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Appello per Berneri

Noi ovviamente non contiamo nulla, ma ciononostante avanziamo una richiesta solenne agli ex-comunisti del Pci (la specifica è necessaria perché ci sono anche gli altri ex-comunisti, quelli del 68, e l’impressione è che i conti con le loro idee e con i loro atti di un tempo li abbiano fatti ancor meno dei primi): convochino un grande convegno sulla figura di Camillo Berneri, grande intellettuale e militante italiano, anarchico eterodosso, antifascista della prima ora e altrettanto rigoroso anticomunista, amico dei fratelli Rosselli, combattente di Spagna, ucciso dai comunisti delle brigate internazionali che ne rivendicarono l’omicidio sul giornale comunista in Francia.
E in questo convegno si faccia luce, finalmente, sul ruolo che ebbe Togliatti in Spagna.
E’ chiedere troppo? E’ una richiesta da pazzi? Forse sì, visto che pensiamo anche che se l’avessero fatto per tempo, negli anni scorsi, forse ora la situazione del nostro paese sarebbe diversa...
E chissà, se mai si dovesse tenere un simile convegno, che non possa svolgersi sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica...

l'altra tradizione

l'altra tradizione
I TRAM DI BARCELLONA

L’intervento di Pietro Adamo al convegno tenutosi il 19 e 20 aprile 2013 a Forlì con il titolo: "L’Italia che sognavano, l’Italia mancata”, organizzato dalla Fondazione Alfred Lewin, la cui prima giornata è stata dedicata alla trattazione di alcune riviste politico-culturali del Novecento: "L’Unità” (1911-1920) di Gaetano Salvemini; "Lo Stato Moderno” (1944-1949) di Mario Paggi; "Volontà” (1946-1962) e "Tempo Presente” (1956-1968) di Nicola Chiaromonte e Ignazio Silone, presentate rispettivamente da Carlo Lacaita, Elena Savino, Pietro Adamo e Cesare Panizza.

Ci sono più motivi per ringraziare la Fondazione Lewin e i suoi soci, gli organizzatori di questo convegno. Primo, li si potrebbe ringraziare per la loro pervicace testardaggine culturale, per la loro insistenza nel riproporre i testi, i luoghi, i personaggi, gli eventi dell’"altra Italia”, quella che avrebbe potuto essere e non è stata (e dubito fortemente che sarà nei prossimi lustri), vagheggiata dalla sinistra laica e libertaria, dai Gobetti, dai Rosselli, dai Garosci (sua la locuzione), e così via...Leggi tutto



Ci sono più motivi per ringraziare la Fondazione Levin e i suoi soci, gli organizzatori di questo convegno. Primo, li si potrebbe ringraziare per la loro pervicace testardaggine culturale, per la loro insistenza nel riproporre i testi, i luoghi, i personaggi, gli eventi dell’"altra Italia”, quella che avrebbe potuto essere e non è stata (e dubito fortemente che sarà nei prossimi lustri), vagheggiata dalla sinistra laica e libertaria, dai Gobetti, dai Rosselli, dai Garosci (sua la locuzione), e così via. Li si potrebbe ringraziare per motivi più squisitamente strumentali, perché mettono a disposizione degli studiosi, e magari di giovani che non hanno mai sentito parlare di Rosselli o Salvemini, testi importanti, di prima mano, che possono essere consultati da studenti o usati per tesi di laurea. Infine, si potrebbero ringraziare gli amici di Una città e della Fondazione semplicemente per il fatto che esistono: i momenti che organizzano permettono a persone di comune sentire di ritrovarsi; fanno bene -non voglio dire all’anima, termine che mi sembra troppo religioso- ma per lo meno al cuore di coloro che in quella nostalgia per l’"altra Italia” trovano motivi di comunanza, di associazione, di un sentire condiviso
Ci sono più motivi per ringraziare la Fondazione Levin e i suoi soci, gli organizzatori di questo convegno. Primo, li si potrebbe ringraziare per la loro pervicace testardaggine culturale, per la loro insistenza nel riproporre i testi, i luoghi, i personaggi, gli eventi dell’"altra Italia”, quella che avrebbe potuto essere e non è stata (e dubito fortemente che sarà nei prossimi lustri), vagheggiata dalla sinistra laica e libertaria, dai Gobetti, dai Rosselli, dai Garosci (sua la locuzione), e così via. Li si potrebbe ringraziare per motivi più squisitamente strumentali, perché mettono a disposizione degli studiosi, e magari di giovani che non hanno mai sentito parlare di Rosselli o Salvemini, testi importanti, di prima mano, che possono essere consultati da studenti o usati per tesi di laurea. Infine, si potrebbero ringraziare gli amici di Una città e della Fondazione semplicemente per il fatto che esistono: i momenti che organizzano permettono a persone di comune sentire di ritrovarsi; fanno bene -non voglio dire all’anima, termine che mi sembra troppo religioso- ma per lo meno al cuore di coloro che in quella nostalgia per l’"altra Italia” trovano motivi di comunanza, di associazione, di un sentire condiviso

