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Lettere dalla Tunisia

di Micol Briziobello

Lettere dalla Cina
di Ilaria Maria Sala


"Sono, queste di Ilaria Maria Sala alla redazione di "Una città”, delle vere lettere ad amici, in cui racconta e si racconta. Racconta le sue giornate e le sue esperienze in un tono molto familiare. Ma le sue pagine ci fanno scorgere una Cina vera, con la sua gente (gli Han, ma anche gli Uiguri e i Tibetani e gli altri), e il continuo muoversi velocemente di uomini e donne in città sempre più grandi. Forse quella che cresce di meno fra tutte è proprio Hong Kong, il cui espandersi è limitato da confini fisici, geografici. Città più tranquilla, e ancora oggi più libera: per questo, probabilmente, Ilaria ha scelto di viverci". Continua qui.

internazionalismo

L’Ijtihad, l'interpretazione
Il Corano non è un testo di legge, ma di fede, e nell’Islam fin dalle origini i credenti sono invitati alla riflessione critica perché le regole cambiano in relazione ai tempi e ai luoghi. L’importanza di un movimento di teologia riformista in cui le donne svolgono oggi un ruolo propulsivo. Intervista a Aicha El Hajjami, docente alla Facoltà di legge dell'Università Qadi Ayyad.Il Corano non è un testo di legge. E’ un testo di fede che in quanto tale chiama in causa tutti i fedeli, senza distinzione tra uomini e donne.
Purtroppo si è voluto trasformarlo in testo di legge, arricchendolo di un gran numero di regole che sono semplicemente il prodotto umano degli Ulema, i dotti dell’Islam (perlopiù uomini) che hanno proiettato le loro idee sul testo, in conformità con la cultura dominante del tempo.
Questo è un concetto fondamentale: in origine queste regole giuridiche erano appunto conformi, coerenti alla realtà sociale e alle tradizioni coeve. Infatti non suscitavano alcun tipo di reazioni, erano anzi universalmente accettate.
Oggi invece, l’evoluzione della società, l’attenzione per i diritti umani, ecc. ci mettono in difficoltà costringendoci a rileggere quegli stessi testi in una nuova prospettiva.

L’officina di Inigo...
Trasferirsi in un quartiere disagiato di Madrid per dare un’altra chance a ragazzini emarginati; gli anni della miseria e poi l’arrivo, devastante, della droga; la lotta contro un sistema che considera i bambini dei numeri e la scoperta di aver lasciato comunque qualche traccia... Intervista a Enrique Martínez Reguera, psicologo, pedagogo e educatore. Ha pubblicato, tra l’altro, Pedagogia para maleducados e contribuito a fondare la "Coordinadora de barrios e la Escuela de marginacion" di Madrid.


Erano le sei del mattino

Hamadi Kaloutcha è lo pseudonimo Facebook di Soufien Belhajj, un ventiseienne di Tunisi che ha fatto opposizione al regime di Ben Ali attraverso Facebook con un gruppo "I have a dream: Tunisie démocratique”) e il suo profilo (www.facebook.com/Kaloutcha.Hamadi). Soufien è stato arrestato il 6 gennaio 2011 dalla polizia politica di Ben Ali e rilasciato il 14 gennaio. È membro della Haute Instance pour la réalisation des objectifs de la révolution, de la réforme politique et de la transition démocratique.

