietà, socialità e condivisione dei rischi della vita.

Operare per valorizzare tutte le "buone pratiche” fondate sulla partecipazione democratica dei cittadini. La democrazia deve fare affidamento sulla capacità di autonomia e di auto- gestione dei cittadini, se non vuole inaridirsi in stanchi rituali o cedere il passo a potenti oligarchie.

Dalla Carta d'intenti della Fondazione

archivio

elenco sottoscrittori
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Alfred Lewin

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Alice Melandri
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e Fabio Gavelli,
Edi Rabini
e Helmut Moroder,
Una città soc.coop.


(A fine novembre 2009)

Consiglio di amministrazione




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