Domande da farsi

-Il socialismo municipale, disprezzato dai marxisti come "socialismo dell'acqua e del gas", fu in realtà glorioso? Patrizia Dogliani

-Rivoluzione o antitrust? Mentre in Europa "si prendeva lo stato" i libertari americani lottavano contro i monopoli.
Pietro Adamo

-La proprietà libera? Proudhon che aveva iniziato denunciandola come furto morirà considerandola condizione di libertà...
Nico Berti

-Perché Gnocchi-Viani, il fondatore delle camere del lavoro, non lo ricorda nessuno?Pino Ferraris

-Perché il vociare di Atene è superiore al silenzio di Sparta?Nadia Urbinati

ricordiamo

Chiaromonte

Caffi

Salvemini
Berneri

Merlino

Gnocchi-Viani






L’eredità etica
La parola socialismo, che a un giovane d’oggi può non dire nulla, di fronte a un futuro del mondo carico di incognite potrà tornare a dire molto, non già come modello di società, quanto come modo per affrontare con altri i problemi, come insieme di diritti e doveri, come esempio. Intervista a Fulvio Papi.
 



Il socialismo municipale
I grandi decenni dal 1870 al 1920, quando i socialisti conquistarono i consigli comunali di tante città europee e, a partire dai municipi, si posero il problema delle riforme, innanzitutto quelle dei servizi. Il circolo virtuoso fra cooperative di lavoratori dei servizi, leghe di consumatori, amministrazioni rosse. L’Europa delle città. La grande rivincita dello Stato accentratore con la Grande guerra. Intervista a Patrizia Dogliani.
      

Il pensiero autoctono
dell'anarchismo americano

La storia degli Stati uniti d’America è un "cataclisma di diversità” rispetto a quella europea. Gli Usa sono il paese che non ha conosciuto monarchie assolute e tirannie imperiali e ove lo stato, per secoli -dalla fondazione, con il mito della frontiera, e fino al New Deal-, è stato più una condizione normativa e "lessicale” che un dato di fatto (…). Questo profondo ethos culturale ha influito anche sullo sviluppo del pensiero anarchico e infatti l’anarchismo americano si differenzia da quello europeo (in generale, e non senza profonde differenze fra un pensatore e l’altro, ancorato a valori socialisti e spesso marxisteggiante) proprio per le sue radici radical-liberali (...).

di Domenico Letizia

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L’epopea della Federterra
Una vulgata comunista che identifica il biennio rosso con il consiliarismo operaio e Livorno come la fine della preistoria del movimento dei lavoratori. Fu un momento straordinario, una vera rivoluzione democratica, guidata dai braccianti e dai mezzadri. Il grande commonwealth socialista, fatto di leghe, cooperative, case del popolo, università popolari. Il disastro del ruralismo fascista.
Intervista a Elio Giovannini.






La morte di Durruti

Claudio Venza insegna Storia della Spagna contemporanea all’Università di Trieste ed è condirettore della rivista "Spagna contemporanea”. È autore di Anarchia e potere nella guerra civile spagnola (1936-1939), Eleuthera 2009.

In una battuta si potrebbe dire che gli anarchici e gli anarcosindacalisti, che numericamente erano maggioritari fra le classi popolari organizzate, sono stati bravi a fare la rivoluzione, ma non sono stati in grado di cambiare il mondo. A questo occorre subito aggiungere, però, che la scelta della rivoluzione fu in larga parte una costrizione dovuta a un evento che i libertari non avevano previsto, cioè il golpe per instaurare in Spagna un regime filo-fascista, o meglio reazionario e nazionalcattolico, che cominciò il 18 luglio 1936 e che gli anarchici, assieme ad altre forze che non erano certo rivoluzionarie, riuscirono a fermare, soprattutto grazie alla grande mobilitazione popolare che furono in grado di suscitare e guidare.A respingere i golpisti, quindi, non furono solo gli anarchici, né furono, d’altra parte, solo i vari partiti antifascisti e quei settori minoritari della Guardia Civil o delle Guardias de Asalto che erano rimasti fedeli alla Repubblica. C’è stata quindi, fin dall’inizio, una sorta di alleanza contro natura: il 19 luglio non è il giorno della rivoluzione anarchica, come invece viene di solito detto, ma il giorno in cui prima di tutto si difende la repubblica democratica e progressista emersa dai risultati elettorali di qualche mese prima.Il problema fondamentale è che il golpe, anche dove fallisce, provoca il collasso delle strutture statali ed è a partire da questo crollo che immediatamente si sono posti dei problemi organizzativi, di sopravvivenza quotidiana.

archivio
No, Rousseau non era un totalitario
Il saggio fondamentale del ‘58 di Isaiah Berlin, che andando a cercare le origini del totalitarismo comunista, arriva a trovarle in Rousseau, ancor prima in Kant e nell’idea di una libertà positiva, prescrittiva; un manicheismo da "guerra fredda” che crede nella proclamazione della verità più che nella sua ricerca; il rischio oggi di vedere un islam monolitico e impermeabile alla libertà; l’idea diversa di Bobbio e il valore del dialogo perché nessuna cultura è monolitica.

