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Figlio di Deus

La verità è che nei Vangeli non c’è scritto da nessuna parte che Gesù abbia detto di essere figlio di Dio e se qualcuno può averlo chiamato così è perché, come lode, usava dare del "Figlio di Dio”; il resto l’ha fatto una traduzione in greco e poi in latino e un Concilio in cui, grazie a un imperatore, l’ebbero vinta gli eretici; il bisogno antropologico di superare la delusione per il mancato avvento del Regno di Dio; l’idea fondamentale del cristianesimo, l’amore agapico, che resta; intervista ad Augusto Cavadi.

E non essere pigro

La partenza per la Bolivia e la scelta di andare a vivere con una famiglia Aymara; l’assurdità di vedere nei popoli ‘esclusi’ o solo dei bisognosi o degli eroi; la nostalgia per un dio che gioca e per una vita pensata nei termini dell’abbondanza; la convinzione che la vita è religiosa di per sé. Intervista a Antonietta Potente.

Da oltre dieci anni vivi con una famiglia Aymara in Bolivia. Qual è stato il tuo percorso?
Come sono finita in Bolivia? Sono quegli itinerari che non hanno un punto di partenza specifico, ma nascono bensì da un insieme di intuizioni, desideri, cose che uno ha captato...
Nel ‘90 ero andata sei mesi in Argentina, in un ambito di formazione più interno alla congregazione di cui faccio parte. Il paese stava affrontando una grave crisi, la prima, e già allora ne ero stata colpita. Che poi magari l’Argentina sotto certi aspetti non è neanche il modello latino americano, però soprattutto i primi mesi, in cui avevo passato del tempo nella parte del sud dove c’è questa presenza Mapuchi, una delle etnie, ero rimasta affascinata: c’è un altro ritmo, c’è un altro modo di relazionarsi alla realtà, di approcciarsi alla vita; nonostante sembriamo tutti uguali, c’è ancora un’arte del vivere differente. Poi queste grandi periferie nella cintura di Buenos Aires...
Avevo conosciuto anche l’Africa perché ero andata a tenere dei corsi in Uganda. Però l’America Latina mi era rimasta proprio nel cuore, forse sentivo anche una certa sintonia. Certo è che per me fu come un momento di nascita: per quanto fossero stati solo cinque mesi, mi trovai a ripensare a tante cose.
Al ritorno avevo ripreso l’insegnamento all’Università a Roma e a Firenze, però mi era rimasto qualcosa...
Così, quando, in ambito congregazionale, si iniziò a parlare della possibilità di aprire una comunità in un altro paese dell’America Latina, mi proposi: "Allora ci vado io”.
Era anche un momento di stanchezza: nella mia vita avevo sempre studiato: mentre facevo il dottorato insegnavo già come assistente di cattedra. Pur essendo impegnata in alcune esperienze sociali, di partecipazione anche attiva nei movimenti pacifisti degli anni 80 con la mia comunità, sentivo che la mia teologia era ancora molto, troppo, teorica.


problemi di fede

L'olio di riserva

L’insegnamento di Sergio Quinzio e la tradizione ebraico-cristiana; i Vangeli che raccontano le mascalzonate di Pietro e quel parlare nelle piccole comunità primitive del regno a venire; una chiesa che non annuncia più la verità fondamentale della resurrezione; la giustizia che deve sanare il passato. Intervista a Daniele Garota, autore di Una fede difficile e povera (Edb) e Fame di redenzione (Paoline).

Colui che è presente
A Roma si è svolto un convegno dedicato alla figura di Tullio Vinay, pastore valdese. Pubblichiamo alcuni degli interventi. Il libro a cui questi fanno riferimento è Testimone d’amore. Vita e opere di Tullio Vinay, Claudiana, di Paola Vinay, alla quale abbiamo chiesto di scriverci una breve introduzione ai testi che pubblichiamo.