Dove i libri sono rari come
la pioggia
Sentire che i libri hanno a che fare con la libertà, quando lo zio ricercato diceva di "nascondere i libri”, tenere una libreria a Marrakech e poi avere l’idea di portare i libri nei paesini e poi internet che diventa un porto franco per ragazzi e ragazze e ora skype per telefonare quasi gratis in tutto il mondo e poi il sogno di venire in Europa di tanti ragazzi e il danno che crea l’Iraq... Intervista a Jamila Hassoune.
"Di qui l’idea: come far arrivare i libri in queste campagne? Come aiutare questi giovani, come dare loro le stesse opportunità dei giovani di città? I libri sono facili da portare in giro, basto io con la mia macchina. Così ho iniziato a organizzarmi e nel 1996 ho fatto tre viaggi in un mese. Ho iniziato con le scuole, superiori ed elementari. Ho fatto delle esposizioni e con l’occasione ho discusso con i giovani. Nel 1999 ho condotto un’inchiesta su 1000 giovani: che genere di libri vogliono leggere. Io penso che offrire l’opportunità di informarsi, di pensare, di discutere, confrontarsi abbia a che fare con la cittadinanza. Considero il lavoro che ho svolto durante questi anni un tentativo di democratizzare la conoscenza".

Qui il libro di raccolta di interviste a donne marocchine: "Come la pioggia"

Israele-Palestina
Cina

Balcani

The making of americans
La storia del nonno Giovanni Casale, genovese sedicenne che, dopo aver lavorato in una miniera in Sardegna, arrivò a New York nel 1868; arrotino, fruttivendolo, cuoco, aprì il primo albergo di Revere, a nord di Boston; la figura della zia Kitty, che iniziò i nipoti alla musica e alla cultura. Intervista a Stephen Casale.

L'effetto Hokou sul mondo

Se all’indomani di Tiananmen, la condanna fu unanime, oggi si assiste a una diffusa reticenza di politici e intellettuali, quando non a un aperto entusiasmo per la Cina; il terribile sistema degli Hukou, che relega i contadini migranti in uno stato di schiavitù, metodo che peraltro la Cina sta esternalizzando. Intervista a Marie Holzman, sinologa e specialista della Cina Contemporanea. Ha tradotto in francese le opere di diversi dissidenti cinesi. 

La più grande invenzione

Il rischio che l’estrema eterogeneità della società marocchina, fra due lingue malconosciute, grandi disparità economiche e sociali, la convivenza dell’arcaico con il nuovissimo, blocchi uno sviluppo equilibrato; la separazione stato-religione resterà lo snodo. Intervista ad Abdesselam Cheddadi.


Il tesserino
Un’associazione olandese che da anni lotta contro l’isolamento, la clandestinità e lo sfruttamento a cui spesso sono sottoposte le prostitute; la necessità di una "politica separata”, lotta alla tratta di esseri umani da una parte e prostituzione libera dall’altra; i rischi gravi della scelta "del chiuso”. Intervista a Licia Brussa, sociologa specializzata in politiche migratorie, è direttrice e fondatrice di Tampep International, Ong che si occupa di assistenza ai lavoratori del sesso in Europa. 


Les Madres de Plaza de Mayo: Le tombe vuote
Archivo Madres de Plaza de MayoLa straordinaria e forse unica esperienza delle Madres de Plaza de Majo, che a partire dal loro essere madri alla ricerca dei propri figli si sono fatte carico di tutti i desaparecidos e, in fondo, del futuro dell’Argentina, a cui sono riuscite a restituire l’onore perduto negli anni bui. Intervista a Letizia Bianchi e a Giannina Longobardi.

"Si sono assunte in prima persona l’impegno di sapere cosa fosse successo ai figli. Quello che hanno fatto rispetto alla stragrande maggioranza delle altre e degli altri -perché in questo sono madri e donne- è non smettere mai di chiedere dove fossero i figli. Non hanno mai smesso di pretendere di sapere. Non che i padri non lo abbiano fatto, ma alla fine non hanno retto. È in questa loro condotta che c’è qualcosa di rivoluzionario: les Madres hanno sempre compiuto personali atti di libertà in situazioni in cui gli altri commettevano degli umanissimi atti di paura o di sottomissione o, semplicemente, non ce la facevano".


