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L’architetto e la bocciofila
Il degrado urbanistico di un quartiere di periferia si accompagna sempre al degrado sociale; veri e propri ghetti senza speranza. Superare innanzitutto la diffidenza, lo scetticismo, la paura soprattutto degli anziani. Un approccio multidisciplinare e la responsabilizzazione di tutti i volontari, gruppi, associazioni presenti. Dalle periferie di Torino un esempio di democrazia più partecipativa. Intervista a Eleonora Artesio.


Concorso di idee
Il fallimento, anche finanziario, di progetti urbanistici calati dall’alto, la partecipazione dei cittadini alla discussione dei progetti è ormai prassi consolidata nel Comune di Roma. Il problema di coinvolgere, in una logica di progettazione e non di opposizione, tutti i cittadini, non solo quelli già attivi. I contratti di quartiere e le opere a scomputo. Discussione fra Anita Matteucci, Remo Pancelli, Alessandro Messina e Mario Spada.


Il grande ritorno a casa
I kosovari non hanno mai perso la certezza del ritorno. "La terra non la possono bruciare" dicevano, e a quella terra, costata tanti sacrifici al figlio emigrante in Germania ma anche tanti lutti, sono tornati, rimettendosi subito al lavoro per ricostruire un paese libero, finalmente, dopo dieci anni di soprusi, dal giogo serbo. La grande fretta di tornare per ritrovare gli animali rimasti in vita. Intervista a Venera Pajova e Angelo Ravaglia.


La soglia aperta
Un quartiere di Firenze nato male, tra la Pistoiese e l’Arno, senza una piazza e dove i ragazzi dicono "andiamo a Firenze”. Un lavoro "senza parrocchia”. Il principio che siano gli stessi abitanti a gestire le cose. L’impegno contro la dispersione scolastica, le piccole attività artigiane, il microcredito basato sulle relazioni, il commercio equo-solidale. Intervista a don Alessandro Santoro.


I costi della qualità
La scelta di una cooperativa che lavora nell’assistenza a persone con disagio psichico di rimanere piccoli per salvaguardare la qualità. Un lavoro di accompagnamento al reinserimento sociale che chiama all’iniziativa in vari campi e direzioni, non tutti riconosciuti e retribuiti. L’obiettivo di attivare gli stessi utenti, in un fecondo circuito cooperativo. Una crescita solo per gemmazione. Intervista a Chiara Marinelli.


I panni dell'altro
Un centro giovanile gestito da gesuiti che rischiava di rimanere spopolato, grazie all’impegno di tanti volontari, è diventato un luogo di intercultura; l’apertura del doposcuola per i bambini immigrati, la mensa, il centro d’accoglienza... ma anche i quotidiani problemi di convivenza. Intervista a Pierluigi Garelli.


Il bello e le cose brutte
Un laboratorio di poesia nel carcere di Opera che dura ormai da quindici anni, in cui si legge, si scrive, si discute, si pubblicano libri di poesie, si sta insieme, ma soprattutto ci si riappropria della propria dimensione sentimentale; la solitudine, a volte, al cancello di uscita e l’ipoteca della recidiva. Intervista a Silviana Ceruti.

Assecondare, attivamente...
Qual è il rapporto che deve intercorrere fra mondo del sapere, professionalizzato e specializzato, e mondi della vita quotidiana? Esperienze di welfare in cui i due mondi interagiscono, cooperano, si stanno diffondendo in tutto il mondo. L’esempio del cohousing, specie di condominio elettivo. Il rapporto medico-paziente del tutto inadeguato di fronte alla malattia cronica. Intervista ad Alessandro Montebugnoli.

