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A scuola con il sintomo

Un gruppo di insegnanti che da anni si ritrova ogni mese, con una supervisione, per discutere casi difficili, non per improvvisarsi provetti psicologi, ma per fare meglio il proprio mestiere; l’importanza di non stroncare il sintomo, perché è sempre una risposta intelligente; intervista a Marina Baguzzi e Marco Lodi.


problemi di scuola

Quel tornio degli americani

L’arrivo in Italia al seguito del fratello, l’esperienza in hotel, in fabbrica e infine la scelta di mettersi in proprio, come padroncino; un lavoro, quello del corriere, faticoso e stressante, sopportato solo per far studiare i figli, nell’attesa che diventino grandi, per poi poter tornare finalmente in Marocco; intervista a Ahmed.


Cenerentola chi?

Ragazzini a cui nessuno racconta più le favole, bambine il cui l’unico sogno, da grandi, è "fare la mamma”, ma anche classi che cacciano il bidello per non dover interrompere un racconto...; il resoconto di quasi vent’anni di laboratori di scrittura nelle scuole del nord e del sud. Intervista a Antonella Cilento.


Dopo due versi di Leopardi...

Intere classi che non salutano il professore, l’abitudine dalle elementari a dare del tu, genitori quasi sempre dalla parte dei figli, ma soprattutto le difficoltà enormi di concentrazione di una generazione di "nativi digitali”, come li hanno definiti, peraltro molto svegli. A parlare sono degli insegnanti della provincia padovana.


Non lasciarli andar via
Che la scuola pubblica riesca a essere, come da mandato, "scuola di tutti e di ciascuno”, facendo avanzare tutti senza penalizzare chi è più avanti, non è impossibile; un buon insegnamento ai ragazzi stranieri è un investimento nel futuro; l’apertura al quartiere che apre al mondo. Intervista a Onofrio di Giovanni.


I passi di tutti
Una didattica differenziata, e personalizzata, per far sì che l’ormai inevitabile eterogeneità delle classi non penalizzi nessuno, né chi è più avanti, né chi parte più indietro. L’abolizione del libro di testo e la prassi del racconto. Una scuola a tempo pieno con tante ore in più, ma retribuite... Intervista a Gabriella Merz.

Computare, computer

Insegnare il latino come fosse una lingua naturale, quindi partendo dal contesto, dalla lettura, perfino da scambi orali in classe, per passare solo in un secondo momento alle declinazioni; un metodo appassionante che però chiede all’insegnante umiltà e rigore; intervista a Andrea de Martini e Donatella Marchiori.

E’ il carattere a sceglierti
La calligrafia, una materia scolastica da tempo dimenticata, che insegnava non solo a scrivere "in bella”, ma a misurarsi con delle regole, a tenere insieme pensiero e manualità, a prendersi il tempo per qualcosa che resta, tirare conclusioni, scrivere un diario, una lettera... Intervista a Barbara Calzolari.



Lo spreco d'infanzia

Malgrado sia passato un secolo, gli insegnamenti che Maria Montessori trasse dall’osservazione del comportamento spontaneo dei bambini, innanzitutto l’azione libera, la concentrazione e il bisogno di stabilità, dovrebbero tuttora fondare la pedagogia dell’infanzia, ma non è così... Intervista a Grazia Honegger Fresco.


è giusto alzarsi in piedi
quando entra l'insegnante?


La pedana che non c'è più’
L’errore di pensare che all’insegnante spetti l’apprendimento, al genitore l’educazione. Il valore dell’autorità, dell’assunzione di responsabilità, delle "prove” d’esame, finanche delle punizioni. La vergogna dell’indennità di rischio. Educare alla cittadinanza ricostruendo un tessuto comunitario. Intervista a Cesare Moreno.
Abbiamo tolto questa posizione sopraelevata. E’ stato giusto, è stato sbagliato? E da che cosa è stata sostituita questa autorità "altolocata”? E’ stata sostituita da un’autorevolezza "bassolocata” o è stata eliminata e basta? S’è perso il ruolo d’autorità dei docenti, il significato delle regole, delle cosiddette "punizioni”, degli esami, delle interrogazioni. C’è stato, cioè, un processo di degrado della qualità sociopoietica, "sociativa” della scuola, cioè della capacità di generare legami sociali... Ma soprattutto hanno perso di significato le relazioni: quella tra insegnante e alunno, ma anche quella tra alunni. Poi hanno perso di significato le cerimonie, la scansione del tempo, gli esami, le prove, la relazione con le famiglie, la promozione da un anno all’altro… 