L'essenza del patriarcato
L’errore, all’indomani della Liberazione, di imputare tutti i problemi alla colonizzazione e l’incapacità di far fruttare il capitale della lingua francese; una laicità che stenta ad affermarsi e la convinzione che la questione decisiva, anche per la democrazia, sia l’emancipazione femminile; intervista a Mohammed Harbi. Penso che in questi Paesi si debba parlare più propriamente di secolarizzazione. La secolarizzazione non è una questione che si pone di per sé: si pone come elemento di un insieme democratico. Ecco, oggi la democrazia in Algeria è fortemente deficitaria. Tuttavia va anche riconosciuto che sempre più persone si stanno battendo per la secolarizzazione. Prima era un tema in mezzo agli altri. Oggi gli stessi algerini rivendicano la loro libertà di coscienza: "Non faccio il Ramadan e ho il diritto di non farlo”. È una battaglia ancora in fase iniziale, della quale non bisogna sovrastimare l’impatto, soprattutto perché richiederà tempi lunghi, e tuttavia è un dato positivo. Personalmente sono di un ottimismo inquieto: penso che quello che è fondamentale è che oggi ci siano delle persone, seppure in minoranza, che affermano di volere una vera libertà di coscienza, che vogliono che i cristiani abbiano gli stessi diritti dei musulmani, che non vogliono fare il Ramadam... Detto in altri termini: c’è già una corrente che tende a "privatizzare” la religione. E il potere cosa risponde? Che chi vuole considerare la religione una faccenda privata lo può fare a casa sua, perché lo spazio pubblico non appartiene ai laici, ma ai religiosi. Io poi vedo la secolarizzazione come strettamente legata alla questione dell’emancipazione femminile: condizione imprescindibile affinché le cose possano davvero decollare. Cioè fino a che non si stabilisce la questione dell’uguaglianza tra i sessi e, soprattutto, non si tocca la questione dell’ereditarietà, non si può sperare di fare grandi passi avanti. Perché l’essenza del patriarcato è questa: l’eredità. Quindi tutto passa, assolutamente, attraverso la revisione dei Codici di Famiglia. La questione dell’emancipazione femminile è dunque, per quanto mi riguarda, decisiva.


Le verità di Srebrenica

Un documento del Tribunale Penale Internazionale
Il massacro avvenuto a Srebrenica nel luglio 1995 è stata la peggiore singola atrocità compiuta nell’ex Yugoslavia nel corso delle guerre degli anni 90, e il peggior massacro avvenuto in Europa dai mesi successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
E’ per questo che l’Icty, istituito nel 1993 per sottoporre a giudizio i maggiori responsabili delle più gravi violazioni del diritto internazionale umanitario avvenute nell’ex Yugoslavia a partire dal 1991, ha dedicato molto tempo e sforzi per indagare su quanto avvenuto a Srebrenica e per consegnare i responsabili alla giustizia. Per i crimini commessi a Srebrenica, l’Icty ha messo in stato d’accusa 19 individui, tutti eccetto uno considerati gravemente colpevoli -vale a dire, persone che hanno pianificato e ordinato le operazioni di sterminio. Finora, il Tribunale ha ultimato i gradi di giudizio e gli appelli nei confronti di tre degli accusati: il Generale Radislav Krstić, comandante dei Corpi Drina dell’Esercito della Republika Srpska (Vrs), Dražen Erdemović, soldato del Vrs appartenente al 10° distaccamento sabotatori e Dragan Obrenović, vice-comandante della Brigata Zvornik del Vrs. Erdemović e Obrenović hanno ammesso il loro coinvolgimento nello sterminio di Srebrenica. I fatti di Srebrenica contenuti nei giudizi espressi contro Krstić, Erdemović e Obrenović sono stati assodati oltre ogni ragionevole dubbio.




archivio
Le loro storie...

L’infanzia in un villaggio della Galilea e poi gli studi artistici e l’incontro con Emile Habibi, intellettuale, padre della letteratura palestinese dell’assurdo; l’importanza di raccontare la verità, a tutti i costi; le traversie del documentario "Jenin, Jenin” che gli ha procurato l’accusa di vilipendio... Intervista a Mohammad Bakri.