Il pastore valdese Tullio Vinay è nato a La Spezia nel 1909, ha studiato presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma e nel 1934 è stato consacrato pastore. Appena consacrato fu inviato come pastore nella chiesa di Firenze e già lì apparve chiaro il suo approccio innovativo con una predicazione centrata sulla ricerca della libertà e della giustizia. Del resto Vinay è stato per tutta la sua vita un testimone dell’amore per il prossimo: l’amore, così come è espresso nella I lettera di Paolo ai Corinzi, agàpe, è stato il principio guida per decidere in ogni circostanza quale era l’azione più opportuna. Di qui il suo percorso.

Oh sì, la storia ci cambierà...
Una chiesa ormai pura istituzione, incapace di profezia, aggrappata a leggi fatte da lei stessa, senza fondamento teologico, come il celibato o il modo di nominare i vescovi, con seminari faraonici del tutto deserti, i monasteri in vendita, la quasi totalità dei preti di interi continenti che ha la donna, con parroci disperati a correr di chiesa in chiesa a dar l’Eucarestia o a dover star dietro a sacramenti senza ormai alcun senso e inventati a suo tempo per fare il numero sette... Intervista a Chino Piraccini e Guido D’Altri.
Chino Piraccini, già vicerettore del seminario regionale di Bologna, sposato, vive a Cesena. Guido D’Altri, già parroco a Ravenna, sposato, vive a Ravenna.

...
Ma perché una caparbietà così ostinata a difendere il celibato?
Chino. Chiesa, carisma e potere. E’ quello che si diceva prima: io il prete celibe lo sposto come succedeva una volta ai carabinieri, che non potevano sposarsi fino a 30 anni, lo sposto a seconda del bisogno e della necessità, da qui a là, e non ho i problemi del carrozzone della famiglia, che quella è una palla al piede. Fino a che i preti non avranno un crollo verticale, il numero dei presbiteri, sul punto non cederanno, assolutamente, perché è lì che si fonda ancora il loro potere. Se un domani il prete avrà famiglia dovrà avere anche una capacità di autonomia economica, ci dovrà essere la distinzione netta tra ciò che è finanza locale, della chiesa, e ciò che invece è mantenimento suo personale e questo creerà autonomia, radicamento.
Guido. Già adesso sulle nostre colline ci sono comunità intere che la domenica rimangono senza Eucarestia, perché quell’ignorante del vescovo è legato al suo condizionamento storico, non è capace di chiamare lui, sua moglie, eccetera, dire: "Vi ordino sacerdoti perché voi lì siete...”. Pur di rimanere aggrappati al celibato, non solo non chiami i viri probati, non solo fai rimanere delle comunità senza Eucarestia, ma a questi poveri preti gli dai sette, otto chiese, per cui arrivano di corsa, tac, ti fanno la messa, e poi via, tac, "questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”, tac tac tac, e poi via. La verità è che all’interno della Chiesa non si sa più chi è il prete. Si pensa che il prete sia l’uomo celibe, che è stato ordinato, quando poi sappiamo benissimo chi sono quei preti disgraziati: in Germania non c’è un prete che non abbia l’amante, in Sudamerica i preti ti ridono dietro se vai a parlare di celibato, in Africa il problema semmai è la poligamia.
Io sono stato chiamato a una trasmissione a una tv svizzera, per un contraddittorio con Maggiolini, sì il vescovo che adesso è morto, e si parlava di queste cose qui, e la televisione aveva preparato un servizio, in cui avevano fatto una piccola indagine tra i preti: "Tu cosa ne pensi del celibato?”, e tutti ridevano: "Celibato, ma che roba è il celibato?”. Erano i preti stessi, in televisione, a dire così. Svizzeri. Ho ancora la cassetta.
Per concludere, potete raccontare la storia della moneta in seminario che è divertente?
Guido. In seminario, sempre per abituarci a entrare nel mondo borghese, ci erano proibite diverse cose, fra cui, per esempio, "zufolare”, cioè fischiare. Ma quel che soprattutto non si poteva fare era parlare in dialetto. Quello era severamente vietato. Allora cosa avevano pensato? Alla mattina il prefetto, di nascosto, dava a uno un soldo, e questo doveva stare attento a quando uno parlava in dialetto e tac, gli dava la "baiocca”, questo doveva stare attento a che un altro parlasse in dialetto e tac, gliela dava. A una certa ora della giornata il prefetto chiedeva: "Chi ha la baiocca?”, "Ce l’ha Chino Piraccini”, "Tre giorni di silenzio”, che voleva dire che per tre giorni non si poteva partecipare ad alcuna attività, si doveva stare in assoluto silenzio, non si poteva giocare, non si poteva fare ricreazione, niente. Immagina quel tale che si trovava la baiocca in tasca e non riusciva a darla via... Insomma, ci insegnavano la delazione, a fare la spia, a cercare di fregare l’amico: "Tu sei il mio amico, però mi dispiace, hai parlato in dialetto, mi dispiace, te la devo dare”. Questo provocava anche rottura dei rapporti, quindi proprio il contrario della costruzione di comunità.
Chino. Ricordo cosa inventai una volta per dar via la baiocca: cominciavo a parlare in dialetto, provocavo qualcuno, casomai i meno furbi, in dialetto, "cut vegna un azzident…”, finché l’altro non reagiva rispondendo anche lui in dialetto e io: "Tieni mo’”.
Hai capito? Ci insegnavano a fregare il prossimo.