Le risorse
del cittadino
La crisi del welfare centralizzato non si risolve solo con l’intervento sussidiario del terzo settore, ma ricorrendo all’impegno e alle risorse dei cittadini, considerati a torto solo "utenti”. Un’iniziativa del Comune di Roma che ha chiamato i cittadini a fare proposte concrete, di miglioramenti ma anche di disponibilità all’impegno diretto, per il proprio quartiere e per la città. Intervista a Alessandro Montebugnoli.

buone pratiche di cittadinanza

Lo sgombero

L'arrivo in classe di alcuni ragazzi rom, la diffidenza iniziale, presto seguita dalla curiosità e dal desiderio di dare una mano; il trauma degli sgomberi e l'inatteso manifestarsi di tante forme di solidarietà; la difficoltà, per chi va in un condomino, di rispettare le regole comuni. Intervista a Assunta Vincenti e Flaviana Robbiati, tra le promotrici di un gruppo di mamme e maestre che sostengono i rom del campo di Rubattino (Milano).
(Il disegno è tratto dal progetto "Io vivo al campo" della Comunità di Sant'Egidio)

C'era la luce accesa

Fare il sindaco di un piccolo comune sardo che resiste alle profferte allettanti ma vergognose delle multinazionali dell’eolico e si tiene la gestione dell’acqua; tenere pulita la piazza andando finanche di persona a raccogliere cartacce; credere nell’indipendenza della Sardegna ma fare poi tante piccole cose... Intervista a Mario Satta


Da un anno sei sindaco di Perfugas, il primo sindaco del movimento indipendentista iRS, indipendèntzia Repùbrica de Sardigna. Puoi raccontare?

Mi sono sempre interessato di politica, ma da esterno, non mi sono mai voluto mettere in gioco. In un paese piccolo mettersi in politica è pericoloso, per via delle inimicizie, dei malumori; io poi sono il farmacista del paese e quindi ho un ruolo delicato. Tant’è vero che all’inizio sono andato un po’ contro la volontà di mio padre, che temeva, appunto, le ripercussioni negative. Io però penso anche, da sempre, che uno non può criticare quello che fanno gli altri se poi non prova a migliorare le cose in prima persona.

Gli addobbi bolognesi
La crisi degli spazi pubblici delle città, in degrado perché abbandonati da cittadini sempre più "privatizzati”; il rischio di pensare che solo lo stato può svolgere funzioni pubbliche, mai il singolo cittadino; i tanti esempi di privati cittadini che, mossi anche da legittimi interessi, svolgevano funzioni pubbliche; le virtù civiche e il federalismo. Intervista a Marco Cammelli, professore di diritto amministratitvo a Bologna e Presidente della Fondazione Del Monte.
Il tema di cui vorremmo parlare con lei è quello del senso civico, della possibilità che il cittadino, anche a livello individuale, svolga un’attività pubblica, e del rapporto che ci può essere fra l’impegno del cittadino e la città com’è diventata oggi.
L’argomento è legato alla centralità degli spazi pubblici, che sono ciò che denota la città. La città è fatta di spazi pubblici, altrimenti sarebbe o aperta campagna o proprietà privata organizzata in vario modo. Solo gli spazi pubblici determinano la città, le sue funzioni di integrazione, di connessione, di coesione, le funzioni di scambio, di governo, di legittimazione, eccetera. Qual è il problema? Che i forti processi di scomposizione e di frammentazione dei sistemi urbani e sociali attuali, frutto di dinamiche globali, hanno comportato una fortissima privatizzazione e accentuazione dell’individuo come singolarità e, quindi, un arretramento nella fruizione degli spazi pubblici, meno presidiati dal cittadino.


Vita d'albergo
L’idea di rilevare due piccoli alberghi in disuso e trasformarli in uno strumento terapeutico per alcuni pazienti psichiatrici cronici; la battaglia affinché i luoghi del sociale diventino anche posti belli; le difficoltà e le ambizioni del mondo della cooperazione in un mercato sempre più competitivo. Intervista a Giuseppe Turrini.


Il sorriso gelato

La benemerita iniziativa dell’associazione degli artigiani di Rimini contro il bullismo fra i ragazzini di cui proprio i gelatieri sono spesso testimoni; un lavoro con insegnanti e genitori proprio sulla difficoltà, ormai, a dire dei no; un impegno responsabile delle imprese per la comunità in cui operano. Intervista a Primula Lucarelli.