La grande disfatta

L’aumento delle truppe in Iraq e l’apertura ai Sunniti sono mosse ormai tardive. Il rischio di una disfatta peggiore del Vietnam. La rinuncia ai sogni imperiali ed egemonici dell’America. L’Iraq deciderà chi sarà il prossimo presidente. L’inevitabile scelta di sedersi a un tavolo con l’Iran. Intervista a Andrew Arato.

Se si tocca lo statuto

Un sito nato per offrire alle donne uno spazio di discussione libera; il rischio che la reazione al "femminismo di stato” di Ben Alì, imposto dall'alto, porti ora a una islamizzazione dei maschi e al ritorno al velo per tante giovani donne; i cambiamenti del costume inarrestabili; il tabù dell'ateismo, che resta. Intervista a Khalil Gdoura e Bayrem Zouari.

Cooperazione sostenibile

Una cooperazione troppo spesso pensata e decisa lontano dai paesi interessati; l’esperienza dell’Osservatorio dei Balcani, per un’informazione che contribuisse alla formazione dei cooperanti; il grande cambiamento introdotto dalla "dottrina” Clinton, volto a egemonizzare le future vie dell’energia. Intervista a Luca Rastello.

L'essenza del patriarcato

L’errore, all’indomani della Liberazione, di imputare tutti i problemi alla colonizzazione e l’incapacità di far fruttare il capitale della lingua francese; una laicità che stenta ad affermarsi e la convinzione che la questione decisiva, anche per la democrazia, sia l’emancipazione femminile; intervista a Mohammed Harbi.

A manifestare in toga..

Quando è scoppiata la rivoluzione, in strada, a manifestare contro Ben Ali, c’erano anche giudici e avvocati; un sistema, quello della giustizia tunisina, da riformare profondamente, in tutte le sue articolazioni, a cominciare dai poliziotti; la fase della giustizia, a cui deve seguire la riconciliazione. Intervista a Wahid Ferchichi.

Islam, martirio e suicidio

Cosa spinge tantissimi ragazzi, e anche ragazze, musulmani ma a volte anche cristiani, ceceni, pakistani, libanesi, palestinesi e di tanti altri paesi, ad andare a morire per far morire altri uomini?

L'era dell'individuo

Una dinamica profonda, con al centro il conflitto fra ortodossia e modernizzazione, preesistente alla stretta del 2009, ha bisogno di tempo per svilupparsi; il 70% della popolazione sotto i trent’anni; a scanso di effetti boomerang la questione nucleare deve essere ispirata a valori universali e di equità. Intervista a Pietro Marcenaro.

Di fango e paglia

Il valore inestimabile della chirurgia di base in situazioni di povertà; piccoli ospedali dove più che le attrezzature conta l’esperienza del personale maturata sul campo; situazioni di estrema necessità che aumentano l’”acume clinico” e il concetto fondamentale di "costruzione di capacità”. Intervista a Giuseppe "Pino” Meo.

Il vicino tranquillo...

Un sito che si occupa di consumatori musulmani, ma anche di cittadinanza, religione e laicità; un mercato, quello che gira attorno all’halal, dalle cifre astronomiche e che sta salvando tante aziende francesi; i segni di integrazione che non si vogliono vedere e la troppa enfasi sul burqa. Intervista a Fateh Kimouche.

Un Islam europeo

A Drancy, dove convivono una forte comunità musulmana, ma anche piccole comunità ebraiche, cattoliche e protestanti, è in corso un esperimento di dialogo interreligioso; il problema dei finanziamenti delle moschee e quello, altrettanto cruciale, della formazione degli imam. Intervista a Hassen Chalghoumi.