Fuori dalle mura
c'è tanta gente

Un’identità sessuale chiara fin dall’infanzia, le prime esperienze, fino alla maturazione del desiderio di un’affettività stabile, di una vita di coppia; l’eterno dilemma del dire o non dire, per non perdere gli affetti; il difficile rapporto con una Chiesa che costringe all’ipocrisia e il sogno di una comunità; intervista a Mauro e Paolo.

Dall'editto di Nantes...

Il problema delicato e, per certi aspetti, ancora irrisolto, del rapporto fra lo Stato e i culti. Il periodo dei culti riconosciuti, in cui preti, pastori e rabbini erano salariati dallo Stato. La scelta poi di garantire la libertà di culto ma di non riconoscerne alcuno. Il problema dello svantaggio dell’Islam che lo Stato potrebbe colmare con un ruolo da "facilitatore”. Il nodo della rappresentanza. Intervista a Rita Hermon-Belot.



Un concilio indietro...

Il rischio gravissimo di tornare a una religione dei principi e non della relazione interpersonale e della storia, a un cristianesimo ellenico e non ebraico, del primato della metafisica sulle scienze umane; il conflitto fra valori che va regolato secondo coscienza nella convivenza; l’omofobia di tanti preti che sta dietro al rifiuto dei Dico; il celibato del prete che deve essere liberamente scelto. Intervista a don Sergio Sala.
La chierichetta
Un rapporto con la fede intenso e combattuto; l’insofferenza per tutte le pratiche e i riti maschilisti, nella consapevolezza che le dinamiche interne alla Chiesa sono uno specchio di ciò che accade fuori; la passione per una lettura femminista dei testi e l’incredibile vicenda di quel contratto riscritto.
Sara Manzoni, cristiana e femminista, laureata in astronomia, lavora come analista programmatrice. Sposata, vive a Monghidoro.

"La mia era una famiglia normalissima. Quand’ero piccola non c’era babbo natale, c’era Gesù bambino che portava i regali, e quello è stato il mio primo approccio con la fede. Poi è arrivato il catechismo, che all’epoca veniva fatto solo prima della comunione e prima della cresima, per lo più dalle suore che a otto anni ci spiegavano che le donne non potevano fare il prete perché il prete deve confessare e le donne non sanno mantenere i segreti.
Così ho cominciato subito a sentirmi offesa, ovviamente. Non potevo sopportare che quella fosse l’unica motivazione logica che le suore trovavano per giustificare le discriminazioni. E poi c’era la questione dei chierichetti. A un certo punto chiesi di fare anch’io la chierichetta, beh, il prete non si premurò nemmeno di rispondermi, si mise a ridere come un pazzo dicendo al viceparroco: "Hai sentito, vuole fare la chierichetta!”. Con queste premesse, fatta la cresima finita la frequentazione della chiesa. Tra l’altro, qualche anno dopo, tornando a frequentare la parrocchia per il coro, ho scoperto che tra i chierichetti c’era anche una bimba, allora sono andata dal parroco (che era sempre lo stesso) e gli ho detto: "Ah, adesso prendete anche le bambine!”. "No, è che questa ha i capelli corti e sembra un maschio”. Così anche l’esperienza nel coro è durata poco. (...)