Tu sei della Cna e da alcuni anni a Rimini coordini un progetto per la prevenzione del bullismo. Intanto, cosa c’entrano le piccole imprese con il bullismo? Puoi raccontare?
Il progetto si chiama "Non congelateci il sorriso” e nasce innanzitutto dalla convinzione che tante piccole imprese mettono in pratica quotidianamente una forma di responsabilità sociale, solo che non sanno che si chiama così. Per me la prima sfida è stata, infatti, di renderle consapevoli dei vantaggi di questo loro agire per la comunità, ma anche per la loro azienda. La seconda motivazione del progetto nasce dalla constatazione che il fenomeno del bullismo è molto diffuso e che, se degenera, diventa un problema grave non solo per i singoli e per le famiglie, ma anche per il territorio, soprattutto in un’area come Rimini che fa dell’accoglienza, della cordialità, dell’inclusione la sua carta vincente anche a livello economico. La letteratura, la ricerca sociale ci dicono che è un fenomeno interclasse e intersesso, urbano e delle periferie e poi è molto occidentale perché in Occidente si è indebolito il tema delle regole e della loro condivisione. Riguarda anche le bambine e le ragazze; nel nostro territorio abbiamo assistito a pestaggi di ragazzine di quindici anni nei confronti delle loro coetanee semplicemente perché avevano osato portar via il ragazzino a qualcun’altra. E’ una manifestazione, un comportamento che insorge -come ci insegna la psicologia dello sviluppo- nell’età compresa tra i dieci e i quindici anni, è un fenomeno di "insubordinazione” proprio dell’adolescenza che tende a rientrare man mano che i ragazzini crescono; a volte, però, degenera in devianza. E’ una faccenda che riguarda la famiglia, la scuola, ma anche la comunità locale. L’idea di base del progetto è che quest’ultima possa farsi carico di questo problema svolgendo da un lato un ruolo di osservazione, dall’altro di presidio di comportamenti.

La piazza
è mia!
Gli anni della grande delusione seguiti a quel mandato di Orlando che tante speranze e aspettative aveva sollevato, e poi il ritorno alla fatica quotidiana, con i coetanei che vanno al nord e una classe dirigente totalmente inadeguata; l’importanza di ripartire dallo spazio pubblico. Intervista a Simone Lucido e Maurizio Giambalvo.


"Babbo, hai mai
pagato il pizzo?"
L’incontro con i giovani di Addiopizzo e con quella loro idea, quasi nordeuropea, del "consumo critico”, e poi l’impegno a fianco dei commercianti e la nascita, grazie a Tano Grasso, dell’associazione antiracket. La trovata dell’attak, ma anche le storie, coraggiose, di tanti imprenditori che denunciano. Intervista a Enrico Colajanni.

Sette amici...
Quella sera in cui un gruppo di ragazzi tappezzò il centro di Palermo con un adesivo anonimo che diceva: "Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”... Intervista a Ugo Forello.

democrazia e sondaggi,
forum deliberativi, sorteggi...