I bambini di adesso...
Una riforma poco trasparente, che porta con sé il grave sospetto di essere pura manovra economica. Una levata di scudi che sconta il limite di sembrare una mortificante difesa corporativa. Il pericolo che sia finita la "scuola di tutti”. Una generazione di bambini che sanno tante cose, ma sono molto fragili. Intervista a Anna Lona.

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Alunni così
Ragazzi che passano da comportamenti aggressivi, arroganti, ad atteggiamenti infantilmente rivendicativi. Genitori "sempre al lavoro” che non cenano più coi loro ragazzi. La maledizione dei cellulari. Una riforma che finalmente sembrava realizzare tante speranze. La frustrazione di non veder mai sedimentare esperienze, sperimentazioni, competenze acquisite. Intervista ad alcune insegnanti bolognesi.



Mi dia la nota
Giovani che intuiscono ma non memorizzano, che ti seguono dove vuoi ma che poi hanno un’altra vita che tu non conosci, al contrario dei giovani stranieri che vogliono imparare, hanno una memoria di ferro e cercano un adulto che li guidi; l’utilità della punizione che responsabilizza e "libera” anche. Intervista a Laura Manassero.

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Da allora si alzano in piedi...
Alla radice di tanti problemi della scuola d’oggi, dall’arroganza dei ragazzi al bullismo fino ai genitori "sindacalisti”, la caduta di autorevolezza dell’insegnante dovuta a un malinteso antiautoritarismo; "fai l’adulto” è la richiesta, chiarissima anche se non esplicita, che i ragazzi rivolgono all’insegnante; la presenza dei ragazzi immigrati, un problema in più ma una grande occasione per tutti. Intervista a Laura Manassero.

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Lo so che pensi
che sono antipatico
L’impegno di una maestra palermitana nell’insegnare a bambini aggressivi, per i quali la vendetta è l’unica risposta alla sete di giustizia, a "parlare e ascoltare”. Intervista a Adriana Saieva.



archivio
Il povero gelsomino

L’ansia paranoica di misurare tutto, anche se il ragazzo suona la chitarra. Una gerarchia di valori per cui il lavoro burocratico varrà di più del lavoro svolto in classe. Un’incentivazione che demotiva. Una scuola che si sta trasformando in un’agenzia di banalizzazione, fondata su test e circolari ministeriali. Intervista a Guido Armellini.
Il tempo per studiare...
La scelta strategica fra investire nella qualità o tagliare i costi, fra la competizione al pari dei primi o la ricerca delle nicchie in cui mettersi al riparo. La pari dignità fra le quattro leve della formazione: professionale, formale, universitaria e per adulti. La possibilità per il lavoratore di contrattare il tempo per la formazione. Un modello di successo, quello veneto, la cui peculiarità rischia ora di diventare ostacolo. Intervista a Roberto Fasoli.

Una casa-madre

Il congelamento dell’autonomia scolastica appena varata, voluto da un governo che pensa di tornare alla scuola tradizionale dove si insegna il sapere o il fare, dove vige la lezione frontale in classe, dove ciò che si impara fuori non rientra. Una riduzione drastica del numero degli insegnanti in base alla fotografia dell’esistente, che vede, comunque, centomila ragazzini fuori dalla scuola. Intervista a Marco Rossi Doria.

Le leve aldini

L’Aldini-Valeriani di Bologna, una scuola comunale professionale d’eccellenza all’origine dello sviluppo industriale della città. Il rischio, che con la riforma Moratti diventerà realtà, di istituti professionali che produrranno professionalità adatte solo a settori industriali deboli. L’insensibilità delle aziende verso la formazione professionale. L’assurdità di una scuola che dovrà fare tutto, pure l’esame per la patente... Intervista a Giovanni Sedioli.