La colazione però è buona

La verità è una, ma ognuno cerca la sua strada per arrivarci, nel confronto, certo, con i vecchi. La concezione di ‘legge naturale’ a cui si appella la Chiesa per fondare la morale sessuale è sbagliata, l’omosessualità è presente nel mondo animale. La collegialità sacrificata da Giovanni Paolo II. Il celibato ecclesiastico a cui già tante volte oggi si deroga. Il valore dell’obbedienza e la saggezza della Chiesa. Intervista a Pierre Riches.



Il papa valdese
Una comunità, quella valdese, con alle spalle una lunga storia di persecuzioni, forse all'origine dell'apertura alle minoranze che la contraddistingue; un'organizzazione senza Papa, fondata invece su tanti momenti assembleari e su un rapporto diretto con Dio; la concezione del peccato e della salvezza. Intervista a Gianni Genre.
Gianni Genre è pastore alla Chiesa valdese di Pinerolo. È stato moderatore della Tavola Valdese dal 2000 al 2005.

Lei è pastore della Chiesa valdese. Può raccontarci?
Della Chiesa valdese si dice sempre che non ha il Papa. E infatti non ce l’ha.La Chiesa cattolica ha una gerarchia con al vertice il pontefice e a seguire i cardinali che lo eleggono. E poi gli arcivescovi, i vescovi, gli arcipreti, i preti, gli ordini monastici e infine il popolo. Le decisioni vengono prese in base a questa gerarchia. Noi, invece, non abbiamo una gerarchia di persone, ma una gerarchia di assemblee. Qui a Pinerolo, per esempio, il momento decisionale più importante è l’assemblea di chiesa, che viene convocata quando bisogna prendere delle decisioni che riguardano, appunto, la chiesa di Pinerolo, come eleggere il pastore (in realtà nelle chiese piccole questa decisione compete alla Tavola valdese), amministrare le finanze; dialogare con la città; organizzare iniziative, ecc. Ci sono poi tutta una serie di livelli intermedi e infine vi è il Sinodo. Il Sinodo è, per il nostro ordinamento, il momento più importante: è un po’ il Papa valdese. È composto da 180 persone che si ritrovano a Torre Pellice alla fine di agosto di ogni anno. È in quell’occasione che si decide la "linea politica” della Chiesa: si parla di questioni economiche, di attualità, come pure di quello che succede nel mondo.Il Sinodo ogni anno elegge un gruppo ristretto, la cosiddetta "Tavola Valdese” che è composta da un moderatore e da altri sei membri. Queste sette persone, tra un Sinodo e l’altro, amministrano la Chiesa. Il moderatore è il presidente di questo organo esecutivo. Attualmente è una donna, Maria Bonafede, ed è la prima volta che succede. L’operato della Tavola viene poi discusso al Sinodo seguente, vi è una commissione che prende in esame ciò che è stato fatto e ciò che non è stato fatto.Anche a livello locale l’assemblea di chiesa elegge un concistoro, cioè delle persone che ogni mese si ritrovano con il pastore per portare avanti il lavoro. Che le chiese siano grandi o piccole, questa è un po’ l’organizzazione.In ogni chiesa vengono poi eletti dei pastori, che sono però dei laici. Il pastore non è il corrispettivo del sacerdote: è vero che facciamo cose simili, però il pastore valdese svolge questa funzione per alcuni anni. Noi non possiamo rimanere, eletti o inviati, per più di sette anni; ci sono casi di un secondo mandato, ma dopo quattordici si viene trasferiti. È bene per il pastore ed è bene per le comunità cambiare aria. Inoltre, il mio voto, nel consiglio di chiesa, vale come quello di tutti gli altri.



archivio
La tomba à lì

La "stella" di don Milani: i valori di una cultura semplice, ma piena, radicata in un posto. La grande tristezza di un’idea di uomo che vive solo per soddisfare bisogni, spezzato in tanti segmenti e allontanato dalla sua terra. Intervista a Giannozzo Pucci.