La democrazia del sorteggio
Come far partecipare i cittadini al processo democratico, un problema ancora irrisolto. Per correggere il carattere elitario della rappresentanza, già messo in evidenza dagli antichi, ed evitare il rischio di una partecipazione solo degli "attivi”, una possibilità è quella del sorteggio di cittadini per discutere di un problema ed eventualmente decidere, sul modello "giuria popolare”. Intervista a Luigi Bobbio.
Democrazia e partigianeria
L’illusione, non nuova peraltro, di risolvere la crisi della democrazia rappresentativa, oggi innegabilmente a rischio di deriva oligarchica, contrapponendo ad essa pratiche di democrazia diretta. Il rischio che, nei forum deliberativi i cittadini vengano scelti in quanto rappresentanti di un gruppo sociale piuttosto che come individui. Il grave errore di pensare a un’oggettività "impolitica”, quasi neutra, dei dati e della possibile soluzione dei problemi. L’importanza del "colpo d’occhio” in parlamento. Intervista a Nadia Urbinati.
Sondaggi deliberativi e democrazia
I forum deliberativi per sondare il parere dei cittadini si stanno diffondendo ovunque. Ma in che modo sono rappresentativi? E non rischiano di essere organizzati solo per legittimare scelte già prese? La funzione del sorteggio. La crisi della politica è grave, i forum possono ristabilire un canale di comunicazione fra alto e basso? La figura, delicata, del facilitatore. C’è il rischio di un dispotismo illuminato, in nome di una presunta razionalità e competenza che può risolvere i problemi... Una discussione fra Luigi Bobbio, Pino Ferraris e Nadia Urbinati.

Mondo A mondo B
Due modi di far politica molto diversi, la politica nazionale fatta di contrapposizione, di volontà di "prendersi tutto”, con un’idea assillante di rafforzamento dell’esecutivo, e una politica locale, che spessissimo, invece, si dedica alla discussione costruttiva, alla mediazione, alla concertazione. La grande complessità delle scelte locali e la vicinanza al cittadino. Il vero federalismo non è un centralismo regionale. Intervista a Luigi Bobbio.

Discutere
Citizen Jury, planning cells, consensus conference: sempre più si diffondono forme di partecipazione dei cittadini per discutere e "deliberare” attorno a problemi locali o a questioni generali, spesso di bioetica. La riscoperta del senso originario della democrazia, la discussione. E però il valore irrinunciabile della rappresentanza democratica che non perde di vista l’interesse generale. Intervista a Luigi Pellizzoni.


Una cassa comune
L'idea, negli anni Novanta, di prendere in mano la vecchia Società di Mutuo Soccorso di Pinerolo, la prima d'Italia, e di rilanciarla; una mutua che offre ai soci un'assistenza, soprattutto ospedaliera e domiciliare da fare invidia alle assicurazioni; la risorsa del controllo sociale e l'assistenza "fuori regolamento". Intervista a Federico Ferro. Le società di mutuo soccorso sono, come dice il nome, società di auto-mutuo aiuto che, evidentemente, soddisfano un bisogno insito nella natura umana, tant’è che ci sono notizie di esperienze di questo genere già nell’antica Grecia.Nel Medioevo e fino alla metà dell’Ottocento, ad assolvere a questo scopo erano le confraternite, che erano però associazioni caritative; oppure c’erano le associazioni di mestiere, che avevano anche in parte funzione sindacale, ed erano a numero chiuso. Nel 1848, con lo Statuto Albertino, sorse la possibilità di costituirsi in associazione.Le società di mutuo soccorso moderne, come le conosciamo oggi, nascono invece in Inghilterra, a Manchester, per iniziativa di un gruppo di ecclesiastici anglicani che si mobilitarono all’indomani di una crisi dell’industria laniera, messa in difficoltà dal cotone in arrivo dalle colonie inglesi. La disoccupazione che ne conseguì pose il problema di come riciclare i lavoratori: i religiosi pensarono che se queste persone fossero state in grado di leggere e scrivere sarebbe stato più facile trovar loro un altro posto di lavoro. Quindi queste prime società nacquero come società di mutuo soccorso e di istruzione.Questo è quello che viene chiamato il "modello di Manchester”, che si espande, con la Rivoluzione industriale, in Francia, Belgio e Germania. E infine in Piemonte, in parte perché vicino al confine francese e poi perché c’era un certo sviluppo industriale.La prima società di mutuo soccorso italiana nasce a Pinerolo e si innesta su una tradizione di associazioni di mestiere.Concretamente il concetto del mutuo soccorso consiste nella creazione di una cassa comune, nella quale gli iscritti versano una quota il più possibile uguale per tutti e dalla quale attingono in base alle necessità che si possono presentare. Sono società democratiche fondate sul principio "una testa, un voto” e "non profit”. In tutti gli statuti di società di mutuo soccorso le cariche sociali (presidente, consigliere, ecc.) sono volontarie, però le attività che vengono svolte si basano sul lavoro retribuito. Questo atteggiamento nasce dalla tradizione operaia di rigettare, per quanto possibile, la carità, e di pensare il lavoro come qualcosa che si inserisce a pieno titolo nella società. Molte novità delle società di mutuo soccorso sono poi state recepite dallo Stato nazionale.Per le ricorrenze del Risorgimento in Piemonte si sono tenuti dei convegni da cui è emerso come all’inizio del Regno d’Italia le scuole e la sanità fossero gestite dalle società di mutuo soccorso. Ma anche le pensioni. Nel 1898, quando nacque il primo Istituto Nazionale Pensionistico, le società di mutuo soccorso in larga parte aderirono, trasmettendo i loro fondi allo Stato e mantenendo i diritti acquisiti per i loro soci. Nel caso specifico di Pinerolo, è stata trovata una lettera con la quale si invitavano i soci ad aderire all’iniziativa, chiedendo però di mettere una quota più alta "per non fare brutta figura”. In realtà era perché così avrebbero avuto una pensione più alta, ma si faceva leva sull’orgoglio per creare una base più consistente.