Il male dell'America

Il mostruoso deficit commerciale Usa e l’aumento della mortalità infantile sono solo alcuni degli indicatori del declino americano. L’Europa sta salendo al vertice delle preoccupazioni americane. Dopo la catastrofe irachena la razionalità spingerebbe a miti consigli, ma nella storia, e nell’uomo, esiste l’irrazionalità e questa spinge verso l’Iran. Un’oligarchia che non ha quasi più nulla di democratico. Intervista a Emmanuel Todd.
L’ethos imperialista

La fallimentare avventura irachena, tutt’ora senza sbocchi, ideata e decisa ben prima dell’11 settembre, quando la destra americana si convinse che, con la fine della Guerra Fredda, all’America si presentava un’occasione irripetibile per affermare anche territorialmente l’impero. La convinzione americana che l’Europa non fa paura. La novità della legalizzazione della tortura. Intervista a Philip Golub.
La sinistra patriottica

Dopo l’11 settembre una parte della sinistra americana s’è fatta contagiare dalla febbre patriottica. L’impossibilità di inseguire la destra, di far compromessi, sul terreno dei valori dominanti negli stati del sud: "God, Guns, Gays”. La necessità di tornare ai valori pragmatici della giustizia sociale. Un cosmopolitismo che oggi può trovare in internet uno strumento straordinario. Intervista a Stephen Eric Bronner.
La sinistra indecisa

Una sinistra che è stata incapace di simpatizzare con le vittime dell’11 settembre e che poi di fronte al Patriot Act che rompeva il quadro dei diritti costituzionali non ha saputo che gridare al fascismo. La sottovalutazione del problema della sicurezza. Col rigetto della guerra in Iraq la sinistra rischia di rigettare ogni possibile uso della forza. Il rischio di elezioni libere in Egitto. Intervista a Michael Walzer.
I due elettricisti

Perché trent’anni di occupazione ingiusta dei Territori palestinesi hanno favorito il progresso economico e sociale dei palestinesi. La possibilità di lavorare in Israele, di esportare e importare i prodotti locali, l’inizio degli investimenti dei palestinesi in diaspora e degli stranieri. Il disastro della seconda Intifada. Il problema della sicurezza, che per Israele viene prima di tutto, e che rischia di far naufragare ogni progetto di sviluppo. I nuovi imprenditori palestinesi, giovani dei Territori che si sono guardati in giro... Intervista a Ephraim Kleiman.
Il funzionario dell'Ohio

America mostro imperialista o forza complicata? Le due sinistre americane che non si parlano più. L’errore grave di non condannare Saddam Hussein. Il problema di un partito democratico che in tante zone del paese non è presente sul territorio. L’attacco della destra alle istituzioni ‘ancora democratiche’ come le università attraverso la denuncia di presunte discriminazioni. Intervista a Todd Gitlin.
La neo-umma

Una rivoluzione silenziosa che ha visto crescere in Europa una presenza musulmana sempre più consistente. Il senso di esclusione dei giovani e la radicalizzazione jiadista di una parte, per ora esigua, di loro. L’immaginario di una neo-umma minacciata da un Occidente demonizzato. Il senso di umiliazione vissuto tramite la tv. Immolarsi, non già per il paradiso, ma per una causa sacra. Intervento di Farhad Khosrokhavar.
Teocrazia
e imperial presidency

La teologia del "dominionismo”, che nega ogni separazione fra stato e religione e che sulla base di una lettura letterale della Bibbia vorrebbe che il Dio cristiano dominasse la vita degli uomini, pur non dichiarando apertamente i propri scopi, è sempre più diffusa negli Stati Uniti. Il pericolo di un aumento delle prerogative presidenziali. Un dialogo sulla destra religiosa fra Riccardo Gori-Montanelli e Aaron Thomas.