La Bibbia delle donne

Due letture femministe della Bibbia si contrappongono, quella che va alla ricerca della voce delle donne, della dialettica maschile femminile, e quella che vuol rileggere tutta la storia al femminile, vedendo nella donna la rappresentante di tutti i senza voce. La prima può portare al sacerdozio femminile, l’altra alla rimessa in discussione del sacerdozio tout court. Intervista a Marinella Perroni.

Consorelle

Intervista a Irene Bersani, suora comboniana

La punta del cappuccio

Francesco misurò nel successo il fallimento del suo progetto rivoluzionario, pensato forse per pochi. La Verna fu il suo Monte degli Ulivi. La divinizzazione di Francesco attraverso il miracolo delle stimmate lo rese inimitabile. L’idea forse venne a Elia di fronte a un cadavere piagato dalla lebbra. Bonaventura e Giotto fecero il resto. Le lotte feroci combattute sui campi di battaglia delle immagini. La sua cristologia fondata sul Natale. L’idea falsissima di un santo sempliciotto amante della natura. Intervista a Chiara Frugoni.

Siamo i genitori che hanno sputato sulla religione

I figli di immigrati algerini a Marsiglia non parlano arabo, parlano un francese in codice, riscoprono a volte la religione mentre i genitori sono laici. Il rischio di un comunitarismo ben visto dalla destra. Intervista a Jamila, Tania, Françoise.

Albero o vaso?

La diffusione del taglio cesareo nella seconda metà del 700 si accompagna all’affermarsi dell’idea che il feto, fino ad allora del tutto subordinato alla madre, sia una persona. Sono le nuove conoscenze anatomiche dei medici, a contribuire a rendere drammatica la domanda teologica sulle sorti dell’anima del bimbo che nascerà morto. Intervista a Nadia Filippini.

La pietà grandiosa

Un esilio durato quaranta anni, l’idea del desnacimiento, una ragione vitale che scorre nelle viscere, la distanza dal razionalismo, l’importanza della fratellanza, superiore a quella della libertà, il grande sodalizio con la sorella Araceli... L’inesauribile ricchezza del pensiero di Maria Zambrano. Intervista a Elena Laurenzi.

Quando l'Islam ha perso la libertà

L’Islam medievale era pluralista, il codice veniva adattato alle diverse realtà, fu la politica a impossessarsi della religione, sacralizzando e immobilizzando la norma. Uno scontro decisivo che dura tuttora. Intervista a Muhamad Arkoun.

Miele selvatico
e locuste

Piccoli libri bianchi, con la scritta rossa, intonsi, segno inconfondibile di una minuscola, ma ormai leggendaria casa editrice, La Locusta, che in tempi difficili pubblicò don Primo Mazzolari, don Milani, Turoldo e tanti altri autori di confine, cattolici e non. Lo spietato isolamento in cui per molti anni fu confinato don Mazzolari. La fatica di un lavoro editoriale portato avanti nel tempo in solitudine, ma con grande passione.
Intervista a Rienzo Colla.
Le chiavi di Pietro

La partita doppia delle pene e delle opere buone, il mercato delle indulgenze, la nuova idea del purgatorio, non potevano che affermarsi in una società ormai pienamente mercantile. L’idea di un Giubileo che non avesse precedenti per la generosità dell’indulgenza elargita, che restaurasse la potenza anche politica della Chiesa, a Bonifacio VIII la diede il predecessore Celestino.
Intervista a Chiara Frugoni.

Consorelle

ILa riconciliazione è avvenuta solo due anni e mezzo dopo, quindi ho passato tutto il mio periodo di postulato e noviziato col "magone", perché non riuscivo a riallacciare i rapporti con una famiglia che amavo moltissimo...
Intervista a Irene Bersani.
Lasciai la tonaca

Farsi prete nell’Irlanda degli anni ‘50, le lezioni di Levinàs nel 68 a Parigi, poi l’insegnamento all’università, il Bloody Sunday, l’incontro con Margaret...
Intervista a Terry O’Keeffe.

Il semplice,
il risaputo...