Quattro si perdono

Il corpo insegnante più vecchio e femminilizzato d’Europa, al contrario della rappresentazione mediatica, è in realtà contento del proprio mestiere, soprattutto grazie al rapporto coi ragazzi; il problema, ideologico e metodologico, della valutazione e quello degli scarsi consumi culturali; intervista a Alessandro Cavalli.

Mio maestro
è il subalterno

L’era della globalizzazione, della mediatizzazione, dell’economizzazione selvaggia rischiano di produrre quello che don Milani chiamava il ‘burattino ubbidiente’. Le nuove tecnologie spingono verso un predominio delle pulsioni, facendo dilagare la banalizzazione. E’ questo il punto dolente dell’educazione oggi, ed è un problema che non nasce a scuola e non può essere risolto dalla scuola. Intervista a Paolo Perticari.
Sulla carta d'identità c'è "studente"

I dubbi sull’ultima riforma, quella del tre più due, che ha trasformato l’università in un grande liceo. L’ambiguità del dottorato: titolo di studio o inizio di un percorso lavorativo? La passione per la ricerca che compenserebbe anche quegli 827 euro al mese... Intervista a Sergio Tosoni.
Apprendimento incidentale organizzato

L’eterna alternativa fra un’educazione al dover essere, ‘uomo pio’, ‘buon cittadino’, anche ‘uomo nuovo’, ed educazione all’essere. La concezione di Tolstoj, di Neill, il fondatore della scuola di Summerhill, di Godwin, che pure erano dei militanti, mette al primo posto, sempre, la libertà degli esseri umani, lo sviluppo delle potenzialità, una concezione per cui si impara ad imparare. Intervista a Francesco Codello.
Per compito
fare un aereo

In una regione in cui non manca il lavoro ma i lavoratori, una scuola professionale d’eccellenza, dove i ragazzi, su commessa di un imprenditore, costruiscono un Caproni del ‘37 che dovrà funzionare, o per incarico del Comune, saldano un monumento in ferro che finirà in una piazza della città. Il rischio che con l’obbligo a 18 anni al professionale vadano solo gli "scarti” delle altre scuole. Intervista a Claudio Stedile e Vittorio Menghini.
Scuola città

La Scuola-Città Pestalozzi, fondata da Ernesto Codignola nell’immediato dopoguerra per educare i ragazzi all’autogestione e all’assunzione di responsabilità, resta una grande esperienza pedagogica. Elementari e medie insieme, con lo stesso collegio insegnanti. I laboratori del fare, il teatro, l’inglese fin dai primi anni. Intervista a Stefania Cotoneschi, Graziano Giachi, Gabriella Lisi, Cristina Lorimer, Luisa Puttini.
Una città educante

Il rischio che i bimbi immigrati siano cittadini a scuola e stranieri in città. L’insegnamento dell’italiano con laboratori interculturali e interlinguistici. Il rischio, reale, che le scuole con stranieri si dequalifichino. L’autonomia spesso non aiuta un’integrazione con le iniziative del territorio. Tutti gli sforzi di integrazione si vanificano se la polizia tratta il ragazzo spacciatore e lo studente immigrato allo stesso modo. Intervista a Luca Borzani.
Quel rischio, a 14 anni

Imprenditori, sindacati, enti di formazione professionale, enti locali che a Verona fanno funzionare da anni un’agenzia per aiutare i ragazzi all’orientamento professionale. Il rischio grave, anche se non immediato, che comporta la scelta di lasciare la scuola prematuramente. Un impegno "disinteressato”, che riesca a evitare le inutili competizioni fra scuole ed enti. Intervista a Valentina Meurisse e a Danilo Valerio.
Di tutti e di ciascuno

Una riforma, quella della Moratti, che oltre a mandare a compimento l’opera dei tagli iniziata dalle finanziarie, ripropone un’idea di scuola profondamente antidemocratica, dove tornerà a essere insuperabile il fossato fra sapere e saper fare, fra cultura e lavoro, in cui censo e cultura dei genitori torneranno a dominare le scelte. Il ruolo fondamentale degli enti locali. Intervista ad Andrea Ranieri.




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