Ora che i mariti
sono tornati

Le donne palestinesi stanno discutendo di come far valere i loro diritti nella futura costituzione. Il problema dell’inter-pretazione della legge islamica, finora al maschile. L’esempio illuminato tunisino e la beffa subita dalle donne algerine. La tradizione inventata del velo e il rischio che la donna diventi oggetto di negoziato fra islamici e Olp. Il grande realismo della donna araba. La possibile delusione sugli accordi. Intervista a Ruba Salih.
Colei che vede chiaro

Le donne algerine, dopo aver sfidato in questi anni il terrorismo integralista difendendo la vita quotidiana delle donne, dopo essere andate a votare in massa dimostrando quanto fossero false le analisi che prevedevano un bagno di sangue, ora si stanno organizzando per la lotta politica contro quell’infame codice della famiglia che le condanna ad essere minorenni a vita. Intervista a Khalida Messaoudi.
Khalida e le altre

Sosteniamo la lotta di Khalida Messaoudi e delle altre femministe algerine.
La madre, Chicago, Harvard...

L’originalità di politiche e gesti di Barack Obama non si esaurisce nel suo carisma e nell’uso della rete, ma affonda nell’infanzia segnata dalla madre antropologa, nell’esperienza di organizzatore di comunità e ad Harvard. La figura e il ruolo di Saul Alinsky e l’importanza dell’arte di ascoltare. Intervista a Marianella Sclavi.

Il potenziale
di cambiamento

L’Amministrazione di Obama si sta dimostrando aperta al dialogo, non islamofoba e capace di criticare Israele. La questione, intricata, di Pakistan e Afghanistan. L’importanza di tenere alta l’attenzione in Iran, senza però interferire. L’impegno del ritiro dall’Iraq, ormai improrogabile.
Intervista a Stephen Bronner.
La guida turistica
del Kosovo

Appunti di viaggio.
Di Paolo Bergamaschi
Presidente Obama: invictus?

lettera dall'America
di Gregory Sumner
La nostra casa

Quella mattina, poco dopo la fine della guerra, in cui si presentarono tre palestinesi e chiesero di dare un’occhiata alla "loro” casa, la difficile scelta di farli entrare e poi la nascita di un’amicizia e la decisione di fare della propria casa una "open house” per israeliani e palestinesi.
intervista a Dalia Landau.
Due sarte togolesi

Un’associazione, Seniores, che mette insieme professionisti prossimi alla pensione disponibili a viaggiare e a trasmettere gratuitamente l’esperienza accumulata nel corso della vita e l’idea di due sarte di fare un corso di alfabetizzazione femminile nel mercato principale di Lomé...
Intervista a Paola Piva.
Posso sempre
andare in Ecuador!

All’indomani delle elezioni locali, in cui questa volta hanno votato anche i serbi, il Kosovo si presenta come un paese "quasi normale”; il paradosso di un paese al centro dell’Europa i cui abitanti non possono andare da nessuna parte e i problemi di un’economia che stenta a partire.
Intervista a Vjosa Dobruna.
Madre di Yakub

L’esperienza di un’associazione, Humans Without Borders, che cerca di far curare bambini palestinesi ammalati in ospedali israeliani, facendoli passare fra i tanti posti di blocco; l’imperativo morale che spinge tanti israeliani a far qualcosa per i palestinesi pur in un contesto politico di disperazione.
Intervista a Jennie Feldman.
In Cecenia è genocidio?

Il 20% della popolazione uccisa, il 50% profuga. Un terrorismo di Stato circondato dal silenzio di una stampa imbavagliata. La disperazione dei ceceni. L’indifferenza colpevole dell’Europa. Intervista a Olivier Dupuis.

Bob Dylan a Teheran

Democrazia in Iran, difesa dei diritti umani, dare voce a chi vuol diffondere le proprie idee, sono gli obiettivi di una radio fondata da iraniani emigrati che trasmette dall’Olanda; un sito con un milione e mezzo di passaggi al mese, molti dei quali dall’Iran dove sono attivi 62.000 blogger... Intervista a Kamran Ashtary.







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