archivio
Abbiamo tutti il doppio lavoro

Fare il sindaco in un comune valdese di montagna di 500 anime: il cruccio demografico, la difficoltà di attrarre giovani coppie, i servizi da calibrare quando d’estate arrivano i turisti, gli effetti dei tagli, l’integrazione con i pochi immigrati, la necessità di fare rete con gli altri comuni. Intervista a Patrizia Geymonat.

Il sabato dei bambini

Un’associazione che un giorno la settimana porta i figli delle detenute fuori dal carcere; l’importanza di cicli di conversazioni con le madri, perlopiù rom e analfabete, su argomenti specifici, l’igiene, l’alimentazione, la salute; la risorsa dell’affidamento e la proposta di una nuova legge; intervista a Leda Colombini.

Le quattro P

Protesta, pressione, progetti, pratiche... Se la globalizzazione rischia di svuotare le democrazie nazionali, allontanando la politica dai cittadini, sta anche internazionalizzando i movimenti di lotta per riportare la politica fra i cittadini rendendoli protagonisti. Un intreccio orizzontale di reti, esperienze di buone pratiche, legami di solidarietà. I rischi di derive nazionalistiche, xenofobe e fondamentaliste. La necessità di riforme delle istituzioni internazionali. Intervista a Mario Pianta.

Creare delle possibilità

Un progetto nato per riportare a casa e a scuola i bambini brasiliani che vivono per strada attraverso tante attività, ma soprattutto cercando di conquistare la loro fiducia; il momento, cruciale, in cui il bambino invita l’educatore a casa; il problema, grave, della droga e i successi imprevisti. Intervista a Carlos Roberto Caldas.

L'alloggio sociale

Di fronte alla crescita del problema abitativo degli immigrati, ma anche di sempre più italiani, un gruppo di cittadini ha messo su una cooperativa che recupera alloggi in disuso o "sotto soglia”, sia pubblici che privati, e dopo averli ristrutturati li riassegna applicando canoni calmierati. Intervista a Sergio D’Agostini.

L'ospedale naga

La vergogna degli ultimi decreti e il dramma, per chi è venuto qui a lavorare, di essere visto come un criminale. A emigrare sono sempre i migliori, chi ha delle carte da giocare e gode di buona salute. Una nuova immigrazione fatta di donne istruite e con grandi capacità organizzative. Intervista a Stefano Dalla Valle.