Intervista a Nadia Urbinati.

La proprietà libera?

risponde Nico Berti

Il senso della lotta

Come in Piero Gobetti si intrecciarono liberalismo e idea di rivoluzione. Un marxismo valido nel suo materialismo e nell’idea di storia come storia di lotta di classi. Il grande valore democratico del conflitto e della lotta nella società. Intervista a Pietro Polito.

Le due anime

Per Andrea Caffi il socialismo era uguaglianza, libertà, diritti, ma anche felicità; un uomo vissuto tra due secoli e tra tanti paesi, forgiato dalla cultura dell’illuminismo francese, ma anche dal populismo russo, in cui il razionalismo conviveva con la solidarietà per gli umili. Intervista a Nicola Del Corno e Sara Spreafico.

Fai il consigliere comunale

La storia del Bund, il partito che organizzava i lavoratori e la vita quotidiana delle comunità ebraiche polacche e che finì con le deportazioni nei campi di sterminio e con la disperata insurrezione del ghetto di Varsavia; Marek Edelman, bundista, medico, dirigente di Solidarnosc... Intervista a Wlodek Goldkorn.

L'associazione

La figura luminosa di Andrea Costa, uno dei fondatori del socialismo italiano, che non rinnegò mai le sue origini libertarie e che sognava un partito federale, decentrato, pluralista, alleato a radicali e democratici; l’esperienza di Imola, primo comune italiano governato dai socialisti; il welfare municipale. Intervista a Carlo De Maria.

L'individualismo solidale

Una rivista nata dall’idea che la frattura novecentesca fra un pensiero socialista e l’individualismo, abbandonato all’egoismo, fosse sbagliata e sanabile...
Intervista a Ferruccio Andolfi.
Capitalismo e libertà

Libertà e capitalismo sono indissolubili? Ogni idea di cambiamento non può che partire dalle condizioni storiche concrete in cui il massimo di libertà si è realizzata. L’idea di libertà non può che essere negativa, come assenza di coercizione; il pericolo delle libertà positive, sempre prescrittive. La libertà è anche quella di non partecipare. Il grande errore della sinistra di legare libertà a risorse.
Conversazione con Nico Berti.
Ricordiamo Koestler
e gli altri

La vicenda di Arthur Koestler, e di tanti come lui, che dopo aver aderito al comunismo, ne rimasero talmente inorriditi che, pur nel periodo più duro della lotta antinazista, non cedettero al "ricatto antifascista” e lottarono anche contro l’altro totalitarismo. Il Congresso per la libertà della cultura e i soldi della Cia. La tragica debolezza dell’anticomunismo di sinistra.
Intervista a Marcello Flores.
 
Riformismo rivoluzionario

Il tragitto politico e intellettuale di Riccardo Lombardi, dapprima strenuo sostenitore di una politica pianificatrice dall’alto, che presupponeva la conquista della "stanza dei bottoni” e, dopo il fallimento del centrosinistra, fautore di un’"alternativa socialista”, basata su forme, dal basso, di autogestione. L’appoggio decisivo all’elezione di Bettino Craxi, di cui ebbe a pentirsi.
Intervista a Francesco Grassi.

Ma perché
il maoismo?

L’ultrastalinismo del Partito comunista italiano e il fatto che abbia dato un grande contributo alla costruzione della democrazia sono due aspetti veri entrambi. Il fideismo verso l’Urss una vera religione. Il mistero di un movimento antiautoritario, quello del 68, caduto quasi subito nell’ideologia comunista. Nessuna manifestazione per Praga. Una rimozione più che una vera autocritica.
Intervista a Marcello Flores.
Quell'ansia di prendere il potere

La sincerità sconvolgente, per la sinistra innanzitutto, di Pasolini. Se del 68 Chiaromonte rigetta la ricerca dell’appagamento di tutti i desideri, cardine della società dei consumi, Pasolini denuncia l’identificazione con l’aggressore di tanta sinistra giovanile e, al fondo, dello stesso marxismo, che ama il capitalismo e la sua tensione al futuro. Un populismo libertario e il "fondo oscuro dell’esistenza”.
Intervista a Filippo La Porta.
Se Jefferson...

Il modo ambivalente di guardare all’America della sinistra europea dipende dalla storia: quando qua regnava il privilegio là si diceva "una testa un voto”, qua si aspettava sempre la rivoluzione là pensavano di averla già fatta; il deficit terribile di liberalismo della sinistra italiana. Intervista a Pietro Adamo.




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