La vicenda della formazione dei Vangeli, quando si dovette reinterpretare un po’ tutto dopo l’uccisione, "impossibile”, del Messia. La sconfitta del manicheismo per cui il mondo è male. Il discorso fondamentalista di Ratisbona, per cui l’unica esperienza autentica non è solo quella cristiana ma quella cattolica romana. La proposta di Simone Weil per una "dichiarazione dei doveri”.
Intervista a Giancarlo Gaeta.

Quelle mani segnate

Nell’esodo del 1940 un abate francese incontrò un missionario che veniva dall’Africa e dall’idea che la Francia era terra di missione nacque l’esperienza dei preti operai. L’intervento di Roma per fobia anticomunista. Le banlieues popolate da giovani che imparano a essere musulmani in Francia e in francese. Un dialogo interreligioso prezioso, alla presenza, però, del laico non credente.
Intervista a Gilles Couvreur.

La chiesa d'oggi

I problemi di una Chiesa che sembra, per usare le parole del cardinal Ratzinger, una barca fragilissima e vacillante. L’eredità controversa di Papa Wojtyla, con il suo grande carisma ma anche i suoi errori. Dopo due secoli di guerra alla modernità il Concilio ne decretò la fine o fu solo una pausa delle ostilità? Il messaggio allarmato sul relativismo ci riguarda tutti. La cattiva usanza sopraggiunta di santificare i papi.
Intervista a Gianpaolo Romanato.

Dall'Editto di Nantes...

Il problema delicato e, per certi aspetti, ancora irrisolto, del rapporto fra lo Stato e i culti. Il periodo dei culti riconosciuti, in cui preti, pastori e rabbini erano salariati dallo Stato. La scelta poi di garantire la libertà di culto ma di non riconoscerne alcuno. Il problema dello svantaggio dell’Islam che lo Stato potrebbe colmare con un ruolo da "facilitatore”. Il nodo della rappresentanza.
Intervista a Rita Hermon-Belot.

Nostalgia di diktat

La Veritatis splendor tradisce la nostalgia per la verità oggettiva, ‘dettata’ da Dio una volta per tutte, verità di fede ma anche di fatto e di ragione, dimenticando che la verità cristiana è legata a una persona, al ‘tu’ e all’‘io’, una verità che, al pari del suo Dio, si umilia.
Intervista a Sergio Givone.

...Dov'è l'altro vede una dissolvenza
nel buio

Anticipiamo alcuni brani del nuovo libro di Stefano Levi Della Torre, Errare e perseverare, ambiguità di un Giubileo, in uscita da Donzelli in questi giorni.

La catena
delle citazioni

Il Nuovo testamento scritto ricalcando le profezie del Vecchio. Dalla sconfitta di Marcione l’idea di Agostino, decisiva per noi, sulla storicizzazione della verità. A partire da una frase di Cicerone il problema del relativismo culturale. La verità esiste, ma raggiungerla non è facile e la storia, l’esperienza unilaterale di ognuno possono aiutare anziché essere d’ostacolo. La fecondità del non-sapere, di momenti di ottusità.
Intervista a Carlo Ginzburg.
La confessione

La lotta alla diffusione della Riforma protestante svoltasi nell’assenza di un unico centro di potere politico ha segnato, nel bene come nel male, la storia degli italiani. La strenua guerra contro il libro, divenuto improvvisamente merce sospetta. Un paese che smette di leggere, ma inizia a scrivere di sé e della propria vita sotto la spinta, e il controllo, dei direttori spirituali. Il compromesso a cui si piegarono le gerarchie su reliquie e madonne piangenti. La femminilizzazione, attraverso la diffusione della confessione, del cristianesimo.
Intervista a Adriano Prosperi.

Fedele ai poveri

Le poche fabbriche che chiudono, il lavoro nero che dilaga, le bande camorristiche allo sbando: è la situazione drammatica del casertano. Il problema dei tantissimi immigrati non si risolve certo con i decreti, tanto meno con quello che incita alla delazione. La necessità, impellente, che la Chiesa vada verso i poveri. La lezione, da non dimenticare, di monsignor Tonino Bello.
Intervista a Raffaele Nogaro.







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