La tv di strada

La storia di un’associazione, Anelli Mancanti, che vive quasi esclusivamente grazie alla generosità dei volontari e degli immigrati che da ‘utenti’ si trasformano presto in soggetti attivi, tenendo corsi e partecipando alle varie iniziative. L’esperienza della telestreet e quella di un torneo di calcio multiculturale nato al parco delle Cascine, con alcune squadre improvvisate... Intervista a Silvia, Marco, Giorgios, Costanza.

Quando compio 18 anni...

L’impegno di un’associazione per offrire una famiglia ai minori stranieri non accompagnati; i ragazzini afgani in affido, segnati da eventi traumatici, ma con un grande desiderio di riscatto; l’assurdità di una legge che a 18 anni li rimanda nell’irregolarità; intervista a Emanuele, Susanna, Patrizia, Anna e Marika.

Vicino di banco

Un doposcuola per bambini extracomunitari e non, nato per caso quando, a una festa, un ragazzino ha chiesto di poter portare a casa gli avanzi; oggi tanti volontari insegnano l’italiano anche alle madri, e ragazzi ormai cresciuti restano a insegnare ai nuovi arrivati. Intervista a Morena Mezzalira e Marilisa Parlato.

Beni comuni

L’equivoco di far coincidere l’ideologia della decrescita con un periodo di crisi economica. La delusione di un terzo settore sempre meno fattore di cambiamento e il paradosso di una Banca Etica che investe in Borsa. La tradizione, dimenticata anche dai sindacati, del mutualismo. Intervista a Lorenzo Guadagnucci.


L'ospedale naga

La vergogna degli ultimi decreti e il dramma, per chi è venuto qui a lavorare, di essere visto come un criminale. A emigrare sono sempre i migliori, chi ha delle carte da giocare e gode di buona salute. Una nuova immigrazione fatta di donne istruite e con grandi capacità organizzative. Intervista a Stefano Dalla Valle.

Al caffé alzheimer

Un posto dove ritrovarsi, raccontare, scambiarsi consigli, che serve più ai parenti che ai malati; le prime avvisaglie della malattia, spesso non facili da decifrare; la dedizione di mariti, mogli e figli al loro caro che ormai non li riconosce più; la solitudine nell’affrontare una malattia terribile. Intervista a Roberta, Rita, Franco e Patrizia.

La piazza è mia

Gli anni della grande delusione seguiti a quel mandato di Orlando che tante speranze e aspettative aveva sollevato, e poi il ritorno alla fatica quotidiana, con i coetanei che vanno al nord e una classe dirigente totalmente inadeguata; l’importanza di ripartire dallo spazio pubblico. Intervista a Simone Lucido e Maurizio Giambalvo.

C'era la luce accesa

Fare il sindaco di un piccolo comune sardo che resiste alle profferte allettanti ma vergognose delle multinazionali dell’eolico e si tiene la gestione dell’acqua; tenere pulita la piazza andando finanche di persona a raccogliere cartacce; credere nell’indipendenza della Sardegna ma fare poi tante piccole cose... Intervista a Mario Satta.

La porto in giro
in bicicletta?!

Una comunità di ragazzi "difficili”, con situazioni familiari disastrose ed esperienze di carcere minorile, molti immigrati, in cui si decide di far vacanza in bicicletta; i ragazzi, dopo essersi fatti da soli le biciclette sono partiti per un viaggio faticoso ma di cui, poi, andar orgogliosi; lo scarso fascino, purtroppo, della bicicletta. Intervista a Giovanni Torrani.
Metter da parte
per le disgrazie

Un’agenzia di assicuratori alternativa, che riscopre lo spirito mutualistico originario dell’assicurazione: persone che si associano e pagano un tot per i problemi che possono colpire una di loro. Contratti di sole due pagine, chiari, scritti in grande, di un anno, un’altra concezione del non assicurabile, un modo di operare fondato sul socio lavoratore e non sul lavoro a provvigione... Intervista a Gianni Fortunati.
Far sorridere
una signora

L’attività volontaria di un gruppo di donne, alcune che già hanno subito l’operazione e altre no, per fare prevenzione sul territorio e per dar conforto, e consigli, alle donne che stanno per essere operate di tumore al seno. Intervista alle attiviste di Andos di Albano Laziale. .
Il mercoledì

L’idea di una specificità femminile anche nella sofferenza, il bisogno di un’intimità libera, un appartamento in cui ritrovarsi a parlare di tutto, a organizzare gite, laboratori di teatro, in cui ci si aiuta a superare lo stigma del centro di salute mentale, a sperimentare che le medicine sono meno importanti delle relazioni. Intervista a Silva, Marina, Pina, Licia, Graziella, Antonella, Patrizia, Francesca, Loredana, Laura, Liliana, Eliana, Mara.
Spezzare la cronicità

Un impegno, quello della Casa della Carità di Milano, per aiutare persone finite ai margini della società, senza fare assistenzialismo; patti di socialità e legalità molto severi, in cui si riceve e si dà, perché questa è la base della riconquista di una cittadinanza piena; l’esperienza con i rom. Intervista a don Virginio Colmegna.
L'alloggio sociale

Di fronte alla crescita del problema abitativo degli immigrati, ma anche di sempre più italiani, un gruppo di cittadini ha messo su una cooperativa che recupera alloggi in disuso o "sotto soglia”, sia pubblici che privati, e dopo averli ristrutturati li riassegna applicando canoni calmierati. Intervista a Sergio D’Agostini.
Nel barrio de La Paz

L’esperienza straordinaria del Teatro dell’Oppresso che perdura in tutta l’America Latina, malgrado l’avvento della democrazia. Intervista al gruppo Taller del barrio di La Paz, Bolivia.
La tv di strada

La storia di un’associazione, Anelli Mancanti, che vive quasi esclusivamente grazie alla generosità dei volontari e degli immigrati che da ‘utenti’ si trasformano presto in soggetti attivi, tenendo corsi e partecipando alle varie iniziative. L’esperienza della telestreet e quella di un torneo di calcio multiculturale nato al parco delle Cascine, con alcune squadre improvvisate... Intervista a Silvia, Marco, Giorgios, Costanza.
Far del bene

Dai gesti più piccoli e occasionali all’impegno quotidiano in grandi e piccole associazioni di volontariato, la generosità è sempre più diffusa, e, a differenza del passato, ha come motivazione principale il piacere. Una grande occasione di amicizie. Il rischio della professionalizzazione e dell’eccessiva normazione. La necessità di preoccuparsi dell’efficacia, ma senza farne un’ossessione. Intervista a Bruno Manghi.
Il dialogo, senso comune democratico

Riuscire a far stare insieme operatori israeliani e palestinesi, o attivisti antiabortisti e abortisti laddove c’erano stati già degli omicidi, o a risanare una città devastata dalla corruzione; sono i miracoli che possono compiere la passione dei cittadini alla soluzione dei problemi e il metodo del dialogo finalizzato a una soluzione che vada bene a tutti; il grande ruolo del facilitatore "di democrazia”. Intervista a Susan Podziba.
Il mercato
dell'ultimo minuto

Dalle rimanenze che si butterebbero, innanzitutto di cibo, un circuito virtuoso fra consumatori disagiati, impossibilitati a comprare, associazioni di volontariato, una cooperativa di giovani idealisti, un comune sensibile e ditte profit che risparmiano sulle spese di smaltimento, sulla tassa dei rifiuti e guadagnano in immagine. Last Minute Market, un’emerita buona pratica che si sta diffondendo. Intervista a Andrea Segré.
Il legame
della partecipanza

Nonantola, un paese del modenese dove vige ancora la Partecipanza, pratica che risale al medioevo, quando l’abate consegnò la terra al popolo nonantolano perché la coltivasse, dove nel ‘43 i cittadini si mobilitarono per mettere in salvo un gruppo di bambini ebrei, dove il partito comunista aveva il 70%, dove, primo posto in Italia, gli immigrati poterono votare per un loro rappresentante... Intervista a Valter Reggiani.



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